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I messaggi nascosti nei libri per bambini
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I messaggi nascosti nei libri per bambini

Dietro alle favole che leggevate da piccoli, si nascondono argomenti che solo da adulti si possono pienamente comprendere

28 Feb. 2018

Il cibo era l’argomento principale dei libri che Hephzibah Anderson leggeva da piccola. Una delle sue letture preferite raccontava la storia di un ragazzo che riuscì a salvare l’hamburgheria del quartiere, ritrovando un ingrediente segreto che era andato perduto.

Con il passare degli anni Hephzibah finì per dimenticare il titolo del libro, che rimase solo un bel ricordo d’infanzia. Oggi Hephzibah è una giornalista acclamata, che collabora con la Bbc e con la rivista britannica Prospect.

Fu una vera e propria sorpresa scoprire che l’autore del suo amato libro era proprio la stessa persona che stava intervistando a Edimburgo: Alexander McCall Smith, autore del best-seller The No 1 Ladies’ Detective Agency e di alcuni libri per bambini, tra cui appunto The Perfect Hamburger, il libro che anni prima aveva tenuto tra le mani la giornalista.

Non ci mise molto a capire che il racconto era un ritratto dell’avidità aziendale e della fine che sono destinati a fare tutti i piccoli negozi, sempre più spesso rimpiazzati dalle grandi catene figlie del consumismo e della globalizzazione. Nel rivisitare i libri che si amava sfogliare da bambini, si riescono a notare diversi messaggi nascosti.

La storia del Grinch e il suo odio verso il Natale sono una parabola del consumismo. Quella dell’orsetto Paddington parla del fenomeno dell’immigrazione e gli episodi dell’elefantino Babar non sono altro che uno strumento di propaganda del colonialismo francese.

Anche il viaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie è stato spesso paragonato a un trip derivato dall’uso di droghe. E il Mago di Oz? Una rappresentazione allegorica del dibattito sulle politiche monetarie degli Stati Uniti verso la fine del 19esimo secolo. 

Alison Waller, una professoressa del Centro Nazionale di Ricerca sulla Letteratura Infantile all’Università di Roehampton, nel Regno Unito, ha spiegato che nonostante si tratti spesso di storie semplici, i racconti infantili non sono privi di profondità.

Da bambini non siamo in grado di cogliere i messaggi che si celano dietro alle storie. A quell’età non si hanno ancora le conoscenze e le capacità cognitive per processare questo tipo di messaggi, ma questo non significa che essi non vengano comunque assorbiti dai più piccoli.

Uno studio del 1976 di Bruno Bettelheim, uno psicoanalista americano, ha dimostrato l’importanza terapeutica delle favole nell’educazione dei bambini. Lo psicoanalista utilizzò come metodo per i suoi studi l’analisi neo-freudiana, applicandola ad alcune favole note, quali Cenerentola e Biancaneve.

Dalle sue ipotesi emerse il modo in cui queste narrazioni siano indirizzate all’inconscio con un linguaggio simile a quello dei sogni, aiutando i bambini ad affrontare le loro paure e a processare i loro desideri.

La letteratura per bambini ha quindi qualcosa da offrire anche agli adulti. La pensa allo stesso modo anche il dottor Sheldon Cashdan, un professore di psicologia all’Università del Massachusetts.

Nel suo libro The Witch Must Die: The Hidden Meaning of Fairy Tales, lo psicologo spiega come queste storie siano in grado di aiutare i bambini a individuare la bontà e la cattiveria, intrisa in ogni essere umano. Lo scontro tra il bene e il male è una battaglia che persiste anche durante la vita adulta.

Eppure molti adulti cadono nell’errore di considerare le favole per bambini solo un modo per evadere dalla realtà. Niente di più sbagliato. Quando si rileggono questi libri ci si accorge quanto queste storie siano legate a temi esistenziali della vita dell’essere umano, alle sue paure e alle sue debolezze.

Bettelheim sostiene che spiegare ai bambini queste cose distruggerebbe le loro favole. La magia risiede proprio nel fatto che i bambini non conoscono il motivo per il quale si sentono così attratti da queste storie.

L’articolo originale è stato pubblicato quiTraduzione parziale a cura di Fernanda Pesce Blazquez 

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