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Oltre la Costa Smeralda
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Oltre la Costa Smeralda

L’entroterra sardo deve puntare sul turismo. Come a Oschiri, dove la popolazione ha smesso di crescere a partire dal 1950

04 Ago. 2014

Oschiri è un tranquillo paesino in provincia di Olbia-Tempio, nel nord della Sardegna. A soli 45 chilometri dalla lussuosa Costa Smeralda, ha ben poco da spartire con la patria del Billionaire, emblema del jet set vacanziero, di veline e champagne.

La principale differenza è il mare: la Costa Smeralda vive delle sue acque cristalline mentre a Oschiri il mare non c’è. Si tratta di uno dei numerosi centri dell’entroterra sardo, tra i più rurali, fatto di oliveti infiniti costeggiati da bassi muretti di pietre accatastate l’una sull’altra, dove il tempo sembra essersi fermato.

Se da un lato questa zona è simbolo di autenticità e tradizione, mai raggiunta dal turismo di massa, dall’altro l’assenza di visitatori nelle zone interne si rivela un grave problema per l’economia sarda.

Non appena ci si allontana dalle coste della Sardegna, i turisti spariscono per fare spazio a vuote strade assolate. I locali esclusivi della Costa Smeralda sono sostituiti da botteghe artigiane in cui il metodo di lavorazione del cuoio è lo stesso da secoli; il caviale è sostituito dalla panada (un tortino ripieno di carne, vero orgoglio di Oschiri) e le feste esclusive del Billionaire si tramutano proprio nella “Sagra della panada”, un festival animato da canti e balli tradizionali dedicato a questa pietanza.

Se il successo della Costa Smeralda non sembra conoscere freni, nella provincia di Olbia-Tempio e nei pressi di Oschiri lo scorso anno la disoccupazione è salita al 17 per cento, contro il 13 per cento del 2012.

Secondo il The Guardian, i sardi non sembrano soffrire la mancanza di vip ed esclusività, appannaggio principalmente della Costa Smeralda, ma è un peccato che i benefici del turismo restino una prerogativa delle zone costiere.

L’interno della Sardegna, rurale, ricco di storia e cultura, resta poco visitato. Le millenarie tradizioni sarde sono fieramente mantenute dai suoi abitanti, che le proteggono ma non riescono a trasmetterle in modo adeguato ai turisti che ogni giorno, soprattutto d’estate, si riversano sulla costa, limitandosi a visitare le spiagge senza andare oltre.

Secondo Roberto Carta, nativo di Oschiri e membro del consiglio comunale, il problema è un “turismo senza profondità”. Se prima la mancanza di turisti e curiosi era vista come l’opportunità di mantenere protetti usi e costumi di tradizione millenaria, il declino dell’economia degli ultimi anni ha reso manifesta la necessità di nuove entrate che non possono che provenire dal turismo.

Secondo l’Istat il tasso di disoccupazione in Sardegna ha superato il 18 per cento negli ultimi tre mesi del 2013, diventando il sesto più alto in Italia. Più della metà delle famiglie ha descritto le loro risorse economiche come “scarse” o “assolutamente insufficienti”.

L’altro dato preoccupante è il numero di giovani che lasciano l’isola per trasferirsi “in continente”, in cerca di maggiori opportunità. Dal punto di vista demografico è un vero e proprio dramma per Oschiri, dove la popolazione ha smesso di crescere a partire dal 1950, restando ferma a 3.400 abitanti.

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