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Una stazione di polizia per le donne in Pakistan

Sono 19 in tutto il Paese: qui le donne si sentono a loro agio nel denunciare crimini

Immagine di copertina

Nei pressi della parte antica di Lahore, in Pakistan, su un viale trafficato da camion, motociclette e risciò, si trova l’unica stazione di polizia che ha una sezione solo ed esclusivamente dedicata alle donne.

Di fatto questa struttura è l’unica in tutta la città a occuparsi di casi in cui sono coinvolte delle donne. La struttura serve un bacino di persone che costituisce il 51 per cento della popolazione della città, vale a dire, più di 5 milioni di persone.

Ciò non significa però che tutte le altre stazioni di polizia si occupino solamente di casi in cui sono coinvolti uomini, è soltanto che per la reputazione che la polizia ha in Pakistan, difficilmente una donna si avvicina a una di queste.

Per risolvere il problema e creare un ambiente più accogliente anche per il sesso femminile, a partire dal 1994, il governo pakistano ha dato vita a un programma per la creazione di stazioni di polizia per sole donne. A oggi ce ne sono diciannove in tutto il Pakistan.

Fehmida Yasmin, neo-promossa soprintendente della polizia afferma: “In Pakistan è molto difficile per una donna relazionarsi con gli uomini, quindi è fondamentale creare un ambiente confortevole, con all’interno delle donne che ci lavorano. Io stessa, a volte, non mi sento completamente a mio agio in certe situazioni; la presenza di una donna nel posto di lavoro mi rende tutto molto più facile”.

Fehmeda Yasmin è l’attuale capo di polizia del dipartimento femminile di Lahore ed è anche colei che è stata incaricata di migliorare i servizi offerti da questo dipartimento.

Uno dei suoi assistenti, l’agente Sajjadur Rehman, ha snocciolato alcuni dati sulle prestazioni del dipartimento e afferma che dall’inizio dell’anno 2013 al primo di agosto 2013, si sono occupati di circa 260 casi – una media di quasi uno al giorno.

Trenta casi sono stati mandati in corte penale; a 65 è stato raccomandato di andare in corte civile e per altri 30 casi sono ancora in corso le indagini. I restanti 120 sono stati invece risolti all’interno della stazione di polizia cercando via alternative di pacificazione tra le parti.

Ed è proprio qui che questo dipartimento di polizia mostra la sua unicità; non è solamente l’unico a maggioranza femminile, ma è anche uno dei pochi che ha come obiettivo principale quello di creare un’immagine della polizia che si differenzia dallo stereotipo oramai diffuso di un’istituzione brutale che abusa dei suoi poteri istituzionali.

La signora Fehmeda commenta a riguardo: “Una delle mie missioni principali è quella di insegnare alle persone che lavorano in questa stazione che la polizia è un corpo di stato e che noi dobbiamo servire il cittadino. Il nostro lavoro è quello di proteggere le persone e non spaventarle. Proprio per questa ragione le donne in un corpo di polizia hanno una forza mitigatrice e di fatto questo porta i suoi vantaggi”.

“La pratica diffusa nelle altre stazioni di polizia è quella di trattare coloro che sono accusati di qualche crimine come se fossero dei criminali incalliti e senza speranza. Sembra assurdo, ma è molto importante ricordare ai poliziotti che non è detto che coloro che sono accusati di qualche crimine siano veramente i colpevoli.”

“Un po’ di tempo fa, si è verificato un caso di una persona che ha cercato di suicidarsi saltando dal nostro piano a causa delle pressioni subite da alcuni dei nostri poliziotti uomini”.

“Questa stazione di polizia non è come la maggior parte delle persone se la possono aspettare, piena di donne vestite in tuta anti sommossa pronte a partire per la prima missione a bordo di una jeep blindata, ma è semplicemente un posto di accoglienza per tutti quei casi in cui le donne sono o le vittime o le criminali. È un laboratorio per l’emancipazione femminile”.

Fehmeda continua: “La maggior parte delle nostre impiegate fa parte della sezione investigativa nella quale ci si accerta in che modo sia possibile risolvere un caso, e in particolar modo ci accertiamo che i diritti delle donne siano rispettati indipendentemente da che siano colpevoli o innocenti”.

“Il mio piano è quello di trasformare questo posto in una stazione di polizia moderna, che possa essere presa d’esempio per l’efficienza e la professionalità. Per fare questo non basta solamente rivoluzionare questa struttura, ma l’intero sistema e avvicinare la polizia alle persone e le persone alla polizia”.

“Ho in programma di iniziare una campagna di sensibilizzazione del pubblico e di riuscire a fare in modo che le donne si possano sentire molto più libere di parlare dei loro problemi con noi ufficiali di polizia”.

Proprio per questa ragione, il dipartimento dello sviluppo per le donne del governo del Punjab (Women Development Department) ha dato inizio a una serie di operazioni che puntano alla ristrutturazione del sistema amministrativo e operativo della polizia in tutta la regione. L’obiettivo principale è stata la creazione di postazioni con poliziotte donne nella maggiori stazioni di polizia del Punjab, alle quali le donne si possano rivolgere senza sentirsi intimidite dalla presenza di poliziotti di sesso maschile.

Irum Bukhari, segretaria del dipartimento dello sviluppo delle donne del governo del Punjab, ha affermato quando interrogata in merito alla questione.

“La creazione di stazioni di polizia o di punti sparsi per tutta la città alle quali le donne si possono rivolgere per qualsiasi problema è solamente un primo passo per un obiettivo molto più ambizioso”.

“Noi riteniamo che questo sia solamente un modo per isolare maggiormente le donne. Quello che noi invece vogliamo fare è dare inizio a dei programmi per istruire ufficiali e impiegati e creare delle stazioni di polizia neutrali all’interno delle quali sia uomini che donne possano tranquillamente usufruire dei servizi di polizia”.

La situazione all’interno del dipartimento di polizia femminile è abbastanza rilassata. Ci sono un paio di poliziotte in divisa che si stanno riposando, al caldo delle due del pomeriggio, distese su un charpai, e altre in abiti civili che stanno leggendo il Corano.

Tutto questo contrasta fortemente con le affermazioni fatte dall’assistente di Fehmeda Yasmin, secondo la quale la stazione amministra più di quaranta nuovi casi al mese, con tutta la relativa burocrazia ed eventuali investigazioni, sovraccaricando il personale di lavoro.

Una delle poche persone che sembra essere impegnata in qualche tipo di compito amministrativo è Saima Abbas. “Sono contenta di lavorare qua! È sempre stato un mio sogno. Una volta guardavo la telenovela Pass-e-Aaina (Oltre lo Specchio) e sono rimasta profondamente impressionata da un personaggio che faceva proprio la poliziotta. Da quel momento ho deciso di diventare come lei e sono andata all’accademia”.

Continua: “Ho lavorato in altre stazioni di polizia, ma mi occupavo solamente di pattugliare le strade. Non c’era alcun contatto con le persone. Qui invece è molto diverso. Sento che sto facendo un lavoro utile per la società. Infatti mi occupo di seguire i nuovi casi e cerco di risolvere i problemi delle donne che vengono qui”.

In un altro ufficio, sotto un ritratto di Muhammad Ali Jinnah, padre fondatore del Pakistan, siede Azra Khalid sotto-ispettore in carica di supervisionare il dipartimento investigativo.

Con uno sguardo autoritario, seduta di fianco a una sedia da ufficio avvolta nella plastica e coperta di polvere, dice: “Ci sono grandi problemi amministrativi in questa stazione di polizia. La maggior parte delle persone che vengono qua sono completamente analfabete e pensano di poter portare in tribunale chiunque senza nemmeno una prova tangibile. È un lavoro molto difficile che richiede grande precisione e molta pazienza”.

Questa stazione di polizia è uno dei tanti baluardi dell’integrazione femminile in Pakistan che il governo sta cercando di finanziare in previsione di ampliamenti e implementazione di nuovi servizi. Nonostante tutto, soffre ancora di tutti quei problemi strutturali che di fatto impediscono il suo buon funzionamento.

Un esempio su tutti, nessuno è riuscito a fornire informazioni su dove fossero la maggior parte delle impiegate della stazione di polizia e gli uffici sono rimasti vuoti per la maggior parte della giornata. L’unica preoccupazione “seria” della neo-promossa soprintendente della polizia era quella di apparire bella nella foto, mentre chiedeva alla sua assistente, con fare mascolino e autoritario, di andare a prenderle un rossetto migliore e guardava diritta nell’obiettivo con il suo sorriso migliore.

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