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La Grecia al voto, senza giri di parole

Quasi 10 milioni di greci attesi alle urne. Uno su cinque ha oltre 70 anni. Il partito di sinistra radicale Syriza in vantaggio

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A cinque anni dall’inizio della crisi economica che ha portato la Grecia sul lastrico, domenica 25 gennaio quasi 10 milioni di greci sono attesi alle urne per eleggere un nuovo governo e rinnovare il Parlamento che eleggerà un nuovo presidente della Repubblica.

Su un totale di 9,8 milioni di cittadini chiamati al voto, quasi uno su cinque ha più di 70 anni (2 milioni circa).

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I seggi aprono domenica 25 gennaio alle 7 di mattina e si chiuderanno alle 19 ora locale (le 18 in Italia). Secondo gli ultimi sondaggi, Alexis Tsipras – leader del partito di sinistra radicale Syriza – è in vantaggio.

In caso di vittoria, Tsipras ha promesso cambiamenti radicali per la Grecia e il rifiuto dei tagli alla spesa pubblica imposti dalla cosiddetta Troika (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale).

La diretta delle elezioni in Grecia (qui)

Nonostante l’uscita dall’euro sia una possibilità remota, il risultato elettorale potrebbe destabilizzare i mercati. Si tratta dunque di una giornata storica, che avrà conseguenze importanti non solo per la Grecia ma anche per il resto dell’Europa.

Perché si stanno tenendo le elezioni?

Le elezioni sono state convocate lo scorso dicembre, quando il Parlamento non è riuscito a eleggere il nuovo presidente della Repubblica.

Le elezioni greche: spiegate con un video (qui)

Nelle tre votazioni precedenti – avvenute il 17, 23 e 29 dicembre, Stavros Dimas – il candidato che è stato proposto dal premier uscente e leader del partito liberalconservatore Nuova Democrazia Antonis Samaras – non è infatti riuscito a ottenere l’appoggio della maggioranza dei parlamentari.

Secondo la Costituzione greca, il Parlamento può votare tre volte per nominare il presidente. Se non si raggiunge la maggioranza necessaria, il Parlamento viene sciolto ed entro un mese è necessario convocare elezioni nazionali anticipate.

Dall’inizio della crisi, 200mila greci sono emigrati all’estero. Oggi non potranno votare, perché il sistema elettorale greco non prevede il voto via posta. Usando l’hashtag #cannotvote (io non posso votare), hanno lanciato la loro protesta sui social media.

Da sapere sulla Grecia

La Grecia ha 11 milioni di abitanti. La maggioranza (circa il 90 per cento) sono greci e gli stranieri residenti nel Paese provengono soprattutto da Turchia, Albania, Romania e Bulgaria. Il 98 per cento dei greci sono cristiani ortodossi.

Cose essenziali da sapere sulla crisi economica greca, in numeri

Disoccupazione: è al 25 per cento, ovvero circa 1,3 milioni di persone senza lavoro. La maggior parte dei disoccupati non riceve alcun sussidio statale. Disoccupazione giovanile (fascia d’età 25-35 anni): 50 per cento.

Salario mensile: in media 600 euro (una riduzione del 38 per cento rispetto al 2009). Pensioni: sono state ridotte del 45 per cento dall’inizio della crisi dell’eurozona.

(Nella foto qui sotto: un euro e la dracma, la valuta greca prima che la Grecia adottasse l’euro. Reuters/Murad Sezer)

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Povertà: il 18 per cento degli abitanti non riesce a soddisfare i propri bisogni alimentari e il 32 per cento vive al di sotto della soglia della povertà. Salute pubblica: il 33 per cento della popolazione è senza assicurazione sanitaria.

Il prodotto interno lordo (Pil) si è ridotto del 25 per cento dall’inizio della crisi dell’eurozona. Il debito del Paese corrisponde al 175 per cento del suo Pil.

Come funzionano le elezioni in Grecia?

Il Parlamento greco è composto da 300 parlamentari e una sola camera. Il partito che ottiene il maggior numero di voti riceve un bonus di 50 seggi, ma ha bisogno di almeno 151 seggi per formare una maggioranza (circa il 40.5 per cento dei voti). Il sistema prevede una soglia di sbarramento del 3 per cento.

Se il partito vincitore non ottiene la maggioranza, avrà tre giorni di tempo per formare una coalizione. Se fallisce, l’opportunità di creare una coalizione verrà data al secondo partito e successivamente al terzo. Se nessuno riesce a trovare un accordo, si torna alle urne.

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Il 25 gennaio 9.808.760 (9,8 milioni) di greci voteranno per un nuovo parlamento. Tutti i cittadini al di sopra dei 18 anni possono votare, ma non è previsto il voto a distanza per i residenti all’estero. I seggi aprono il 25 gennaio alle 7 di mattina e si chiuderanno alle 19 ora locale (le 18 in Italia).

Quali sono i principali partiti?

1. Syriza (Coalizione della sinistra radicale)

Syriza nasce nel 2004 e raggruppa diversi partiti di sinistra. È guidato dal quarantenne Alexis Tsipras, diventato leader dell’opposizione e delle proteste anti-austerity durante la crisi finanziaria del 2010.

Syriza ha guadagnato il sostegno non solo dei giovani della sinistra radicale, ma anche della classe media e dei piccoli imprenditori delusi dalle riforme del governo conservatore di Samaras.

Alle ultime elezioni europee nel maggio 2014, Syriza ha ottenuto oltre il 26 per cento dei voti. Secondo gli ultimi sondaggi, potrebbe raggiungere il 35 per cento in queste elezioni.

Il leader di Syriza, Alexis Tsipras, vuole rinegoziare i termini dell’accordo con la Troika e chiedere la cancellazione di una parte del debito nazionale greco.

All’interno di Syriza, la possibilità dell’uscita dall’eurozona è vista con favore da alcuni, ma Tsipras ha più volte confermato il suo sostegno per la moneta unica.

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In caso di vittoria, Tsipras ha promesso la fine dei tagli alla spesa pubblica, nuovi investimenti e un programma di aiuti per le persone più svantaggiate, come elettricità gratuita per chi non è in grado di pagare le bollette, buoni pasto nelle scuole, un aumento del salario minimo e affitti agevolati per i senzatetto.

2. Nea Demokratia

Il principale rivale di Tsipras è Antonis Samaras, primo ministro uscente e leader del partito conservatore Nea Demokratia. Al governo dal 2012, Samaras ha guidato un governo di coalizione che ha accettato un programma di pesanti tagli alla spesa pubblica per assicurarsi i fondi dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale.

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Durante la campagna elettorale, Samaras ha cercato di evidenziare i primi segni di ripresa economica della Grecia e ha messo in guardia i cittadini dai rischi del cambio radicale proposto da Tsipras. Secondo il centro-destra, rifiutare le condizioni imposte dalla Troika potrebbe portare il Paese alla bancarotta e all’uscita dall’euro.

3. To Potami (Il fiume)

Guidato dall’ex-giornalista Stavros Theodorakis, To Potami è un partito di centro che ha attirato elettori sia di destra che di sinistra. Negli ultimi sondaggi è al terzo posto, con il 6,5 per cento dei voti.

Il suo leader è un fervente europeista e ha detto di essere pronto a entrare in colazione con un altro partito, a patto che venga lanciata una campagna anti-corruzione e si resti nell’eurozona.

Nonostante abbia ammesso che le politiche dell’austerity siano onerose per la Grecia, Theodorakis si è detto disposto ad accettare ulteriori tagli per garantire al Paese gli aiuti promessi dalla Troika.

4. Alba Dorata

Partito populista di estrema destra, è guidato dal 57enne Nikos Mihaloliakos. Negli ultimi anni il movimento ha riscosso sempre più popolarità e i sondaggi lo danno al 6 per cento per queste elezioni.

D’ispirazione neo-nazista, il programma di Alba Dorata si basa su una retorica nazionalista, anti-immigrazione e anti-euro.

La maggior parte dei suoi membri continuano la campagna elettorale dal carcere, dove si trovano in attesa di processo per l’omicidio di un musicista anti-razzista, assassinato nel settembre 2013.

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5. Pasok (Movimento Socialista Panellenico)

Dopo aver dominato la scena politica ellenica per oltre 40 anni, il partito d’ispirazione socialista Pasok è ormai in netta minoranza. Gli ultimi sondaggi lo danno al 4 per cento, ma potrebbe entrare in una coalizione sia con Syriza sia con Nea Demokratia.

Pasok ha perso la maggior parte dei suoi elettori durante la crisi, quando è stato accusato di aver portato il Paese sul baratro e di averlo tradito accettando il patto con la Troika. Dopo le dimissioni dell’ex-premier George Papandreou, la guida di Pasok è stata assunta da Evangelos Venizelos, attuale vice-premier e ministro degli Esteri.

6. KKE (Partito Comunista)

Guidato da Dimitris Koutsoubas, il KKE è un partito pro-sovietico, anti-capitalista e fortemente ancorato alla propaganda comunista del passato. Si oppone sia alla Nato che all’Unione Europea. Chiede l’uscita della Grecia dall’Ue e ha negato la possibilità di una coalizione con Syriza.

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7. Indipendenti Greci

Guidati da Panos Kamenos, gli Indipendenti Greci sono un movimento populista di destra. Nonostante siano politicamente lontanissimi da Syriza, potrebbero entrare in una coalizione perché condividono con il partito di Tsipras il programma anti-austerity. I sondaggi danno gli Indipendenti Greci al 3 per cento.

8. Movimento dei Socialisti Democratici

È stato fondato, ed è tuttora guidato, da George Papandreou, l’ex-premier che firmò il primo piano di salvataggio con la Troika. Papandreaou si è allontanato dal partito Pasok, fondato da suo padre negli anni Ottanta, alcuni mesi fa. Se domenica non supera la soglia del 3 per cento, il suo partito rischia di non entrare nel nuovo Parlamento.

(Nella foto qui sotto: una bambina dentro i seggi elettorali, il 4 ottobre 2009. Reuters/Kostas Tsironis)

Qual è la posta in gioco?

Il nuovo governo dovrà decidere se accettare o meno le misure dell’austerity, in cambio di un nuovo piano di salvataggio.

La Troika (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) ha chiesto tagli alle spese pubbliche per un totale di 2,5 miliardi prima di concedere ulteriori aiuti (un prestito da 7,2 miliardi).

Complessivamente, la Grecia finora ha chiesto in prestito circa 240 miliardi di euro per evitare la bancarotta.

Il leader di Syriza, Alexis Tsipras, vuole rinegoziare i termini dell’accordo con la Troika e chiedere la cancellazione di una parte del debito. Se non si raggiunge un accordo tra la Grecia e l’Ue, il Paese potrebbe essere costretto a uscire dall’euro.

All’interno di Syriza, la possibilità dell’uscita dall’eurozona è vista con favore da alcuni, ma Tsipras ha più volte confermato il suo sostegno per la moneta unica.

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Dopo sei anni di recessione, l’economia mostra debolissimi segni di ripresa (si stima che il prodotto interno lordo salirà dello 0,6 per cento quest’anno), ma per la maggior parte della popolazione gli effetti non sono ancora visibili.

Secondo i sostenitori di Syriza, la mancata ripresa è la conferma che la politica dei tagli non può portare alcun beneficio. Ma gli oppositori anti-Syriza temono che, senza gli aiuti della Troika, l’economia greca possa ulteriormente sprofondare e il Paese possa andare in bancarotta.

Quali conseguenze per l’Europa?

Un’eventuale bancarotta della Grecia avrebbe ripercussioni anche sul resto dell’eurozona, ma meno catastrofiche rispetto all’inizio delle crisi nel 2010.

I mercati europei si sono infatti stabilizzati e il rischio “contagio” è minore. Nei Paesi più colpiti dalla crisi, come Spagna e Irlanda, la ripresa economica è stata significativa rispetto alla Grecia e, secondo gli analisti, non rischiano di essere trascinati da un’eventuale bancarotta ellenica.

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La crisi economica greca

Dopo anni di spese pubbliche incontrollate e corruzione dilagante, nel 2010 la Grecia è stata colpita da un tracollo finanziario senza precedenti. Ma come è iniziata la crisi e qual è la situazione attuale?

Nel 2002 la Grecia ha abbandonato la sua valuta (la dracma) e ha adottato l’euro. I prestiti sono così diventati più vantaggiosi e la Grecia ha iniziato a contrarre sempre più debiti.

Corruzione e spese pubbliche eccessive (tra cui quelle per le Olimpiadi nel 2004, per cui era stato previsto un budget di 15 miliardi, poi ampiamente sforato) hanno velocemente portato la Grecia al collasso economico.

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Dal 2008 l’economia del Paese si è contratta del 25 per cento. La crisi ha colpito non solo le classi più povere ma anche la classe media e medio-alta.

Pensioni e salari sono stati ridotti al minimo, c’è stato un aumento esponenziale del numero di suicidi e disturbi mentali, un forte declino del numero delle nascite e un aumento dei casi di bambini abbandonati.

Non potendo intervenire sul valore della sua valuta, la Grecia è dovuta ricorrere agli aiuti internazionali.

Con un prestito di 240 miliardi di euro la Troika ha salvato la Grecia dalla bancarotta, ma il prezzo è stato altissimo e – secondo gli oppositori anti-austerity – il “salvataggio” ha in realtà peggiorato drasticamente la situazione.