Me
Sette schiaffi al Brasile
Condividi su:

Sette schiaffi al Brasile

Lacrime e sgomento per la sconfitta del Brasile nella semifinale, ma molti brasiliani si compiacciono della vittoria tedesca

09 Lug. 2014

È arrivato il momento che tutti temevano ma che in tanti speravano. Felipe Scolari, ct della nazionale brasilana, già vedeva la sesta stella, ma sarà la Germania ad andare a disputare la finale di Coppa a Rio de Janeiro.

Allo stadio Mineirão di Belo Horizonte, i tifosi brasiliani passano dall’euforia alla vergogna in 93 minuti di gioco. L’imbarazzo dei commentatori sportivi è sensibile, parlano di “gioco equilibrato”, anche se non c’è niente di equilibrato nelle sette reti inflitte dagli uomini di Löw ai padroni di casa. Oscar tenta di salvare almeno la dignità della seleção brasiliana con un goal al novantesimo minuto.

A ben poco servono le scuse di David Luiz rivolte agli spalti mentre esce dal campo di gioco, inutili sono le lacrime di Júlio César e il commiato della presidentessa Dilma che, a partita finita, twitta: “Mi unisco alla grande tristezza del popolo brasiliano di fronte a questa sconfitta”.

In breve, lo sgomento si tramuta in delusione, la delusione in collera. Si registrano i soliti scontri a Copacabana, autobus incendiati a San Paolo e scontri tra i tifosi e la polizia in alcune delle capitali federali del Brasile. In realtà, il paese non è in collera, il Brasile è ammutolito. Rio de Janeiro è silente, sembra una città fantasma, nessuno si avventura per strada. La pioggia battente incornicia questo panorama spettrale.

A celebrare la vittoria, non sono solo i tedeschi. Tantissimi brasiliani si compiacciono per la sconfitta del proprio paese. Infatti, molti si erano apertamente dichiarati contrari a ospitare il Mondiale e speravano che l’Italia, la Germania o l’Olanda, le nazionali più benvolute dai brasiliani, o addirittura l’Argentina, storica rivale del Brasile, eliminassero i compatrioti dalla competizione per la Coppa. Per tanti brasiliani questo circuito di denaro che entra ed esce sempre dalle tasche dei soliti noti è insopportabile.

Pochi giorni fa, la stessa Fifa è stata investita dallo scandalo della rivendita illegale dei biglietti. Raymond Whelan, direttore di “Match”, l’unica compagnia autorizzata ufficialmente a vendere i ticket mondiali, è stato arrestato nella sua suite all’hotel Copacabana Palace. E’ sospettato di essere il capo della rete di bagarini che rivendevano illegalmente gli ingressi per la Coppa del Mondo. Nella sua stanza, sono stati trovati circa cento biglietti del Mondiale.

Anche lo scandalo del super fatturato dei costi degli stadi, costruiti in tempo di record, non è piaciuto. “Attenti stranieri a non sentirvi male, abbiamo lo stadio ma non l’ospedale” ha scritto qualcuno sul muro di una scuola di Rio. Per ospitare i Mondiali, il Brasile ha voluto dodici stadi. Cinque di questi sono stati costruiti da zero, l’Estádio Nacional Mané Garrincha della capitale Brasilia è stato prima demolito e poi ricostruito, mentre gli altri sei sono stati pesantemente ristrutturati.

Questa sera, nessuna festa anima la città, pochi sono gli scontri che infiammano le strade. Tutto il Brasile si chiude in un grave silenzio. Se in tanti l’avevano già ribattezzata “la migliore Coppa di tutti i tempi“, il merito è da attribuire al clima di festa perenne, alla sorprendente bellezza delle dodici città che hanno ospitato le partite, ai pochi convenevoli e all’informalità che contraddistinguono il paese.

Forse il Brasile credeva che bastasse appuntare al petto la sesta stella per far sì che i brasiliani dimenticassero gli altissimi costi sociali del Mondiale. La forza e l’unità di un’intera nazione si riflettono anche sul terreno di gioco. Il Brasile di oggi ha dimostrato, anche sul campo, di essere un paese diviso, insicuro di fronte all’Europa e di credere poco nel suo immenso potenziale. Questa sconfitta, però, non deve demotivare ancora di più il Brasile. Che questi sette schiaffi sonori lo sveglino una volta per tutte.

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus