Me
I raid americani non fermano l’Isis
Condividi su:

I raid americani non fermano l’Isis

I curdi hanno quasi ripreso Kobane, ma lo Stato islamico avanza a Deir Ezzor e intercetta un carico di munizioni americane

22 Ott. 2014

Il Pentagono ha riferito, tramite il suo portavoce John Kirby, che la maggior parte della città siriana a maggioranza curda di Kobane è in mano ai soldati curdi. 

In loro aiuto è intervenuta l’aviazione statunitense che, insieme agli alleati della coalizione, ha colpito per ben quattro volte le postazioni dei jihadisti nei pressi della città. I raid hanno distrutto un edificio utilizzato dai miliziani dell’Isis, una loro unità e altri obiettivi strategici.

Altri tre raid della coalizione hanno invece colpito il territorio controllato dai jihadisti in Iraq: gli obiettivi questa volta sono stati localizzati nei pressi della raffineria di Bayji e a nord di Fallujah. Un ulteriore bombardamento è stato indirizzato su un raduno di miliziani nei pressi della diga di Mosul, verso il quale, secondo quanto riferito a Nova da una fonte irachena, erano confluiti almeno un centinaio di veicoli.

Intanto il governo turco ha riferito che i combattenti curdi iracheni non hanno ancora passato la frontiera turca per entrare in Siria e difendere la città di Kobane dall’avanzata jihadista, nonostante l’autorizzazione di Ankara. La Turchia ha di recente autorizzato i peshmerga a entrare a Kobane attraverso il territorio turco per rafforzare la resistenza all’Isis nella città siriana a maggioranza curda.

L’Osservatorio siriano dei diritti umani ha comunicato che l’Isis, nel frattempo, è avanzato nei territori a est di Deir Ezzor, in Siria. L’Isis ha inoltre dichiarato di essere riuscito a intercettare un carico di munizioni inviati dagli Stati Uniti ai curdi di Kobane.

A questo va aggiunto l’intenso reclutamento che l’Isis sta continuando a portare avanti in Europa: il comandante di Scotland Yard, Sir Bernard Hogan-Howe, ha riportato che in media sono 5 i cittadini britannici che ogni settimana si uniscono ai miliziani dello Stato islamico in Siria e Iraq. Ma si tratterebbe di una stima al minimo, e il numero potrebbe essere più alto.

Per Hogan-Howe, inoltre, un potenziale pericolo viene dai jihadisti che fanno ritorno nel Regno Unito dopo essere stati in Siria e Iraq, individui che potrebbero aver avuto un addestramento militare che costituiscono “un rischio per la comunità”. 

Nel frattempo è stato diffuso sui social network un video di propaganda dallo Stato islamico: si tratta della lapidazione di una donna, condannata per adulterio. Durante il filmato che mostra l’esecuzione, girato nella provincia siriana di Hama, ha preso parte anche il padre della donna. L’episodio è stato condannato duramente dall’opposizione siriana in esilio, che ha notato come non abbia a che fare in alcun modo con la rivoluzione civile in Siria.

La situazione in Siria è sempre più complessa, non solo per via della guerra civile: nelle aree sotto il controllo delle forze lealiste del presidente Assad, gran parte dei giacimenti petroliferi e delle risorse energetiche sono in mano all’Isis e ai curdi. Questo sta spingendo il governo a smantellare gradualmente il sistema “socialista” di sussidi statali creato dal partito Bath, secondo quanto riportato dal bollettino online Syria Report.

Dal 23 ottobre tutti i prodotti energetici, tra cui la benzina, saranno venduti alle industrie locali ai prezzi del mercato mondiale. La decisione del governo non è dettata solo dalla crisi attuale, ma è il risultato di una politica avviata nel 2008, tre anni prima dello scoppio della rivolta, e mira a eliminare i sussidi statali su tutti i prodotti. A ciò vanno aggiunte le nuove e recenti sanzioni che l’Unione europea ha imposto al regime di Assad.

Ieri a Baghdad, intanto, due autobombe sono esplose nel parcheggio di un grande ristorante e una terza al passaggio di una pattuglie di polizia, nella zona a maggioranza sciita di Talbiyah, uccidendo almeno 18 persone.

Lontano dal fronte di guerra, intanto, potrebbe aver avuto luogo il primo attacco dell’Isis in un Paese occidentale. Non ci sono elementi certi per parlare di un attentato, dal momento che si sa solo che l’estremista islamico Martin Ahmad Rouleau, 25enne da poco convertitosi all’Islam e inserito dalle autorità in una lista di sospetti terroristi, ha travolto con la sua automobile due soldati canadesi in un paese a 40 chilometri da Montreal. Dopo un inseguimento, il giovane è stato ucciso dalla polizia dopo che aveva minacciato gli agenti con un coltello.

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus