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L’Isis minaccia due ostaggi giapponesi

Lo Stato Islamico ha diffuso un video in cui annuncia la decapitazione del primo dei due ostaggi giapponesi

Immagine di copertina

L’Isis avrebbe diffuso un video in cui viene annunciato che è stato decapitato il primo dei due ostaggi giapponesi, Haruna Yukawa, 42 anni, impiegato in una compagnia militare privata.

Il filmato è stato pubblicato su Twitter e mostra il secondo ostaggio ancora in vita, il giornalista giapponese Kenji Goto Jogo, che annuncia la decapitazione del suo compagno di prigionia.

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“Guardate la foto del mio compagno di prigionia Haruna, massacrato nella terra dell’Isis. Eravate stati avvertiti”, dice nel video Kenji Goto Jogo, di 47 anni. Anche lui ora rischia la decapitazione.

Il 23 gennaio era scaduto l’ultimatum delle 72 ore stabilito dall’Isis, secondo il quale il Giappone avrebbe dovuto pagare un riscatto di 200 milioni di dollari per evitare l’uccisione dei due cittadini giapponesi.

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Il Giappone ha definito “inaccettabile” la decapitazione del primo ostaggio Haruna Yukawa e ha chiesto, tramite il portavoce del governo, l’immediata liberazione del secondo ostaggio. L’autenticità del video non è ancora stata confermata da fonti ufficiali.

Qui sotto la ricostruzione di cosa è successo negli ultimi quattro giorni tra l’Isis e i due ostaggi giapponesi

Il 20 gennaio i miliziani dello Stato islamico hanno diffuso un video in cui minacciano di uccidere due ostaggi giapponesi se il governo di Tokyo non pagherà 200 milioni di riscatto. 

Il filmato, dal titolo Messaggio al governo e al popolo del Giappone, mostra un soldato che chiede il versamento di una cifra pari a quella promessa dal primo ministro Shinzo Abe ai Paesi del Medio Oriente impegnati nella lotta contro lo Stato Islamico.

Nel video compare un uomo con il volto coperto, abiti neri e un coltello tra le mani, in piedi dietro a due uomini con tute arancioni, inginocchiati, in uno scenario desertico. I due ostaggi sarebbero Haruna Yukawa e Kenji Goto Jogo.

L’uomo con il passamontagna manda un messaggio a Shinzo Abe: “Al primo ministro del Giappone: nonostante tu sia a più di 8.500 chilometri dallo Stato Islamico, tu ti sei offerto di prendere parte a questa crociata volentieri. Hai donato orgoglioso 100 milioni di dollari per uccidere le nostre donne e i nostri bambini, per distruggere le case dei musulmani”.

E prosegue: “Per il pubblico giapponese: proprio come il vostro governo ha preso la decisione sciocca di pagare 200 milioni per combattere lo Stato Islamico, ora avete 72 ore per far pressioni sul governo perché prenda una decisione saggia, pagando 200 milioni per salvare le vite dei vostri cittadini”.

Il capo di gabinetto del governo giapponese Yoshihide Suga ha riferito che sono in corso accertamenti per verificare l’autenticità del video. In una conferenza stampa ha aggiunto che, in ogni caso, il governo “non cederà al terrorismo”.

Il primo ministro Shinzo Abe, invece, ha chiesto l’immediato rilascio dei due ostaggi, e ha dichiarato, riguardo il video: “È un atto imperdonabile e sento profondo risentimento. L’estremismo e l’islam sono due cose completamente differenti”.

Per quanto riguarda i due ostaggi, Yukawa fu catturato dall’Isis lo scorso agosto. Era andato in Siria per sostenere i ribelli che combattono contro il regime di Bashar al-Assad. Sulla sua pagina Facebook sono state trovate fotografie scattate nel Paese e un video in cui compare con un kalashnikov.

Goto, invece, è un giornalista freelance e reporter di guerra, che realizza reportage per l’agenzia nipponica Independent Press. Era partito la scorsa estate alla volta di Baghdad, sarebbe dovuto tornare in Giappone a ottobre, ma di lui si erano perse le tracce.

Il video diffuso oggi, 20 gennaio, segue lo schema degli altri pubblicati negli scorsi mesi: gli ostaggi indossano tute che ricordano la divisa usata dai detenuti nel carcere di Guantanamo, alle spalle delle vittime inginocchiate compare un uomo vestito di nero, con un coltello, che lancia un messaggio parlando inglese in modo fluente. Potrebbe trattarsi, a detta di numerose testate, del boia degli altri ostaggi uccisi dall’Isis, conosciuto come Jihadi John.

Anche lo scenario è simile a quello in cui erano comparsi James Foley, Alan HenningDavid Cawthorne HainesSteven Joel Sotloff e Peter Kassig.