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L’uomo che può salvare l’Italia
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L’uomo che può salvare l’Italia

La sua missione è ridurre drasticamente i costi dello Stato. Chi è Carlo Cottarelli?

02 Apr. 2014

È l’uomo che potrebbe determinare la vittoria o la sconfitta della scommessa più grande del governo Renzi: si chiama Carlo Cottarelli ed è il commissario alla revisione della spesa dello stato italiano.

Il suo obiettivo: far risparmiare allo stato 34 miliardi in tre anni, una cifra pari al 2 per cento della produzione economica italiana, che lo Stato spreca all’interno delle sue voragini istituzionali.

Il Wall Street Journal ha dedicato un articolo al commissario e alla sua missione quasi impossibile, ma indispensabile al governo per ridurre le tasse come promesso e in questo modo aiutare l’Italia a colmare il gap competitivo con gli altri paesi europei.

Il Wall Street Journal descrive Cottarelli come ex alto funzionario del Fondo Monetario Internazionale, che ha già avuto a che fare con i conti di Turchia, Russia e Regno Unito ma ora si rivolge all’Italia.

Per lui, fare pulizia nei conti dello stato italiano significherà lottare contro “lobby potenti, tra cui alti funzionari, sindacati e partiti politici che hanno già avuto la meglio su una serie di simili iniziative in passato”.

Ad esempio, la spending review tentata dall’ex premier Mario Monti ha prodotto soltanto, secondo il giornale, “un volume di 300 pagine di raccomandazioni che per lo più ha solo preso polvere”.

Per raggiungere questo obiettivo, stavolta il premier Matteo Renzi ha deciso di dare il buon esempio, mettendo all’asta su eBay decine di auto blu, dando una severa sforbiciata agli stipendi dei manager pubblici e scartando l’acquisto dei costosi F35 americani da parte dell’Italia.

“L’approccio italiano alla spesa pubblica, che è pari a 800 miliardi di euro – vale a dire la metà del prodotto interno lordo – è la principale fonte di debolezza competitiva del Paese”, scrive il Wall Street Journal.

“Per due decenni, l’Italia ha aumentato le tasse e ha fatto ricorso a tagli indiscriminati della spesa pubblica per finanziare il suo debito pubblico, che è il quarto più grande del mondo. Eppure, i costi di governo in Italia rimangono più alti del 50 per cento rispetto alla media europea”.

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