Me

Gaza preferisce il terrorismo

La Striscia governata da Hamas poteva essere la Montecarlo del Medio Oriente, ma ha preferito le esplosioni

Immagine di copertina

In tempi così drammatici, quando i proiettili fischiano sopra le teste e i cuori palpitano per le sirene anti-missili, mentre le batterie dell’Iron Dome illuminano il cielo e la vergognosa immagine dei corpi dei bambini palestinesi viene passata davanti alle telecamere delle tv, riempiamo per un momento i pensieri di speranza e fantasia, immaginando come sarebbe potuta diventare Gaza in un universo alternativo dopo la fine dell’occupazione da parte d’Israele nel 2005.

Chiamamola “La vita è una cosa meravigliosa” per i palestinesi, una riscrittura degli avvenimenti in cui la guerra e gli spargimenti di sangue non sono mai avvenuti, perché gli abitanti di Gaza erano troppo impegnati ad allestire un nuovo Stato. Al giorno d’oggi, invece che sui missili che piovono da tutte le direzioni, i cittadini di Gaza potrebbero concentrarsi sulla propria candidatura per ospitare la prossima Coppa del Mondo.

In realtà non sarebbe stato così inverosimile, ma viste le carte che Hamas aveva in mano e la partita che stava giocando, era improbabile un qualsiasi diverso sviluppo degli eventi. Niente era inevitabile.

Con il ritiro di Israele si presentava una serie infinita di possibilità. Oggi le persone parlano del blocco navale attuato da Israele e delle restrizioni al passaggio della frontiera (adesso imposte anche dall’Egitto) come le ragioni per cui Gaza non ha potuto pianificare il proprio futuro. Ma queste restrizioni sul flusso di persone e lo scambio di beni sono state applicate solo dopo l’aver appurato che per Hamas confini e porti sono canali per missili, artiglieria e rapimento dei soldati. Se gli abitanti di Gaza avessero passato gli ultimi dieci anni importando strumenti con i quali costruire un nuovo Stato, Israele non avrebbe mai imposto alcun blocco.

Mentre noi sogniamo, è importante ricordare che Gaza è un’enclave litoranea sul Mediterraneo. Per decenni è stato un cumulo di macerie e polvere, ma ha il potenziale per essere l’inizio del paradiso palestinese.

Se Hamas, fresca di vittoria elettorale con Fatah, avesse chiamato il magnate dei casinò Sheldon Adelson, un sostenitore del centro-destra d’Israele, e gli avesse proposto una partecipazione nei casinò lungo tutta la Striscia, invece che sparare razzi ai civili e martirizzare la propria popolazione, adesso sarebbe occupato ad accordarsi con Tony Bennet e Britney Spears perché animino i suoi hotel per Natale.

Invece di ospitare il terrore, Hamas avrebbe potuto ospitare turisti nei loro alberghi. Immagina, niente suoni di bombe che esplodono, solo tintinnio di slot-machine; cumuli di fiches sui tavoli da gioco piuttosto che cumuli di macerie sulle terre desertiche (i nativi indiano-americani hanno ottenuto concessioni simili dagli Stati Uniti senza lasciare razzi e non avevano neanche proprietà in riva al mare!).

Gaza sarebbe potuta essere una Montecarlo o una Macao, invece esercita la stessa attrazione e fascino di Marte.

Sì, lo so che coloro che hanno eletto Hamas appartengono alla religione islamica e bikini e gioco d’azzardo non sono esattamente il loro forte. Ma sono loro stessi che necessitano di università, centri medici e imprese commerciali. Gaza non aveva bisogno di diventare un allevamento di terroristi; poteva invece coltivare imprenditori capaci di costruire una nazione.

Pieni di implacabile odio e ossessionati dalla conquista di tutto Israele, questi palestinesi non sono riusciti a imparare niente dalla “nazione delle start-up” a nord dei loro confini. Prova a far aprire a Google uffici e assumere tecnici locali a Gaza. Le persone non conoscono altro che esplosivi e martirio.

C’era una scelta: costruire una nazione o lanciare missili. Sappiamo cosa hanno scelto i cittadini di Gaza, una decisione che è stata ribadita quando hanno esercitato il loro diritto di voto e Hamas è salito al potere senza urbanisti, architetti, maghi della finanza con MBA. Il messaggio inviato al mondo è stato: “Non siamo pronti per gettare le basi di uno Stato. La nostra diplomazia si concentrerà sul far esplodere cose piuttosto che sul costruire la Palestina da zero. I nostri tunnel trasporteranno terroristi. Tutto ciò che vogliamo è distruggere il nemico sionista con qualsiasi mezzo possibile”.

È vero, Israele ha la sua dose di colpe, specialmente riguardo la Cisgiordania. Ma Gaza ha una storia differente, che avrebbe potuto avere un finale migliore. Dopotutto, se non ci fossero stati missili, le preoccupazioni sulla sicurezza di Israele sarebbero state limitate; l’argomento principale contro l’autonomia palestinese non avrebbe più avuto ragione di esistere. Dato il relativo successo che il presidente dell’autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha riscosso con le politiche di terrorismo in Cisgiordania, gli insediamenti e il diritto di ritorno sarebbero rimasti l’unico impedimento per la soluzione dei due Stati.

Tuttavia Hamas continua a invocare la parola “occupazione” anche se nessun israeliano o ebreo vive a Gaza e non vi ha vissuto per molto tempo. A partire dal 2005 si è aperto un intero orizzonte di possibilità, ma sono state completamente sprecate, nessun progresso è stato raggiunto, non si è nemmeno accennato a piani sostenibili per il futuro. Tutti gli aiuti internazionali sono stati erroneamente destinati al servizio della distruzione. Cosa sarebbe successo se Hamas fosse nato non all’interno della Fratellanza Musulmana ma piuttosto tra i curdi del Kurdistan o tra gli afro-americani, che certamente non hanno vinto le loro battaglie per i diritti civili divenendo terroristi?

I coloni israeliani sono diventati immediatamente famosi in tutto il mondo per aver trasformato il deserto in un giardino. I palestinesi di Gaza, al contrario, anche adesso che non sono sotto occupazione da quasi un decennio, sono conosciuti solo per le esplosioni.

Thane Rosenbaum è un romanziere, professore di diritto e saggista americano. Il suo articolo è stato pubblicato su Haaretz.

(Traduzione Eleonora Cortopassi)