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Malala, ecco perché ti abbiamo sparato
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Malala, ecco perché ti abbiamo sparato

Il Pakistan dice di aver arrestato i Taliban che ferirono la giovane attivista. Qui un estratto della lettera che le indirizzarono

12 Set. 2014

I Taliban che avevano cercato di uccidere la giovane attivista pachistana Malala Yousafzai sono stati arrestati, hanno dichiarato le autorità.

Nell’ottobre del 2012 Malala, che al tempo aveva 15 anni, venne aggredita dai Taliban nella valle dello Swat, un distretto amministrativo della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel nord del Pakistan.

Al momento dell’aggressione, Malala era sul bus che la riportava a casa da scuola. Le spararono diversi colpi d’arma da fuoco alla testa e alla spalla dopo che la sua campagna per garantire l’istruzione ai bambini del Pakistan aveva fatto arrabbiare i Taliban, contrari all’attivismo di Malala.

La regione in cui vive Malala è sotto controllo dei Taliban dal 2007, quando hanno chiuso le scuole e imposto la legge islamica. Dopo l’aggressione talebana nel 2012, Malala, è stata curata a Peshawar, in Pakistan, e successivamente a Londra.

La giovane ragazza, oggi 17enne, è diventata un simbolo per la pace tanto da essere accreditata con la candidatura al premio Nobel per la pace da parte del laburista norvegese. Inoltre, ha vinto il premio Sakharov per la libertà di pensiero, consegnatole dal parlamento europeo nel 2013 (Nelson Mandela lo vinse nel primo anno in cui venne istituito il premio, nel 1988). All’età di 11 anni, Malala cominciò a scrivere un blog sotto lo pseudonimo di Gul Makai sul sito della Bbc, raccontando la sua vita sotto il dominio dei Taliban.

Successivamente al suo intervento alle Nazioni Unite del 12 luglio 2013, nel giorno del suo 16esimo compleanno, un comandante dei Taliban le aveva scritto una lettera in risposta. In quella occasione al palazzo di vetro di New York, Malala incoraggiò i leader dei governi di tutto il mondo a impegnarsi nella difesa dei diritti delle donne (il video del suo intervento in fondo all’articolo).

Qui di seguito alcuni estratti della traduzione della lettera che le era stata indirizzata. La lettera è stata scritta da Adnan Rasheed, il comandante del gruppo jihadista pakistano Tehreek-e-Taliban Pakistan (Ttp), affiliato ad al-Qaeda, ed è stata inviata e originariamente pubblicata il 15 luglio 2013 sul sito di Channel 4. La sua veridicità è stata confermata dallo stesso Adnan Rasheed. La lettera si conclude anche con alcuni consigli. Rasheed si rivolge a Malala e la invita a tornare nel suo Paese:

“Signorina Malala Yousafzai,

ti scrivo a titolo personale poiché questa potrebbe non essere l’opinione politica comune condivisa anche da Tehreek-e-Taliban Pakistan o da altre fazioni jihadiste.

Ho sentito parlare di te per la prima volta attraverso i servizi della BBC urdu, quando ero rinchiuso nel carcere di Bannu. In quel preciso istante avrei voluto scriverti e consigliarti di astenerti dalle tue attività contro i Taliban in cui eri coinvolta.

Non entrerò nel merito della questione discutendo la legittimità dell’azione talebana, ossia se questo fosse stato islamicamente corretto o meno. Lasciamo la questione nelle mani di Allah, lui è il miglior giudice.

…Quando sei stata ferita è stato uno shock per me, avrei voluto che ciò non fosse mai accaduto…

… Dicevi sempre che migliaia di ragazze prima del nostro arrivo andavano a scuola e dopo l’insurrezione dei Taliban nella valle dello Swat non erano più ammesse. Vuoi spiegare perché solo tu eri l’unica ad apparire sulla lista nera dei Taliban?

Ora fammi dire qualcosa sull’istruzione. È incredibile che tu stia protestando per l’istruzione, tu e le Nazioni Unite state facendo finta che questa sia la ragione per cui sei stata colpita. Ma questa non è la reale motivazione, sii onesta. Non è l’istruzione il punto, ma la tua propaganda e quello che stai facendo ora. Parli e apri bocca solo per ordine di qualcun altro, e devi sapere che se una penna è più potente della spada, allora la tua bocca è più tagliente. La ferita di spada può essere curata, ma il danno procurato da una lingua maligna no. E nelle guerra chi parla a sproposito è più distruttivo di qualsiasi altra arma.

…Devi tornare a casa, adottare la cultura islamica e Pashtoon; devi partecipare alle Madras femminili, studiare e imparare il libro di Allah e utilizzare la penna per l’Islam e per svelare le cospirazioni dell’elite che vogliono schiavizzare l’intera umanità.”

Qui il testo completo della lettera.

Al tempo della pubblicazione di questa lettera, l’ex primo ministro britannico Gordon Brown e inviato Speciale dell’Onu per l’istruzione globale disse: “I Taliban sono sulla difensiva. Se questa lettera è vera, e sono convinto lo sia, significa che le milioni di firme raccolte tra campagne di sensibilizzazione e petizioni a sostegno e difesa di Malala e del diritto allo studio stanno avendo un forte impatto su di loro”.

Qui il VIDEO dell’intervento di Malala alle Nazioni Unite del 12 luglio 2013, nel giorno del suo 16esimo compleanno. Discorso che ha poi provocato la risposta del comandante dei Taliban.

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