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La capitale deserta della Birmania
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La capitale deserta della Birmania

Naypyidaw è stata costruita dieci anni fa, all'improvviso e dal nulla. Ma non ci vive quasi nessuno. Storia delle capitale del Myanmar

10 Set. 2017

C’è una città nel cuore del Myanmar che, se attraversata, farebbe dimenticare a qualsiasi visitatore di trovarsi in uno dei Paesi più poveri del sudest asiatico.

Si estende su una superficie di 4.800 chilometri quadrati, sei volte superiore a quella di New York.

Ai lati delle strade si possono ammirare una serie infinita di edifici imponenti, resort e centri commerciali, così alti da sembrare caduti dal cielo e tutti dipinti di colori pastello, dal rosa pallido al celeste e al beige. Le strade sono nuove di zecca, adornate con sculture floreali e arbusti accuratamente potati.

C’è uno zoo, all’interno del quale è possibile fare un safari o osservare un gruppo di pinguini mantenuti nel loro habitat naturale, grazie alla presenza dell’aria condizionata. A questo si aggiungono almeno quattro campi da golf e una connessione wi-fi veloce e gratuita. L’elettricità, a differenza del resto del Paese, qui è costante e affidabile.

È Naypyidaw, la città segreta costruita nel riserbo più assoluto per volontà del governo birmano e dichiarata capitale del Paese dal 2005. Nella sua perfezione, l’unica cosa che sembrerebbe mancare sono gli abitanti: sebbene si parli ufficialmente di una popolazione pari a un milione di persone, sono in molti a dubitare della veridicità di questi numeri.

La città non solo appare desolata durante le ore notturne, ma anche durante il giorno le ampie autostrade risultano completamente deserte, insieme ai ristoranti e alle lobby degli alberghi. Una delle poche figure che si aggirano all’aperto sono gli addetti alle pulizie, riconoscibili dall’uniforme verde al neon, o i piccoli gruppi di operai, impegnati nella continua costruzione di altri edifici.

I commercianti del luogo hanno paura di rilasciare interviste ai giornalisti. Uno di loro ha raccontato al quotidiano britannico The Guardian che “la città è stata costruita soprattutto per ospitare i palazzi del governo e per essere la sede in cui vengono discussi gli affari istituzionali. La maggior parte della gente qui non è felice. Vive a Naypyidaw solo perché c’è lavoro e si guadagna bene”.

Secondo il quotidiano britannico, i lavori per la realizzazione della nuova capitale ammonterebbero a quattro miliardi di dollari, in un Paese che investe solo lo 0,4 per cento del suo prodotto interno lordo per l’assistenza sanitaria dei cittadini, attualmente la percentuale più bassa al mondo.

Quando nel 2005 Than Shwe, capo della giunta militare di Myanmar fino al 2011, annunciò lo spostamento della capitale dalla vivace città di Yangon alla remota Naypyidaw, dove al tempo giacevano solo risaie e piantagioni di canna da zucchero, scatenò lo sconcerto della comunità internazionale.

Una nota diplomatica del 2005 intitolata On a Road to Nowhere, successivamente diffusa da Wikileaks, definì la scelta del governo birmano come “illogica” e “bizzarra”.

Della desolazione e della posizione infelice della nuova capitale hanno parlato anche i membri della diplomazia statunitense, che hanno notato come le autorità birmane “fingessero gravi problemi di salute o optassero per il pensionamento anticipato, pur di evitare di essere trasferiti nella capitale”.

La costruzione di Naypydaw è stata tenuta così segreta che manca qualsiasi dato ufficiale sulla data di inizio dei lavori. Il governo birmano aveva persino proibito le visite diplomatiche e arrestato due giornalisti, un anno dopo aver aperto la città al pubblico, per aver fotografato i luoghi simbolici della città, tra cui una riproduzione della nota pagoda di Shwedagon.

Le ragioni che spinsero Shwe ad abbandonare la vecchia capitale Yangon sono tuttora ignote: alcuni credono che fosse alla ricerca di un luogo sicuro in caso di un’eventuale rivolta della città, altri ritengono invece che volesse allontanarsi dalle tribù ribelli che l’amministrazione birmana tenta di schiacciare da decenni. Una leggenda locale narra addirittura che il capo della giunta militare stesse agendo su consiglio di un astrologo.

Quest’anno la città di Naypyidaw festeggia il decimo anniversario dalla sua nascita. Tuttavia, l’apparente opulenza che Shwe ha voluto conferirle non può nascondere il fallimento della giunta militare.

Dopo quasi mezzo secolo di regime incontrastato, nel Paese è iniziato un lento processo di democratizzazione che, secondo gli osservatori più attenti, si concluderà con una serie di riforme a favore del popolo birmano.

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