Me

La speranza di Atene

Nei giorni successivi all'elezione del nuovo governo guidato da Tsipras, ad Atene si respira un'aria diversa

Immagine di copertina

A pochi giorni dalla vittoria di Syriza, ad Atene si discute di Troika, Grexit, sanzioni europee, Russia. Tsipras e i suoi ministri viaggiano e incontrano i vertici europei, studiano i primi passi per iniziare l’operato che deve salvare la Grecia.

Nel frattempo la gente di Atene guarda, festeggia, protesta, riflette, fa previsioni. Manifestanti, studenti, giovani, dipendenti pubblici e parlamentari in libertà vigilata, tutti in attesa di capire se le promesse verranno mantenute. Sospesi tra lo scetticismo, le frustrazioni e la speranza dell’uscita dalla crisi.

Niente più transenne. Da anni il parlamento era recintato, protetto contro le pressioni di manifestazioni e proteste, i veicoli della polizia appostati. Dopo appena due giorni dalla vittoria di Tsipras, la piazza è sgombra e sembra tirare tutt’altra aria.

Striscioni, la faccia del Che, volantini con un guanto rosso in primo piano, a simboleggiare la vittoria: dall’altro lato di piazza Syntagma, all’ingresso del ministero delle Finanze, la “protesta seduta” delle donne delle pulizie prosegue da 275 giorni. Un anno e mezzo fa furono licenziati 25mila dipendenti pubblici, tra cui 595 donne delle pulizie, una delle misure imposte dalla Troika.

Hanno pianto pianti di gioia quando hanno saputo dal ministro Katrougkalos che nel giro di una settimana verranno riassunte e non si sposteranno dal loro campo finché l’assunzione non sarà ufficiale. Le tende da campeggio sotto al portico, una fila di sedie e qualche tavolino, posaceneri pieni, le signore che si danno il turno per portare avanti la protesta vengono da tutta la Grecia, da Salonicco, da Tripoli.

Dimitra, sulla cinquantina, di Volos, ha due figli e racconta di essere stata riassunta un mese e mezzo fa, ma non abbandonerà le colleghe finché tutte ricominceranno a lavorare.

Ne sono sicure, “Syriza ci ha sostenute fin dal primo momento, e la promessa sarà mantenuta”. Chiacchierano, fumano bevendo caffè, lavorano a maglia, attendono. Sui loro volti un po’ più distesi si legge la speranza di essere finalmente ascoltate, di tornare al lavoro.

Tira un vento forte ad Atene. La polvere rossa del Sahara si posa sulle auto, il cielo sembra di latte. Piazza Omonia inizia a riempirsi già alle 18, sta per partire un corteo antifascista, in risposta a una manifestazione di Alba Dorata che inizierà tra qualche ora. La folla è in fibrillazione, circa 6mila i partecipanti. Qualche passamontagna, qualcuno ha delle pietre nella borsa.

Questo tipo di cortei da anni sfocia spesso nella violenza, ma oggi, lungo via Paneptistimio, della polizia neanche l’ombra. Cori e slogan, fino ad arrivare al Parlamento, dove il corteo si ferma: i cluva – i veicoli della polizia – sbarrano la strada verso il raduno dell’Alba Dorata, a pochi passi da Syntagma. Dall’altra parte un mare di bandiere greche sventolano al ritmo di musica metal e la polizia vieta le fotografie.

Da oggi nessuna pistola, niente scudi, caschi, divise anti sommossa: queste sono le direttive del nuovo governo, questa è la prima protesta dopo le elezioni, e la prima che si chiude in maniera totalmente pacifica, da anni.

Un poliziotto avverte gli antifascisti che non reagiranno agli attacchi, e alla fine gli attacchi non ci saranno. Qualcuno scrive qualche slogan sui cluva, strappa gli stemmi della polizia dai veicoli. Dopo una sosta di un’ora lì davanti, il corteo prosegue verso Propylea per poi sciogliersi.

Il partito dell’Alba Dorata è il terzo in parlamento, e la maggior parte dei suoi esponenti è tutt’ora in carcere o agli arresti domiciliari, accusati di aver costituito un’organizzazione criminale.

Konstantinos Barbarousis, capelli lunghi, giacca di pelle e stivali a punta, e Nikos Michos, alto, massiccio, mani e braccia tatuate, siedono nel loro ufficio, all’interno del parlamento. Con l’aiuto di un’interprete spiegano: “La nostra linea rimane sempre la stessa. Niente è cambiato. Non ci siamo affidati ai media per la nostra campagna elettorale, abbiamo fatto leva sui contatti con le persone, e i nostri sostenitori non credono alle accuse mosse contro di noi”.

Il deputato Michos è stato arrestato pubblicamente per venire umiliato di fronte all’elettorato, dice. “Se i programmi di Syriza sono in linea con le nostre opinioni, non saremo certo qui a bloccare qualsiasi proposta, ma appoggeremo il suo operato. Ad esempio già ci troviamo d’accordo con la questione russa”, riferendosi alla volontà di Tsipras di non applicare le sanzioni europee alla Russia di Putin.

Il problema più urgente, secondo Alba Dorata, sono gli immigrati clandestini: “La Grecia è la prima porta verso l’Europa, tutti gli immigrati passano qui, e sono costretti a rimanerci. Non sono assicurati, e il loro peso grava sul sistema sanitario a discapito dei cittadini; portano eroina e armi illegali. Abbiamo l’esempio di ciò che recentemente è successo in Francia, potrebbe succedere presto che altre teste europee, considerate infedeli, vengano fatte saltare. L’unica soluzione è il controllo armato dei confini. Per quanto riguarda il debito greco, noi non crediamo che l’ammontare dichiarato sia reale”.

La rabbia, la frustrazione e lo sfinimento dopo anni di crisi ha portato una buona parte dei greci ad affidare il voto a un partito di estrema destra che si dichiara semplicemente nazionalista. È la stessa rabbia che ha portato la maggioranza a eleggere l’estrema sinistra di Tsipras, nonostante la coalizione con i Greci Indipendenti (An. El.), partito di centro-destra.

La rabbia si sente ancora, nei cortei e negli scioperi, sui muri coperti di graffiti e di slogan. Si sente nella musica post punk che capita di sentir uscire da qualche angusto appartamento sfitto, dove l’anima underground, una generazione di giovani cresciuti nel benessere e ora senza futuro, si sfoga a volume esagerato.

Negli atri delle università c’è il via vai degli studenti: è periodo di esami. Ogni partito o gruppo politico è rappresentato da un apposito desk del partito studentesco.

Tarasios, 23 anni, studia matematica e fisica. “È difficile dire qualsiasi cosa, per ora: siamo ottimisti perché vediamo un diverso modo di affrontare i problemi rispetto a come sono stati affrontati negli ultimi anni. Ci piace il nuovo ministro delle finanze, Varoufakis, perché sembra l’unico che voglia dare voce al popolo greco e che non vuole negoziare con la Troika. Hanno delle buone idee, ma non sono sicuro che saranno in grado di metterle in pratica”.

Per quanto riguarda le università, da due anni una legge prevede che gli studenti che impiegano più di sette o otto anni – a seconda delle facoltà – a conseguire la laurea vengano espulsi. Ma “Syriza cancellerà questa legge, ed è una grande cosa, perché gli studi si affronteranno con tutt’altra attitudine”, spiega Tarasios.

Chris, Katerina, e Christina, 19 anni, studiano matematica in biblioteca. Si aspettano che il nuovo governo assegnerà più fondi all’università, sono molto entusiasti dei risultati delle elezioni, e sentono che sta avvenendo un grande cambiamento.

“Sentiamo la vicinanza di tutti gli stati dell’Europa meridionale, la Spagna, l’Italia, e anche la Francia non tarderà a seguirci. La Germania ha passato gli ultimi anni a trattare la gente come numeri, solo per rinforzare le banche, e non vogliamo più che interferisca. Alla gente non importa più niente delle banche, quando non ha più soldi, lavoro, cibo”.

Maria e Agnes chiacchierano con i colleghi. Agnes racconta di conoscere molte persone che votano per Alba Dorata, “e non riesco a spiegarmi come sia possibile, perché nonostante tutto sono persone intelligenti”.

Maria non crede che Syriza riuscirà a mantenere tutte le promesse, ma pensa che ci sarà comunque un cambiamento. Anche se la  coalizione con i Greci Indipendenti disorienta, spegne gli entusiasmi.

Le idee di Syriza, negli ultimi dieci anni, si sono spostate molto verso il centro, ed è ancora troppo presto per capire cosa potrà succedere. “Ancora non si sa se la Grecia rimarrà o no nell’Eurozona”, dice Agnes.

Non si sa, e si vocifera che ci sia la possibilità di un referendum sul Grexit, verso la fine di febbraio.

Petros Varoulis, quarant’anni, è un attivista che, tre anni fa, ha iniziato una campagna di sensibilizzazione dei cittadini sulla democrazia diretta e sul referendum, traducendo libri. “La maggioranza non conosce questa possibilità, proprio in Grecia, dove la democrazia è nata”, esclama. Siede in una piccola libreria di piazza Irini, sullo sfondo ritratti di Karl Marx e Bertolt Brecht.

“Ho letto sulla stampa estera che Syriza è visto come un partito di estrema sinistra, ma in realtà negli ultimi anni l’asse politico si è inclinato, facendo scivolare tutto ciò che era a sinistra verso il centro”, spiega Petros. “Mi piace pensare che quello che sta succedendo in Grecia possa essere un catalizzatore per il resto dell’Europa e che la Germania ci dia la possibilità di essere più autonomi”.

È passata poco più di una settimana, e per ora il grande cambiamento si sente nel morale, nelle aspettative: non c’era più speranza, adesso sembra stia tornando. La sera i locali di Atene sono pieni, nonostante la crisi, può succedere di sentire nell’aria la coda di qualche festeggiamento che non si spegne, note di rebetiko, musica di ribelli e partigiani, brindisi a tutto ciò che sta per arrivare.