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Il femminismo nell’era dei selfie
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Il femminismo nell’era dei selfie

Guida agli appuntamenti: chi paga il conto? L’intraprendenza funziona? Le risposte della scrittrice Emma Unsworth

04 Lug. 2014

Avventurarsi per i sentieri impervi di un appuntamento, nell’era dei selfie e degli stati sentimentali su Facebook, è un esercizio di stile. Praticarlo necessita di un libretto di istruzioni alternativo per qualsiasi donna provi a fare dell’emancipazione una bandiera quotidiana.

Parola della scrittrice Emma Jane Unsworth, che dalle colonne del Guardian propone una “guida femminista” alle situazioni più comuni. Chi paga il conto? Cosa aspettarsi se l’incontro è online? Uscire con uno sconosciuto può essere davvero disorientante, ammette Unsworth, “specie se aggiungi i postumi di una sbornia”. Ma la sfida più dura, per la donna del ventunesimo secolo, è cercare l’amore provando a mantenere il rispetto di sé.

La parola “single” evoca tristi scene nell’immaginario collettivo postmoderno, una per tutte quella dei letti a una piazza, tutt’altro che divertenti. Proclamarsi libera potrebbe inoltre voler dire autocondannarsi a un crescendo di domande imbarazzanti (dal “Ti vedi con qualcuno?” a “Vuoi dei bambini?”). Sottrarsi all’interrogatorio si può e Unsworth suggerisce una (cruda) risposta: “A dire il vero ho avuto un aborto spontaneo questa mattina” per mettere fine a ogni pressing sull’orologio biologico che incalza.

Se riusciste a rimediare un appuntamento, un questionario preliminare potrebbe evitarvi di incorrere in spiacevoli perdite di tempo. 1) Pensi che gli anni Cinquanta possano essere descritti come un’epoca d’oro per le relazioni di genere? 2) L’idea che una donna guadagni più di te ti fa venire l’orticaria? 3) Beviamo una birra… va bene?

Circa gli appuntamenti online, Unsworth rivolge una critica non troppo velata a quegli amici che piantati davanti al pc attendono di essere ricontattati da persone conosciute sui siti di incontri. “Infinitamente deprimente”, commenta, aspettare per paura di sembrare troppo impazienti o coinvolti. Al bando la passività. L’anonimato dei profili internet, d’altro canto, può rivelarsi un problema perché dà sfogo alle frasi più liberatorie degli utenti, non sempre le più felici. Frequenti i casi di messaggi (spesso poi twittati dagli stessi destinatari) con contenuti che spaziano dall’osceno al minaccioso.

Attenzione alle esperienze selfie. I casi di “esibizionismo” sono all’ordine del giorno tra i navigatori del web. Imbattersi in uomini mezzi nudi che, comodi sulla loro sedia preferita, selezionano le “donne istantaneamente molestabili” alle quali inviare le proprie fotografie è davvero facile. L’ultima moda parrebbe proprio quello che Unsworth ha ribattezzato “Pelfie” (da penis-selfie), un’istantanea delle parti un-tempo-intime maschili, con cui rendere indimenticabili i sabato sera di qualche malcapitata.

Dilemma tra i dilemmi: chi dei due paga il conto? Unsworth si fa beffa degli stereotipi uomini-cavalieri e donne-principesse, viste come damigelle da salvare. Specie perché oggi non è più tanto pratico riuscire a salvarle. Così, se aprire la porta o portiera di turno è segno di buone maniere (“tranne che tu non sia un bastardo”), il lasciar pagare l’altra persona se è più ricca e se si è uomini non sarebbe necessariamente sinonimo di una “perdita di potere”.

La scrittrice stessa ammette tuttavia che, sebbene a volte lasci di buon grado che sia l’altro a pagare, in altre occasioni è stata vicina alla bancarotta pur di salvare l’onore. Un atteggiamento forse poco raccomandabile, ma “nessuno è perfetto” come confessa lei stessa.

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