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Grigiori madrileni
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Grigiori madrileni

Quando, anche in Spagna, la sinistra che non cambia diventa destra

27 Lug. 2014

Forse molti lo hanno rimosso, ma nel 2011 il Partito Democratico lanciò una campagna di propaganda basata sul concetto del “rimbocchiamoci le maniche”. Nei manifesti, affissi sui muri di tutte le città e nelle metropolitane, era possibile vedere Pierluigi Bersani in posa con le maniche della camicia rimboccate. Il tutto in bianco e nero.

La scelta apparve singolare dal punto di vista comunicativo: non tanto per le maniche di camicia, ma per il bianco e nero. Molto spesso quando si parla di “persona grigia” (che è l’effetto cromatico e visivo ottenuto dalla combinazione tra i due colori) ci si riferisce ad una persona priva di particolare carisma e spessore. Ricordate le vignette di Giorgio Forattini su Giovanni Goria? Ecco, il grigio di Bersani come equivalente del “senza volto” Goria.

Nei mesi successivi gli esperti di comunicazione di marca progressista cercarono di spiegare il senso di quell’”investimento” su Bersani come un surrogato delle elezioni presidenziali francesi del 2012: la vittoria di Hollande, esponente politico ordinario e senza particolari doti carismatiche, testimoniava come anche in Italia si potesse dare un “senso a questa storia”. Dimenticando in questo modo quanto le grandissime colpe di Sarkozy, e il sostanziale rifiuto da parte dell’elettorato transalpino della sua innovativa offerta politica, abbiano influenzato quelle presidenziali di due anni fa.

Quello che però tutti omettono è che tra la campagna del Pd e la vittoria di Hollande (che in un certo senso “giustificò” la campagna dell’uomo grigio) ci fu la discutibile scelta dell’allora ministro degli interni spagnolo Rubalcaba di impostare la sua campagna elettorale per le politiche del novembre 2011 all’insegna dello stesso concetto.

Dopo l’annuncio di Zapatero di non correre più per un terzo mandato, e soprattutto dopo le dimissioni anticipate del luglio 2011, il Partito Socialista Operaio Spagnolo scelse come proprio candidato alla carica di premier proprio Rubalcaba. Si parlò anche di Carmen Cachon, allora ministro della difesa, ma a dire il vero più per le sue caratteristiche mediatiche che politiche (ricordate quando passò in rassegna i reparti militari con tanto di pancione?)

In quel periodo Bersani segnalava con grande enfasi come il triplo test elettorale (Spagna, Francia e Italia) fosse fondamentale per far cambiare passo di marca all’Europa. E in questo senso la conferenza stampa tra Bersani e Rubalcaba al Nazareno (cosi come quella Bersani-Hollande al Tempio di Adriano) poteva essere funzionale ad un progetto politico comune.

Accadde però che Rubalcaba scelse gli stessi manifesti di Bersani (bianchi e neri), perse le elezioni e nonostante tutto si candidò (spaccando il partito) alla successione della segreteria Psoe battendo il nuovo corso rappresentato, questa volta veramente, dalla Cachon. Nel 2000 dopo la sconfitta contro Josè Maria Aznar, Joaquin Almunia non esitò a farsi da parte. Rubalcaba invece fece di tutto per mantenere timone del comando.

Risultato: altri tre anni persi per i socialisti spagnoli che alle europee del 2014 hanno preso ancora meno voti del 2011. Ora anche il Psoe cambia verso. Ma in Italia come in Spagna, quante volte abbiamo assistito ad una sinistra che con tanto di manifesti e sguardi grigi ha frenato il cambiamento non per interesse generale, ma per mantenere consorterie e grumi d’interesse?

Speriamo almeno che in Spagna non si troppo tardi.

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