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Un limite alle nascite
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Un limite alle nascite

Secondo una ong britannica i dottori dovrebbero promuovere famiglie meno numerose per salvaguardare l'ambiente

30 Ott. 2014

“Mi sono fatta sterilizzare dopo la nascita del mio secondo figlio perchè credevo di non avere il diritto di mettere al mondo più di due bambini, sarei andata oltre la mia quota riproduttiva”, racconta Pippa Hayes, 56 anni, britannica.

“Gli esseri umani stanno spostando l’ago della bilancia del mondo naturale, a discapito sia dell’umanità che delle altre specie con cui condividiamo le risorse limitate del nostro adorato pianeta”.

Nel suo ruolo di medico generico, Hayes è fortemente convinta che i professionisti impiegati in questo settore dovrebbero incoraggiare le persone ad avere famiglie meno numerose. “I dottori dovrebbero promuovere un numero di figli in base alla soglia di rimpiazzo (conosciuta anche come tasso di fecondità di sostituzione della popolazione, ndr); due per ogni coppia, uno per i genitori single”, sostiene la donna. “Non c’è bisogno di obbligare nessuno a farlo, basterebbe cominciare a parlarne”.

Hayes non è la sola a credere che dare alla luce un bambino sia un atto con conseguenze così distruttive per l’ambiente che richieda una qualche forma di rimedio. Tre anni fa, la 42enne Sansha Harris ha discusso con il suo dottore la possibilità di essere sterilizzata, consapevole del fatto che non aveva mai voluto figli. Harris è stata dissuasa dal proseguire con l’operazione chirurgica, ma la sua opinione non è cambiata. “Da quando ero un’adolescente, ho sempre pensato che il mondo sarebbe un posto migliore se ci fossero meno persone”, sostiene Harris.

È di questo avviso anche la 32enne Claire Coveney, una donna che sei anni fa ha deciso di non volere una famiglia. “Non sto dicendo che tutti quanti dovrebbero seguire questo approccio, è contrario agli istinti naturali della maggior parte delle persone”, ammette Coveney. “Quello che mi sento di suggerire è che le persone considerino le ripercussioni più ampie dell’avere più di un figlio”.

I risultati di una ricerca effettuata dalla compagnia di sondaggistica britannica YouGov su un campione di 2,363 adulti, e commissionata dall’organizzazione Population matters – un’ong con l’obiettivo di promuovere l’idea di famiglia sostenibile – rivelano come il 63 per cento degli abitanti del Regno Unito pensi che la conservazione ambientale sia un fattore di cui bisognerebbe tener conto nel momento in cui si decide quanti figli avere. Tra questi, il 51 per cento crede che le persone non dovrebbero avere più di due bambini.

Il numero di membri di Population Matters è raddoppiato negli ultimi cinque anni e ha raggiunto quota 6mila persone. Oltre a diffondere informazioni riguardo alla “grandezza ideale di una famiglia sostenibile”, l’ong svolge anche campagne per promuovere l’accesso universale ai servizi di pianificazione familiare. Sostiene che le famiglie dovrebbero ricevere un sostegno economico da parte del governo soltanto per i primi due figli, e che prima di erogare denaro per l’avvento del terzo bambino il welfare dovrebbe verificarne i mezzi di sostentamento.

Come molti altri naturalisti di spicco, il naturalista inglese Chris Packham condivide questa filosofia. “Con il numero di specie selvatiche che si sta estinguendo a una velocità centinaia di volte maggiore di quella normale, dobbiamo riconoscere il collegamento e riflettere a fondo sui nostri numeri, oltre che sui nostri livelli di consumo e tecnologia”, ha detto Packham, uno dei sostenitori di Population Matters.

Jules Pretty, professore di ambiente e società alla University of Essex, crede che siano i nostri tassi di consumo, e non di procreazione, che vadano ridotti drasticamente. Le preoccupazioni riguardo alla sovrappopolazione, sostiene il professore universitario, sono mal riposte.

“La popolazione terrestre aumenterà fino a raggiungere i nove miliardi, forse anche di più”, dice Pretty. “Ma se si guarda attentamente alle previsioni e ai tassi di fertilità nel mondo, ci si accorge che in questo secolo la popolazione mondiale si sta stabilizzando, cosa che avverrà quasi sicuramente entro il 2050”.

“In 97 Paesi, la donna media ha meno di due figli”, sostiene il professore della University of Essex (nel Regno Unito la media è di 1.7). “C’è bisogno di un tasso di natalità medio di 2.1 per superare la soglia di rimpiazzo, a causa della mortalità infantile, quindi ci stiamo già dirigendo verso un declino della popolazione”.

Pretty è dell’opinione che nei Paesi più abbienti le persone dovrebbero concentrarsi sulla riduzione dei consumi, così che, ad esempio, una famiglia di tre persone non emetta più carbonio della coppia originale prima della nascita del figlio. Secondo il professore, questo è un obiettivo realistico che può essere raggiunto tramite scelte individuali riguardo il consumo energetico, acquisti vari e la scelta del mezzo di trasporto.

“La grande sfida che ci aspetta è lo sviluppo di un’energia che sia più verde”, sostiene Pretty. “Dobbiamo fare in modo di consumare beni e servizi in maniera sostenibile, così da non distruggere il pianeta”.

Ad ogni modo, per il medico Pippa Hayes, le grandi famiglie saranno sempre un problema. “Anche se una famiglia numerosa nel Regno Unito vivesse nella maniera più eco-sostenibile che ci sia, avrebbe sempre bisogno delle infrastrutture responsabili per l’emissione di carbonio come una casa, un mezzo di trasporto, scuole e ospedali. Vaste aree del nostro pianeta saranno rese inabitabili dal cambiamento climatico, ma possiamo ridurre questo impatto limitando la grandezza delle nostre famiglie alla soglia di rimpiazzo minima”.

Frankie Mullin è una giornalista del Guardian. Il suo articolo è stato pubblicato qui.

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