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Dimenticati in carcere

Un documentario racconterà la vicenda di due italiani che da quattro anni attendono una sentenza in un carcere indiano

Immagine di copertina

Sono in un carcere indiano dal 2010, condannati all’ergastolo per l’omicidio del loro compagno di viaggio. Tomaso Bruno, 30 anni, ed Elisabetta Boncompagni, 42 anni, attendono la sentenza definitiva nel District Jail di Varanasi, la città sacra sulle sponde del Gange.

Sul processo ci sono molte ombre: per i giudici il movente del delitto è passionale ma “non dimostrabile per insufficienza di prove”. La discussione del loro caso davanti alla Corte Suprema di Delhi era prevista a settembre, ma per due volte è stata rinviata. Dopo più di quattro anni senza nemmeno una telefonata a casa, la loro storia diventa un film, Più libero di prima: un documentario sulla capacità di affrontare l’imprevedibilità della vita, a volte ingiusta e inesorabile, che può toccare chiunque.

In questi anni la vicenda di Tomaso ed Elisabetta è stata poco seguita dalla diplomazia e dalla stampa italiana. Elisabetta è di Torino mentre Tomaso è di Albenga, cittadina della riviera ligure in provincia di Savona. La loro storia è iniziata all’inizio del 2010, quando entrambi lavoravano a Londra e partirono per un viaggio in India insieme a Francesco Montis, il compagno di Elisabetta.

La notte del 4 febbraio, a Varanasi,fecero uso di droghe, e la mattina dopo Francesco non dava più segni di vita. Gli amici lo portarono subito all’ospedale, dove venne dichiarato morto. Tomaso ed Elisabetta vennero arrestati con l’accusa di omicidio. Nel 2011 sono stati condannati all’ergastolo, l’anno dopo la pena è stata confermata in appello. Da allora sono rimasti in carcere, in attesa della sentenza della Corte Suprema di Delhi.

Più libero di prima racconterà i milleseicento giorni di prigionia attraverso gli occhi di Tomaso, un ventenne inquieto, benestante e viaggiatore che in quattro anni di cella senza telefono ha letto e scritto migliaia di lettere, ritrovando una sua libertà proprio grazie all’ingiustizia subita. Il film è diretto dal regista Adriano Sforzi, vincitore di un David di Donatello e assistente alla regia di Ermanno Olmi nel film Centochiodi.

“Incredulo come tutti, non sapevo come partecipare alla rabbia per la sua incarcerazione”, spiega Adriano Sforzi, amico di Tomaso sin dalle partite a pallone nell’oratorio di Albenga. “Leggendo le sue lettere ho avuto la possibilità di reagire e trovare il cuore e la forza di fare questo film”. Le parole scritte a mano da Tomaso in cella diventano così il romanzo di formazione di un ragazzo che diventa uomo, un urlo di innocenza, un inno alla libertà.

A novemila chilometri di distanza, nel frattempo, una cittadina di provincia, Albenga, si è riscoperta una comunità. Gli amici di Tomaso hanno fondato l’associazione Alziamo la voce per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema trascurato dai media. Con le manifestazioni, i concerti e il coinvolgimento della squadra di calcio locale hanno raccolto fondi per aiutare la famiglia di Tomaso, provata dai continui viaggi in India e dalle spese processuali.

Il progetto è prodotto dalla società bolognese Articolture, un’impresa creativa attiva nella produzione cinematografica, e si è finanziato anche grazie a una campagna di crowdfunding. La raccolta fondi lanciata a settembre sul sito del film è stata riaperta sino al 15 ottobre: l’obiettivo è finanziare un nuovo viaggio in India, dopo che per due volte, il 9 e il 16 settembre, la sentenza definitiva è stata rinviata.

Nelle recenti udienze, Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni erano assistiti da un nuovo avvocato, Harin Rawal: è l’ex avvocato dello Stato del Kerala che nel “caso marò” ha messo in imbarazzo il governo indiano, sostenendo la stessa posizione dell’Italia. Mentre il 9 settembre non c’è stato tempo per discutere il loro caso, il 16 settembre l’avvocato non si è presentato all’udienza.

“Vogliamo tornare a Delhi per filmare la sentenza definitiva”, spiega Adriano Sforzi. “Sono un inguaribile ottimista: il mio sogno è chiudere il film con il ritorno a casa di Tomaso”. La decisione della Corte Suprema è fissata a fine ottobre ma si spera in un anticipo a metà mese, in modo da non sovrapporsi con la festività indiana del Diwali.