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Rome and You

L'opinione di Stefano Mentana

Immagine di copertina

Quando uno straniero mi chiede di dove sono, io gli rispondo: “Roma”. Non lo dico in inglese, perché questa parola esiste dal 753 a.C.

Che io ricordi, non è mai successo che qualcuno non mi abbia capito.

Il solo fatto che questo nome sia rimasto lo stesso nei millenni e sia stato associato a intere pagine di arte, di storia e di progresso, lo rende uno dei marchi più vincenti che ci possano essere.

È proprio questo a rendere non solo di basso profilo ma anche profondamente sbagliata la scelta fatta dall’amministrazione di Roma di lanciare un logo relazionale – per intenderci: un simbolo da associare all’offerta turistica, culturale e ricreativa – della città che contiene la scritta Rome & You (il logo in fondo alla pagina).

Come scritto oggi su la Repubblica da Francesco Merlo, Roma è un nome che racchiude di per sè tutto, senza necessità di aggiungere altro.

Per la stessa ragione, alterare, storpiare, o anche semplicemente tradurre un nome così forte ed evocativo, lo sminuisce nel modo più assoluto.

E trasforma un marchio fortissimo in uno estremamente debole, che quasi sembra scimmiottare il popolare I love NY, il brand di New York famoso in tutto il mondo.

Come potrà Roma affrontare le nuove sfide che la attendono sul campo del prestigio internazionale, compresa una candidatura a ospitare le Olimpiadi del 2024, se vuole rinunciare anche alla forza del proprio nome?