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Il porno femminista
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Il porno femminista

Per anni la pornografia è stata considerata un prodotto maschilista. Alcune registe vogliono cambiare le cose

11 Lug. 2014

Annie Sprinkle ha iniziato la sua carriera come attrice di film pornografici negli anni Settanta. Allora il settore era in piena espansione e provava a uscire dalla zona grigia in cui il perbenismo della società americana l’aveva tenuto segregato per anni.

Nel 1973, a 19 anni, Anne finì in tribunale, dato che lavorava come venditrice di pop corn in un cinema che trasmetteva il film porno “Gola Profonda”. “Stavano cercando di decidere se il porno fosse legale o illegale”, racconta la Sprinkle al The Independent.

Gli anni Settanta erano anche il periodo delle lotte femministe e il porno veniva attaccato come simbolo dell’oppressione maschilista. Annie, però, ha sempre pensato che il porno al contrario fosse un potente strumento di controllo e affermazione delle donne.

Certo, il porno tradizionale non poteva essere uno strumento di emancipazione: persino per Annie era troppo centrato solo sul maschio. Per questo nel 1981 decise di mettersi in proprio e fu attrice-regista-produttrice di un film porno “femminista”. La scommessa fu vinta dato che “Deep Inside Annie Sprinkle” fu uno dei film porno che incassò di più quell’anno.

Ma cosa è il porno femminista? La Sprinkle spiega che deve puntare in primis a portare piacere a tutte le parti in causa, e non solo al maschio. Secondariamente deve investire sulla comunicazione e la connessione profonda fra chi è coinvolto.

Il porno femminista ripropone gli stessi temi di quello tradizionale: rapporti saffici, classici amplessi eterosessuali, passando per orge e transessuali.

Un porno femminista assomiglia molto più a quanto succede realmente in camera da letto rispetto alle iperboli presenti nei porno tradizionali. Alle femministe che la criticano, la Sprinkle risponde che il suo genere punta a portare avanti messaggi sociali e politici storicamente legati alle rivendicazioni delle donne: la lotta contro lo stupro, l’abuso e lo sfruttamento sessuale.

Candida Royalle è l’altro pilastro storico di questo genere. Nel 1984 ha fondato la casa di produzione “Femme Productions“, che ancora oggi gode di un primato in questo settore. Il suo percorso è stato in parte simile a quello della Sprinkle: anche lei pornostar, in seguito all’ondata femminista decide di provare a fare qualcosa di diverso.

A differenza della Sprinkle, però, la Royalle ha contatti intellettuali con la comunità lesbica di San Francisco. Questo scambio la porta ad aumentare il rilievo del messaggio politico-sociale femminista nei suoi film, culminando con la triologia “Star director series – Revelations” nel 1992. La Royalle amplia anche il focus della polemica sociale: in “Revelations” attacca l’ipocrisia del pubblico che compra i film porno ma non si vuole battere per il riconoscimento dei diritti a chi lavora in quell’industria.

Grazie anche a persone come Annie Sprinkle e Candida Royalle, il porno femminista ha guadagnato prestigio all’interno dell’industria dell’erotismo. Ha ottenuto una propria categoria durante gli Avn, gli “Oscar” del porno e ha anche creato un proprio festival chiamato Fpa (Feminist Porn Awards) che riscuote sempre più successo. L’anno scorso è stato pubblicato il The Feminist Pornbook, una raccolta di saggi accademici e interviste che investiga il ruolo del femminismo nella pornografia.

Il genere sta prendendo piede persino in Italia: proprio in questi giorni, dodici registe italiane sono impegnate nella produzione di altrettanti cortometraggi pornoerotici, soprannominate le “Ragazze del porno”. Le riprese inizieranno nel luglio 2014.

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