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Guerra e psicosi
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Guerra e psicosi

Dalla violenza in Somalia alla disperazione in Italia

04 Set. 2018

Z. è un ragazzo di 25 anni nato ad Hargeisa, la capitale del controverso stato del Somaliland auto-proclamatosi indipendente dalla Somalia.

Parla una lingua composta da un mix di parole arabe, somale, italiane, inglesi e francesi. Sua mamma viene descritta come una “fool” perché probabilmente è affetta da qualche disturbo neuropsichiatrico.

Dall’età di 10 anni Z. è cresciuto nella violenza e nella guerra. Non riesce a pronunciare correttamente parole semplici quali ospedale, cibo o sigaretta, ma si sente a suo agio nel nominare un kalašnikov o un mitrailleur. Durante l’adolescenza ha consumato quotidianamente la khat, pianta diffusissima nel Corno d’Africa contenente sostanze analoghe alle amfetamine.

A 18 anni circa, insieme ad altri connazionali, è fuggito dalla Somalia per recarsi verso luoghi meno ostili. Ha attraversato il deserto del Sahara ed è arrivato in Libia.

Lì è rimasto per almeno 3 o 4 anni, a tratti recluso in centri di detenzione per profughi. Ha vissuto sulla propria pelle sia gli ultimi anni del regime di Gheddafi, sia la guerra civile.

Dalla Libia è riuscito a partire con un’imbarcazione di fortuna alla volta dell’Italia. È arrivato a Lampedusa e poi a Roma, dove però non ha trovato nessun tipo di accoglienza.

Insieme ad altri profughi, ha partecipato all’occupazione dell’ex ambasciata somala a Roma di via dei Villini, dove ha vissuto nella sporcizia e nel degrado.

Nel 2011 l’ex ambasciata è stata sgomberata e Z. si è ritrovato per strada: ha cominciato a vivere di espedienti dormendo di notte alla stazione Termini.

Da solo in un Paese straniero, è stato abbandonato da una delle cose più preziose che gli era rimasta: la salute.

Z. è andato incontro a uno scompenso psicotico: deliri, allucinazioni, confusione mentale, comportamento disorganizzato, uniti a incubi e flashback dei momenti di sofferenza vissuti.

La sua condizione è peggiorata nel tempo fino a quando i carabinieri lo hanno portano all’ospedale. Ingiustizia sociale e malattia mentale si sono incontrate in un ragazzo disperato.

@savebers 

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