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L’Italia non sarà mai normale
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L’Italia non sarà mai normale

Appalti truccati per l'Expo 2015 portano 7 persone in carcere, tra loro anche il direttore pianificazione e acquisti Angelo Paris

09 Mag. 2014

“L’Italia non sarà mai un paese normale. Perché l’Italia è l’Italia”. Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha detto queste parole in un’intervista pubblicata ieri dal settimanale statunitense Time. “Se fossimo un paese normale, non avremmo Roma. Non avremmo Firenze. Non avremmo la meraviglia che è Venezia. Vi è nel Dna degli italiani un po’ di follia, che nella stragrande maggioranza dei casi è positivo. È genio. È talento”.

Lo stesso giorno della pubblicazione dell’intervista, la guardia di finanza di Milano ha arrestato sette persone in un’inchiesta sugli appalti dell’Expo 2015. In manette sono finiti, tra gli altri, il direttore pianificazione e acquisti dell’Expo, Angelo Paris, l’ex senatore di Forza Italia Luigi Grillo – intermediario di presunte irregolarità negli appalti di Infrastrutture lombarde, la controllata della regione Lombardia che si occupa di realizzare opere pubbliche – Gianstefano Frigerio, ex segretario amministrativo della Democrazia cristiana milanese, e Primo Greganti, ex funzionario del Partito comunista italiano e del Partito democratico della sinistra.

Alla luce di ciò che è emerso dall’inchiesta della guardia di finanza di Milano, fa effetto rileggere le parole del presidente del consiglio. Matteo Renzi ha ragione: l’Italia non è né sarà mai un paese normale se persino un evento internazionale raro come l’Expo, che potrebbe generare 3,7 miliardi di euro di entrate economiche e benefici per la città di Milano, non riesce a sottrarsi all’intreccio di tangenti, corruzione, appalti pilotati e criminalità che innerva il nostro paese.

Ma come è possibile che tutto ciò avvenga nell’organizzazione di un evento di straordinaria importanza come l’Expo? Secondo gli inquirenti, in Lombardia esisteva una “cupola” in grado di condizionare gli appalti dell’Expo, della sanità e di altre opere pubbliche. La struttura si reggeva soprattutto su Frigerio, Greganti e Grillo, i quali promettevano avanzamenti di carriera a manager e pubblici ufficiali, assicurando loro protezioni politiche.

L’associazione poteva ricevere in anticipo informazioni sull’assegnazione degli appalti e avvantaggiarsi cercando di far assegnare gli appalti a imprenditori “amici”. L’alleanza tra Greganti e Frigerio permetteva di coinvolgere aziende e cooperative legate a tutti i partiti politici.

Secondo gli inquirenti, uno dei funzionari che permetteva di condizionare gli appalti era Angelo Paris. Grazie alle sue informazioni, la cupola conosceva in anticipo i progetti dei padiglioni dei diversi paesi sull’Expo 2015, oppure i problemi amministrativi legati alle Vie d’Acqua, il progetto per riaprire i navigli milanesi legato all’esposizione universale.

Gli inquirenti hanno aperto l’inchiesta sull’Expo partendo da un’indagine sulla ‘ndrangheta in Lombardia, chiamata “Infinito”. In queste carte sono presenti anche i nomi di diversi politici, tra i quali Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Cesare Previti, che però non risultano indagati.

Alcuni dei protagonisti della vicenda erano già finiti al centro di alcuni scandali di corruzione. Primo Greganti, era già stato coinvolto nel 1993 nell’inchiesta Mani pulite quando fu arrestato con l’accusa di aver incassato tangenti per più di un miliardo di lire.

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