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Primo via libera alla pistola taser

Sì all'utilizzo in via sperimentale della pistola elettrica taser da parte della polizia italiana. La parola sta ora alla Camera

Immagine di copertina

Le forze dell’ordine italiane potrebbero presto avere a disposizione una nuova arma, la pistola elettrica.

È l’effetto del primo via libera alla sperimentazione arrivato dalle Commissioni congiunte Affari Costituzionali e Giustizia della Camera. Sempre oggi, il garante della privacy ha dato il suo sì condizionato, ma “solo in caso di effettiva necessità”, all’uso delle microcamere sulle divise degli uomini impegnati in ordine pubblico.

La pistola elettrica – meglio nota come “taser” dal nome della azienda costruttrice Usa – contribuisce a “ridurre i rischi per l’incolumità degli agenti e a ridimensionare il numero delle vittime nelle operazioni di pubblica sicurezza”, ma non tutti sembrano pensarla allo stesso modo.

A esprimere le preoccupazioni maggiori è Amnesty International per l’Italia, il cui portavoce, Riccardo Noury, invita a riflettere sulle esperienze vissute tra Usa e Canada: “Dal 2001 – ricorda – data di acquisizione del taser in Nordamerica, i morti taserizzati sono stati 864, e il 90 per cento di questi era disarmato. Studi medici a nostra disposizione dimostrano come persone che soffrono di disturbi cardiaci, o in particolari stati di alterazione emotiva e sotto sforzo, possono perdere la vita o riportare gravissime conseguenze se colpiti”.

“Prima di mettere a disposizione delle forze di polizia questo tipo di arma – ha aggiunto Noury – andrebbe effettuato uno studio sui rischi di violazioni dei diritti umani a seguito del suo impiego”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Gemma Pelargonio, cardiologa ed elettrofisiologa dell’Università Cattolica di Roma: “Bisogna stare attenti a come verranno utilizzati i taser perché questi strumenti non sono innocui. I dati raccolti e disponibili nella letteratura scientifica internazionale mostrano che anzi possono avere una serie di complicazioni e di effetti sulla salute delle persone colpite. Anche fatali”.

Come funziona

Le pistole elettriche taser (l’acronimo sta per Thomas A. Swift’s Electronic Rifle, dove Tom Swift è il nome del personaggio di un fumetto dell’epoca) sono armi da difesa nate all’inizio degli anni Settanta dal miglioramento dei manganelli elettrici.

Quando il taser viene azionato proietta due dardi, collegati con fili elettrici alla pistola, con traiettorie non parallele perché l’efficacia aumenta quanto più i dardi sono distanti tra loro. Producono una scarica ad alta tensione (in genere 50mila volt) ma a basso amperaggio, partendo da una normale batteria da 7.2 volt, rilasciata in brevissimi impulsi ravvicinati.

Per produrre l’effetto – secondo l’Enciclopedia delle armi – non è necessario che le freccette tocchino la pelle, essendo sufficiente che si piantino negli abiti in qualsiasi punto del corpo: nel giro di 2 secondi anche una persona di corporatura robusta finisce fuori combattimento, anche per molto tempo. La scarica di corrente emessa dal taser fa effetto quasi sempre ed è più efficace se si colpiscono i muscoli.

La persona colpita, il più delle volte, cade a terra per le contrazioni e rimane in posizione fetale. Secondo uno studio della Wake forest university school of medicine, su mille individui il 99,7 per cento di chi è stato colpito dalla pistola elettrica non riporta danni, o solo danni leggeri, anche se altri studi evidenziano possibili rischi specie su persone affette da problemi cardiaci.

Sul mercato esistono due tipi di pistola taser: la differenza sostanziale è che un modello possiede un normale innesco elettrico, mentre l’altro è azionato con anidride carbonica. Per la legge italiana questi apparecchi sono considerati armi proprie e non armi comuni da sparo, ma possono essere venduti solo a persone in possesso di porto d’armi.

Classificate pochi anni fa dall’Onu come “strumento di tortura”, le pistole elettriche sono spesso finite nelle cronache nere, l’ultima volta a Miami Beach, l’8 agosto 2013, quando un 18enne writer colombiano è morto dopo essere stato immobilizzato con un taser da un agente che cercava di impedirgli di disegnare sul muro di un fast food abbandonato. Nel 2007, inoltre, aveva fatto il giro del mondo e suscitato feroci polemiche il video che mostrava gli ultimi istanti di vita di un immigrato polacco colpito con una pistola elettrica dalla polizia nell’aeroporto di Vancouver.

Sul fronte microcamere, da applicare al gilet tattico, il garante della privacy sottolinea come “il sistema, per quanto finalizzato alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, alla prevenzione, all’accertamento o alla repressione dei reati, è pur sempre soggetto al rispetto dei principi del codice privacy sul trattamento dei dati personali”: le immagini, pertanto, dovranno essere “pertinenti” e “non eccedenti” rispetto alle finalità per le quali sono raccolte. Conservate per un periodo di tempo “limitato”, dovranno poi essere cancellate.