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Le celebrità religiose dell’Iran

Durante la festa sciita del Muharram gli oratori che cantano e recitano poesie ed elegie funebri possono diventare vere star

Immagine di copertina

Un uomo tozzo, dalla barba incolta viaggia a bordo di un’auto insieme a un’altra persona.

È la mattina del 26 dicembre 2013 e i due percorrono la superstrada Babayi, a nord di Teheran. Entrano in collisione con una Peugeot 206 nella quale si trova una coppia. L’incidente non provoca feriti ma solo un violento litigio tra le persone coinvolte.

L’uomo tozzo dalla barba incolta impugna una pistola e spara cinque volte sulla scocca della Peugeot.

La coppia racconta l’accaduto alla polizia locale, che invia la denuncia al pubblico ministero. L’uomo che ha sparato però, non si presenterà davanti alla corte.

Sia la polizia che i giudici hanno minimizzato l’accaduto e la coppia che aveva sporto denuncia l’ha ritirata l’11 gennaio.

L’indagato non è una persona qualunque: si chiama Haj Mahmoud Karimi, ed è molto conosciuto in Iran. È un maddah, cioè un oratore, un artista devoto che partecipa alle cerimonie religiose.

Gli oratori sono personaggi molto famosi e rispettati in Iran, e alcuni di loro sono delle vere e proprie star religiose. Cantano e recitano poesie ed elegie funebri che raccontano e commemorano l’anniversario della morte di Hussein durante la battaglia di Karbala, una ricorrenza molto sentita dai musulmani sciiti. Questo evento coincide con il Muharram, il primo mese del calendario islamico.

Durante questo periodo, striscioni neri e verdi sui quali sono impressi motti o preghiere, decorano le strade delle città iraniane, intasate dai fedeli vestiti a lutto.

Sulle strade si riversano processioni frenetiche dove i fedeli si battono una mano sul petto o sulla testa. 

Questo gesto simboleggia l’autoflagellazione, praticata in segno di lutto e di espiazione per non aver mantenuto la promessa di aiutare Hussein, lasciandolo solo, con 72 compagni, a soccombere all’armata del califfo omayyade Yazid a Karbala, nel’anno 680.

Il ritmo ossessivo che ne deriva, le urla di disperazione, i canti, i lamenti e le lacrime, tante, producono un effetto mistico, surreale, estatico.

Mostafa Khorsandi, direttore della Federazione iraniana degli Oratori, ha affermato sul Guardian che in Iran ci sono 52mila persone che svolgono il ruolo di maddah. Molti di questi dicono di avere un lavoro normale e di svolgere questa particolare professione solo per devozione. Non sono pagati dall’organizzazione ma ricevono donazioni private in base alla loro abilità.

La realtà, però, è diversa: molti di loro svolgono questa attività a tempo pieno divenendo quindi oratori di professione.

I maddah possono percepire un contributo che varia dai 13 ai 400-500 euro a prestazione, sempre sotto forma di donazione. Inoltre richiedono le spese per il viaggio, vitto e alloggio per loro e per i collaboratori (prefiche – le donne che piangono – e flagellanti). I più famosi, proprio come Karimi, arrivano a guadagnare anche 2500-4000 euro a performance.

Fino a vent’anni fa, la maggior parte di queste cermonie si celebravano nelle moschee o nelle Hussainie, sale adibite per questi specifici rituali. Ma oggi, molti cittadini aprono le porte delle loro case al pubblico per ospitare questi eventi. Alcune sono aperte anche tutto l’anno.

Ciò che spinge i privati cittadini più benestanti a organizzare questi cerimonie è una forte devozione religiosa, ma anche l’opportunità di avere in casa personaggi religiosi conosciuti e influenti. Questo comporta un innalzamento dello status sociale per i padroni di casa, i quali però devono spendere grosse cifre per i preparativi.

L’anno scorso l’ayatollah Shahroudi, indicato da molti come il successore di Khamenei (l’attuale guida suprema dell’Iran), ha assunto Karimi per esibirsi in una grande cerimonia durata tre giorni nella città di Mashhad ed è stato pagato 45mila euro.

E non è un caso che Karimi sia uno dei più famosi oratori iraniani: è infatti uno degli encomiatori preferiti da Khamenei, e cantare per la guida suprema della Repubblica Islamica è un’occasione molto ambita tra quelli che svolgono la professione.

Gli oratori giocano un ruolo importante anche in campo politico, facendosi portavoce delle dottrine politiche, culturali e religiose del governo.

Per esempio, nel 2005, molti di questi avevano contribuito all’ascesa politica di Ahmadinejad che partecipava alla campagna per le presidenziali, menzionandolo costantemente durante le cerimonie alle quali partecipavano e riferendosi a lui come “protettore dei poveri e dei sottomessi”.

La potenza mediatica dei maddah, avallata dal clero e dal governo iraniano, ha sollevato però alcune critiche.

Gli spropositati costi di ingaggio degli oratori fanno storcere il naso anche al clero, che considera l’oratore una figura mossa da vocazione e che quindi non dovrebbe essere interessata al guadagno materiale, in particolar modo se le cerimonie da lui presiedute si svolgono durante il Muharram, periodo caratterizzato dal dolore e dall’afflizione.

Inoltre, come lo stesso Guardian ha riportato, molte poesie e canti contengono testi non tradizionali e musiche pop e dance. Frasi come “sono ubriaco di adorazione per Ali” o “danzo pazzamente per Abbas (un cugino di Maometto, ndr)” risultano inappropriate nelle cerimonie religiose. Ma parlare di ebbrezza e di danza è un modo per attirare i giovani iraniani, che non partecipano molto spesso agli eventi religiosi.