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La giornata mondiale del disturbo bipolare

Strength for Today, Hope for Tomorrow

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Oggi si celebra in tutto il mondo il World Bipolar Day, giornata promossa dall’International Society for Bipolar Disorders per sensibilizzare la società civile sul tema del Disturbo Bipolare.

Il Disturbo Bipolare nelle sue diverse manifestazioni – i cosiddetti “disturbi dello spettro bipolare” – è caratterizzato da un’alterazione dell’umore in cui fasi di depressione si alternano a fasi di eccitamento maniacale.

Il disturbo è diffuso, grave e invalidante. È tuttavia curabile e, se curato, non pregiudica le possibilità per chi ne è affetto di raggiungere i propri obiettivi sociali, relazionali e professionali.

Da un punto di vista storico, è impossibile non rimanere colpiti dai tratti brillanti, creativi e talvolta geniali di molte persone che sono state affette da questa malattia: poeti come Lord Byron e Alda Merini, scrittori come Ernest Hemingway e Virginia Woolf, uomini politici come Napoleone Bonaparte e Francesco Cossiga, musicisti come Rossini, Mahler e Cobain, pittori come Michelangelo, Caravaggio e Van Gogh.

Ad esempio, nella postfazione al libro “Lunatica. Storia di una mente bipolare” di Alessandra Arachi lo psichiatra Athanasios Koukopoulos ha scritto in proposito: “Durante la Seconda guerra mondiale, non solo Churchill era bipolare, ma ci sono buone ragioni per pensare che anche Mussolini, Hitler e Stalin lo fossero. Franklin Delano Roosevelt era un grande ipertimico, così come suo zio Theodore. Durante quell’immane conflitto, l’umanità è stata nelle mani di cinque capi di Stato più o meno bipolari”.

È piuttosto diffusa l’idea che esista un legame tra Disturbo Bipolare e genialità o creatività. Tale idea sembrerebbe essere supportata, oltre che dalle biografie dei personaggi storici menzionati, da alcuni studi clinici.

È vero, tuttavia, che l’esistenza di tale legame deve ancora essere dimostrata in maniera definitiva in quanto finora è emersa più da osservazioni di casi singoli che da ampi studi epidemiologici.

È anche vero, inoltre, che laddove il legame Disturbo Bipolare–creatività esistesse realmente, questo coinvolgerebbe solo una piccola percentuale dei pazienti, e specialmente quei pazienti in cui la malattia si manifesta nella sua forma più lieve e che sarebbero comunque stati dotati di un qualche talento individuale (per una revisione critica sull’argomento vedere l’articolo di Greg Murray e Sheri Johnson pubblicato nel 2010 sul giornale “Clinical Psychological Review”).

Nella maggioranza dei casi, infatti, le persone affette da Disturbo Bipolare che non si sottopongono a cure adeguate possono andare incontro a un processo esattamente opposto: piuttosto che alimentare possibili forme di creatività o genialità, depressione e mania possono diventare nel tempo pervasive e debilitanti portando a una graduale riduzione delle abilità creative, cognitive o sociali, nonché ad altissimi livelli di sofferenza soggettiva.

Da un punto di vista storico, quindi, è lecito provare a ridimensionare l’idea per cui la genialità di alcuni artisti fosse dovuta alla loro “follia”.

In altri termini, è possibile pensare che artisti con gravi forme di Disturbo Bipolare come Vincent Van Gogh, Ernest Hemingway o Kurt Cobain non siano stati geniali in quanto bipolari, bensì lo siano stati nonostante il loro essere bipolari.

La produzione artistica di Van Gogh, Hemingway o Cobain è stata di certo influenzata dal loro stato psichiatrico. Tuttavia, è ragionevole credere che, se i tre artisti avessero avuto modo di essere curati e assistiti in maniera adeguata, la loro produzione artistica sarebbe potuta essere ancora migliore e ancora maggiore.

E la loro vita, forse, non sarebbe prematuramente culminata in un suicidio.

@savebers