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Un pisano a Baltimora

Ozmo è uno dei rappresentanti di spicco della street art italiana

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Combattere il degrado e la violenza di un quartiere con la street art. Trasformare le strade con i colori, rendendole più vivibili, stimolando la socialità e attirando investimenti.

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È questa l’idea degli organizzatori di Baltimora Open Walls, un festival arrivato alla seconda edizione e che richiama artisti da tutto il mondo in collaborazione con il Maryland Institute of Art.

La città nello stato del Maryland è tra le più pericolose negli Stati Uniti, dove povertà e crisi hanno reso alcuni quartieri invivibili. Tra questi anche Station North, dove droga e malavita scandiscono la quotidianità dei residenti. Avere un cellulare che spunta dalla tasca dei pantaloni, anche in pieno giorno, può essere pericoloso. Ed è proprio qui, tra queste vie, grazie al talento di artisti internazionali, i palazzi prendono vita. Sorrisi, ritratti, paesaggi, vita quotidiana e messaggi politici.

Tra i 15 invitati di quest’anno anche Gionata Gesi, in arte Ozmo, uno dei rappresentanti di spicco della street art italiana. “Mi ha invitato Gaia che è uno dei curatori, quando ci siamo conosciuti a Roma. Entrambi lavoriamo su immagini pre-esistenti e le rielaboriamo”, racconta l’artista che da metà maggio è a Baltimora.

Il suo è uno stile a metà tra street art e arte contemporanea. Quando racconta del suo stile, misura le parole. Si appassiona. Racconta aneddoti che gli sono capitati in vent’anni di carriera. Come quella volta che ad Ancona è stato preso a male parole da una giovane accusandolo di essere blasfemo per la sua Madonna a testa in giù.

Dopo dieci minuti una signora anziana gli ha fatto i complimenti perché le era piaciuta molto. “L’arte e’ così appassiona e divide. La gente proietta le proprie paure e i suoi desideri. L’opera d’arte diventa uno specchio e innesca una riflessione”. E ognuno può interpretare l’opera come vuole.

Stessa situazione a Baltimora, dove Ozmo ha deciso di reinterpretare, sul retro di una casa che dà su un cimitero, il dipinto di Jan Mostaert “Ritratto di un uomo africano” al quale ha aggiunto un bersaglio colorato. “Volevo rappresentare un simbolo in cui la comunità potesse rispecchiarsi”, dice Ozmo. Ma senza andare a disturbare icone classiche del “muralismo nero” come Martin Luther King Jr o Nelson Mandela. L’inaugurazione della manifestazione sara’ il 31 maggio.