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Il naufragio al largo delle coste libiche è stato causato da una collisione

Secondo le testimonianze ascoltate dalla procura di Catania, il naufragio sarebbe stato causato da una collisione con una nave mercantile

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Aggiornamento: Secondo il racconto di un superstite minorenne del naufragio avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 aprile, il comandante beveva vino, era ubriaco e sotto l’effetto di hashish mentre guidava il barcone pieno di migranti.

La procura di Catania, dopo aver ascoltato le testimonianze dei 28 superstiti, ha affermato che il naufragio dell’imbarcazione carica di migranti avvenuto al largo della Libia nella notte tra il 18 e 19 aprile, è stato causato da una manovra errata dello scafista, il 27enne tunisino Mohammed Ali Malek.

Questi ha provocato la collisione tra il peschereccio e la nave mercantile portoghese che si era avvicinata per prestare soccorso, causando la morte di almeno 800 migranti.

Attraverso un comunicato, la procura di Catania ha sostenuto che lo scontro è stato causato dalle manovre “errate compiute dal comandante del peschereccio, che nel tentativo di abbordare il mercantile, ha portato il peschereccio a collidere con la nave più grande, e dal sovraffollamento del natante, che è stato sbilanciato dalle manovre errate e dagli spostamenti dei migranti a bordo. La nave si è perciò capovolta”.

Non è emersa invece alcuna responsabilità da parte del mercantile, come chiarito dalla procura nello stesso comunicato: “Nessuna responsabilità può profilarsi, sulla base di quanto emerso, a carico del personale della mercantile che ha doverosamente prestato soccorso e che non ha contributo in alcun modo all’evento fatale”.

Ancora non esistono stime precise sul numero di persone morte nella tragedia, stimate come almeno 800 ma che potrebbero essere anche 950, secondo la polizia italiana. Il comandante tunisino dell’imbarcazione, Mohammed Ali Malek, è stato preso in custodia dalle autorità italiane con l’accusa di omicidio plurimo insieme a un secondo scafista, il 25enne siriano Mahmud Bikhit, accusato dello stesso reato.