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Il maggiolino di Mujica in vendita
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Il maggiolino di Mujica in vendita

Gli hanno offerto 1 milione di dollari per la sua utilitaria. Lui ha risposto che devolverà il ricavato in beneficenza, di nuovo

10 Nov. 2014

È un normale maggiolino celeste Volkswagen del 1987, ma c’è chi è disposto a spendere un milione di dollari per averlo.

È l’automobile del presidente uscente dell’Uruguay, José “Pepe” Mujica, che oggi sul mercato vale poco più di 2.800 dollari. Quell’utilitaria, che il capo di stato usa come auto presidenziale senza scorta al seguito, è diventata uno dei simboli della sua vita, personale e politica. Tanto che alle recenti elezioni ci è andato anche a votare.

L’offerta milionaria è arrivata lo scorso giugno da uno sceicco incontrato al G77 in Bolivia – ha riferito il presidente in un’intervista al giornale Búsqueda –, e non è stata l’unica. Tra quelli che si sono fatti avanti c’è anche l’ambasciatore messicano nella capitale uruguaiana di Montevideo, Felipe Enriquez, che gli ha offerto in cambio 10 nuovi veicoli 4×4.

Enriquez ha raccontato di non essersi proposto in qualità di ambasciatore, ma di “ammiratore del presidente uruguaiano, per la sua eredità, per i suoi valori umani, per il suo aiuto concreto ai bisognosi”, scrive Búsqueda.

Mujica si è detto stupito per l’interesse suscitato dalla sua automobile: “Ero un po’ sorpreso e all’inizio anche dubbioso, e non vi ho dato molto peso, ma poi, quando è arrivata una seconda offerta…”.

Il presidente ha fatto intendere che, qualora la vendita andasse a buon fine, destinerebbe l’intera cifra ottenuta al finanziamento di nuovi alloggi popolari destinati ai più poveri.

Mujica già rinuncia ogni mese al 90 per cento del suo stipendio da presidente dell’Uruguay (circa 10 mila euro) e lo dona al Fondo Raúl Sendic, dal nome del leader del Movimento di liberazione nazionale dei “Tupamaros”, per lo sviluppo delle aree più povere del Paese.

Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, Mujica stesso ha fatto parte del Movimento di liberazione nazionale dei Tupamaros, un’organizzazione radicale ispirata al marxismo e che si rifaceva agli obiettivi della Rivoluzione cubana.

“Pepe” trattiene per sé 800 euro al mese. Di più, dice, non gli serve: “Questi soldi, anche se pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno”. Anche la sua pensione da senatore va in beneficenza.

Il presidente uruguaiano non porta la cravatta e fino a qualche anno fa nemmeno la giacca: girava in guayaberas cubane e giubbotti in stile country. Ufficialmente, non ha un conto in banca e nemmeno una carta di credito.

Vive in una fattoria a mezz’ora da Montevideo – che predilige rispetto al palazzo presidenziale -, a Rincón del Cerro, assieme alla moglie, la senatrice Lucía Topolansky.

Ha venduto fiori per una vita e ha passato quasi 15 anni in prigione. Gli piace pescare e curare le piante (tra il 2005 e il 2008 è stato ministro per l’Allevamento, l’agricoltura e la pesca). Oggi pensa all’Uruguay come a un “Paese agro-intelligente”.

Dopo l’Argentina, l’Uruguay è stata la seconda nazione sudamericana a legalizzare i matrimoni omosessuali. Dal dicembre del 2013, l’Uruguay è stato il primo Paese al mondo a consentire il consumo, la coltivazione e la vendita di marijuana.

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