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La città che sta scomparendo
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La città che sta scomparendo

Il numero di abitanti a Venezia diminuisce ininterrottamente da oltre cinquant'anni

12 Set. 2014

In campo San Bartolomeo, ai piedi del ponte di Rialto, nel cuore di Venezia, ha sede una storica farmacia.

Accanto transitano senza sosta passanti dalla camminata distratta, con un’ingombrante fotocamera al collo e variopinte maschere tradizionali in plastica a coprire il volto.

Nella vetrina, tra scatole e confezioni di medicinali, trova spazio un piccolo display: oggi si legge la cifra 56.684. Il dato indica l’attuale popolazione del centro storico di Venezia e fa riferimento alle informazioni del Servizio statistica e ricerca locale.

Il contatore di abitanti, attivato nel 2008 per iniziativa di un’associazione locale, mette in luce una drammatica realtà: nonostante il fiorire delle attività commerciali destinate al turismo, Venezia rappresenta uno dei più emblematici casi di disgregazione di una società civile, con un trend di decrescita dei residenti ininterrotto da oltre cinquant’anni.

La vivibilità è gravemente minacciata dall’impatto di numerosi turisti che gremiscono senza sosta ponti, calli e fondamente (così sono chiamate le strade della parte vecchia di Venezia).

NAVI CHE INVADONO VENEZIA (La mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin)

Secondo alcuni rapporti locali, nel 2013 e nel solo centro storico le presenze turistiche hanno superato i 6 milioni, un dato che rende lampante la perpetua crescita del settore negli ultimi dieci anni. Gli incessanti flussi di visitatori che raggiungono la città via terra e mare hanno garantito il fiorire delle attività di commercianti, albergatori, operatori portuali e guide turistiche. Ciononostante, il turismo di massa è ritenuto responsabile di contribuire all’impoverimento e al degrado del panorama urbano locale.

La problematica ha trovato ampio spazio all’interno dell’opinione pubblica nazionale ed estera. Numerose testate europee, quali ad esempio il “Telegraph”, hanno messo in luce come la bellezza e il prestigio di Venezia e dei suoi monumenti, pur protetti dal patrocinio dell’Unesco, siano messi in pericolo dal fenomeno del turismo di massa.

Esiste tuttavia un’ulteriore questione che gran parte delle inchieste hanno tralasciato: il crollo sociale, culturale e demografico di Venezia. In una città in cui i commercianti appaiono interessati al solo incremento del volume di affari e i turisti non ravvisano più una dimensione cittadina, ma di mero intrattenimento, la società civile è destinata a disgregarsi. L’assenza di una popolazione interessata alla tutela del territorio e del tessuto di relazioni, nel lungo termine, diventa quindi indicatore di un declino che appare irreversibile.

La questione aperta è dunque duplice. Da un lato ci si chiede fino a che punto l’assetto territoriale reggerà i massicci spostamenti dei visitatori e il degrado da essi portato. Il punto di non ritorno sembra essere già stato superato e l’amministrazione non si sta dimostrando capace di prendere provvedimenti rapidi ed efficaci, anche attraverso interventi della politica nazionale.

La seconda questione riguarda il rilancio della dimensione cittadina di Venezia e appare ancora più drammatica. Con un’età media che sfiora i 50 anni e interessi prevalenti limitati all’attività turistica, le possibilità di un rilancio sembrano piuttosto basse. È infatti il mercato a regolare la chiusura di attività utili alla popolazione locale come panifici e alimentari, e l’inaugurazione di negozi di merce di qualità inferiore destinata a visitatori di passaggio. Laddove viene meno la domanda di servizi per la cittadinanza si offre invece ciò che si dimostra profittevole: ne sono un emblema le numerose imitazioni del vetro di Murano.

È tuttavia impensabile che il millenario patrimonio culturale di un popolo possa soccombere sotto la pressione economica e delle leggi di mercato. È necessario un intervento pronto e deciso per limitare o dirigere i flussi del turismo di massa e salvaguardare quantomeno l’assetto territoriale e il patrimonio architettonico di Venezia. La gestione locale e la politica nazionale si sono dimostrate del tutto inefficaci.

Notizia recente è la proposta sollevata dal sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni di creare un biglietto d’accesso a pagamento per i visitatori del centro storico. Tuttavia i dubbi sono numerosi, tanto sull’efficacia quanto sulla legittimità della proposta. Che sembra inconciliabile con le libertà fondamentali di circolazione delle persone.

GUARDA LA GALLERY Navi che invadono Venezia. La laguna nella mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin.

Giacomo Falchetta, veneziano, è studente di Filosofia, Politica ed Economia presso la Free University of Bozen – Bolzano.

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