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Rimozioni forzate

A Rio de Janeiro la polizia rimuove con la violenza seimila senzatetto che occupavano abusivamente uno stabile

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Sono arrivati all’alba, con l’incedere pesante di chi è carico di armi, di chi si prepara allo scontro. Preceduti da qualche sparo a vuoto per segnalare la loro presenza, ottanta militari e milleseicento poliziotti alle prime luci del mattino di venerdì undici aprile hanno circondato uno stabile occupato abusivamente nel quartiere di Engenho Novo, a nord di Rio de Janeiro, nei pressi di una delle sedi che ospiterà i giochi olimpici nel 2016. Dentro, seimila civili sono colpevoli di essersi insediati dal 31 marzo in questo ex deposito di proprietà del governo federale. In concessione d’uso alla società di telecomunicazioni Oi, il magazzino era inutilizzato da oltre dieci anni.

“Ho perso il lavoro tempo fa e non potevo più permettermi di pagare l’affitto, mi hanno sfrattata e sono finita qui” si dispera la sessantunenne Lucia Helena Santana.

“Le piogge forti degli ultimi mesi hanno completamente allagato la mia casa, abitavo in una favela e l’acqua ha iniziato a traboccare dai sanitari, filtrava sotto le porte, avevamo i tubi di scarico otturati, quasi non abbiamo avuto tempo di salvare i nostri effetti personali” lamenta un’altra sfollata.

“Vivevo nella favela di Triagem che il governo di Rio ha recentemente rimosso promettendo di costruire per noi dimore più dignitose, ma è tutta una farsa, non a tutti è stata assegnata un’altra abitazione. Mi sono trasferita qui, se mi mandano via vado in mezzo alla strada con mio figlio” protesta furiosa una giovane donna.

La rimozione degli abusivi ha tenuto occupati gli ufficiali per almeno tre ore. Un’operazione senza dialogo, senza confronto pacifico, i militari non hanno risparmiato proiettili di gomma e lacrimogeni contro gli sfollati in protesta, oltre ad irrompere nello stabile e forzare l’uscita degli insediati. Tre elicotteri controllavano dall’alto la situazione mentre una ruspa ha iniziato a demolire varie baracche di legno e lamiera sorte intorno all’ex magazzino. I civili hanno risposto alla violenza delle forze dell’ordine con altra violenza, scagliando pietre e incendiando quattro autobus, una macchina e due camion, le cui carcasse carbonizzate hanno ostruito il traffico per alcune ore. Nella confusione degli scontri, anche un supermercato è stato saccheggiato.

Si contano decine di feriti, tra cui anche tre bambini, e venti persone arrestate. Pochi sono riusciti a rimanere dentro allo stabile, la maggior parte si è accampata di fronte all’ex deposito in protesta. Non se ne andranno, dicono, almeno finché il sindaco non provvederà a procurare loro un’abitazione, l’unica cosa in grado di restituire dignità all’essere umano.