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La spesa su Amazon

In America con il servizio Amazon Fresh puoi fare la spesa da casa, ma in Italia l'e-commerce deve fare i conti con la tradizione

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Un’invitante grigliata di carne e verdure e del cocco proveniente dal Messico: potrebbero essere le voci di un menu e invece sono le immagini che scorrono ininterrotte sulla homepage di Amazon Fresh.

Amazon Fresh è il servizio di distribuzione alimentare attivato in via sperimentale a Seattle nel 2007, ora presente anche nelle città di Los Angeles e San Francisco.

Jeff Bezos, fondatore e amministratore delegato di Amazon, non si accontenta del mercato americano ed è pronto a estendere la rete dell’azienda anche in Europa, scegliendo Londra come trampolino di lancio.

Già da ora i londinesi possono accedere a una vasta gamma di prodotti, dalle bibite agli snack, fino ai croccantini per cani.

Una volta entrati nel sito, basta cliccare sui prodotti prescelti, aggiungerli al carrello virtuale e il tutto viene consegnato a casa in meno di 24 ore, gratuitamente se la spesa supera i 18 euro.

Sebbene questo colosso americano, leader nel settore del commercio elettronico, non abbia rilasciato alcuna dichiarazione in merito alla possibile fruizione del servizio in Italia, le voci sull’argomento corrono da mesi.

La domanda pressante è: quali sono le probabilità di successo di un simile business nel nostro Paese, dove l’attenzione alla qualità del cibo è massima e gli acquisti di beni alimentari tramite i siti di e-commerce si considerano poco diffusi?

La questione sembra essere di grande interesse, considerato che il settore alimentare rappresenta oggi il 14 per cento del Pil ed è uno dei pochi comparti italiani in crescita rispetto al valore aggiunto (+6,5 per cento tra il 2007 e il 2013).

L’altra faccia della medaglia, tuttavia, fa emergere un sistema imprese di piccole dimensioni: il 98 per cento di queste infatti risulta composta da meno di 50 addetti. A ciò si aggiunge una preparazione manageriale insufficiente rispetto agli sviluppi del mercato globale, che frena l’espansione dell’agroalimentare a livello nazionale.

Questa debolezza potrebbe essere la chiave per consentire ad Amazon di entrare nell’e-commerce alimentare italiano?

Stefano Perego (Regional Director Amazon Italia) non si sbilancia, ma guarda con ottimismo al futuro del commercio alimentare online: “Siamo un po’ lontani dal servizio Fresh qui in Italia. Il suo successo dipenderà da come verrà gestito”. Sui siti di e-commerce poi, commenta: “Per chi vive nelle grandi città, la comodità di fare la spesa online è altissima, penso ad esempio alle mamme che non hanno il tempo di passare al supermercato. Chiaro che gli acquisti ricorrenti sono quelli più e-commerciabili: carta igienica, acqua, olio, detersivi. A tale proposito abbiamo lanciato negli US una scatola dove metti un numero fisso di articoli di questo tipo e sembra sia popolarissima”.

Le statistiche a riguardo sembrano fornire dati incoraggianti: secondo il rapporto “E-Commerce 2.0 for the Italian Food&Wine heritage” del 2013, il 30 per cento degli italiani utilizza uno smartphone o un tablet per acquistare online; nello stesso anno, solo gli acquirenti attivi sono aumentati del 50 per cento raggiungendo quota 14 milioni nel mese di novembre. Il dato più rilevante, tuttavia, è proprio quello che coinvolge il settore alimentare, che ha chiuso con un incremento dell’11 per cento. Con riferimento al 2014, la previsione è che 1 italiano su 4 avrà concluso un acquisto su internet.

Basarsi sull’andamento positivo dell’e-commerce, però, non basta: secondo Massimo Gargano (Presidente dell’UNAPROL e della Federazione Regionale Coldiretti Lazio), affinché Amazon abbia successo “è necessario che adatti la sua strategia di mercato al panorama italiano, garantendo la tutela del Made in Italy e la tracciabilità dei prodotti. Dovrà proporre al cliente italiano un prodotto che sia in grado di raccontare il territorio da cui proviene, vista anche la nostra lunga tradizione nella distribuzione di beni alimentari su scala locale”.

In modo analogo, Davide Ciccarese (agronomo e autore de “Il libro nero dell’agricoltura”), individua pregi e ostacoli del mercato agroalimentare italiano: “Amazon potrebbe avere un indubbio vantaggio nell’investimento di ingenti capitali per eliminare problemi logistici, quali la costruzione di ulteriori magazzini lungo il nostro territorio, in modo da garantire una distribuzione ad ampio raggio. Al contempo, dovrà tenere in considerazione la grande biodiversità dei prodotti italiani, ed essere in grado di valorizzarli. Il mondo anglosassone inoltre, a differenza di quello italiano, è da un lato più incline all’utilizzo dei siti di e-commerce per l’acquisto di beni alimentari; dall’altro, ha una cultura del cibo più aperta alle tradizioni sovranazionali”.

Offrire dei prodotti a prezzi ribassati rispetto a quelli dei concorrenti, sacrificando i profitti è sempre stata la strategia vincente di questa grande multinazionale, premiata in più occasioni da Wall Street. In Italia, però, questo potrebbe non essere sufficiente: il low cost non sempre è indice di qualità del prodotto, che è un elemento a cui il consumatore italiano mira per tradizione.

Amazon potrà nel breve termine creare scompiglio tra le aziende agricole italiane; ma nel lungo termine, con la crescita dei servizi di e-commerce e l’avanzamento dei nativi digitali, innescherà una reazione delle stesse, per migliorarsi e tenere il passo: è la competizione che porta all’innovazione.