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I gay non possono donare il sangue

Dal 1977 gli Stati Uniti lo vietano a tutti gli uomini che hanno avuto rapporti omosessuali, adesso qualcosa potrebbe cambiare

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I gay non possono donare il sangue.

Succede negli Stati Uniti, dove nel 1977, nei primissimi mesi in cui il virus dell’AIDS cominciava a diffondere il panico nel Paese, le autorità sanitarie imposero il divieto di donare il sangue agli omosessuali.

All’epoca la malattia non era ancora nota come Sindrome da Immuno Deficienza Acquisita (ridotto nell’acronimo AIDS). In mancanza di un nome ufficiale, e con l’aumentare dei casi, la stampa americana cominciò a definirla Gay-related immune deficiency.

Ovvero immunodeficienza gay, data la forte incidenza delle vittime nelle comunità omosessuali della California del sud e di New York.

Non esisteva ancora un test in grado di verificare, attraverso un esame del sangue, se una persona fosse affetta da questa particolare sindrome.

Per questa ragione, le autorità americane imposero il divieto di donare sangue ai gruppi statisticamente maggiormente esposti: omosessuali, tossicodipendenti che fanno uso di droghe per via endovenosa e prostitute.

Oggi la situazione è ben diversa.

Da alcuni anni a questa parte, esperti medici e attivisti dei diritti gay criticano il governo americano per il divieto che impedisce ancora oggi agli uomini che hanno relazioni sessuali con altri uomini di donare il sangue, nonostante sia dimostrato che le persone omosessuali abbiano le stesse possibilità di chiunque altro di contrarre il virus.

Tutto ciò potrebbe cambiare il mese prossimo, dal momento che la Food and American Drug Administration (FDA) sta considerando di modificare il divieto, limitandolo esclusivamente agli uomini che hanno avuto rapporti omosessuali negli ultimi 12 mesi.

La decisione verrà presa dalla FDA il prossimo 2 dicembre, ma non sembra aver accontentato le richieste degli attivisti gay americani.

Secondo l’American Civil Liberties Union, una Ong che ha come obiettivo quello di difendere i diritti civili degli americani, “la decisione di imporre il divieto per chi ha avuto relazioni omosessuali nell’ultimo anno impedisce agli uomini che formano una coppia solida e con comportamenti sessuali monogami, di donare il sangue. Questa proposta non riconosce la differenza tra pratiche sessuali ad alto rischio e sesso protetto”. 

Regno Unito, Australia, Argentina, Ungheria, Svezia e Giappone hanno già intrapreso il cambiamento considerato oggi dalla FDA, rimpiazzando il divieto a vita con uno che esclude chi ha avuto rapporti omosessuali nell’ultimo anno.  

Il Sudafrica richiede ai donatori omosessuali di astenersi dai rapporti sessuali per 6 mesi.

Spagna, Russia, Polonia e Italia invece decidono in base ai comportamento che potrebbero esporre il donatore a maggiori rischi di infezione, e non all’orientamento sessuale, per decidere l’idoneità.

In Italia il divieto di donazione del sangue per le persone omosessuali è stato rimosso attraverso il decreto ministeriale numero 78 del 26 gennaio 2001, valido ancora oggi, emanato dall’allora ministro della sanità Umberto Veronesi.

Così facendo si riconosceva che non era l’orientamento sessuale di una persona a costituire di per sé il rischio di contagio, bensì alcuni comportamenti o pratiche a rischio.

Lo stesso decreto sancisce inoltre che ai donatori venga sottoposto un questionario da compilare che include alcune domande sui comportamenti sessuali della persona in questione.