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Più spazio alle donne in politica

Durante la campagna per le elezioni afghane le donne hanno ricoperto un ruolo insolitamente pubblico ma si teme per i loro diritti

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È tempo di promesse e segnali in Afghanistan. Alle elezioni presidenziali che si terranno domani gli afgani saranno chiamati alle urne per scegliere il successore di Hamid Karzai, che ha governato il paese a partire dalla caduta dei talebani nel 2001.

Tutti i principali candidati alle elezioni hanno promesso di sostenere i diritti delle donne se eletti. Vero o no, nella campagna per le elezioni afghane le donne stanno ricomprendo un ruolo più importante che mai, come sostiene Margherita Stancati sul Wall Street Journal.

Zalmai Rassoul, ex ministro degli esteri alleato di Karzai e ora candidato alle presidenziali, ha nominato una donna come sua compagna di corsa: si tratta di Habiba Sarabi, ex governatrice della provincia centrale di Bamiyan. Lei ha accompagnato Rassoul in tutto il paese, anche nelle zone conservatrici a maggioranza pashtun, dove l’affluenza delle donne alle urne è stata particolarmente bassa in passato.

Sarabi spera che il suo posto nel team presidenziale incoraggerà altre donne ad andare a votare e ha espresso il desiderio che le donne costituiscano almeno il 20 per cento del governo, qualora Rassoul dovesse vincere.

Un altro candidato, Ashraf Ghani Ahmadzai – ex accademico che ha insegnato a Berkeley e alla Johns Hopkins University negli Stati Uniti – si è recato a un evento pubblico in occasione della Giornata internazionale della donna con la moglie di origine libanese, Rula, che ha pronunciato un discorso.

Tra i favoriti c’è anche Abdullah Abdullah, altro alleato di Karzai e considerato un candidato liberale. Riferendosi ai diritti delle donne, Abdullah ha recentemente dichiarato al giornale britannico Independent: “Se volete vedere questo paese o qualsiasi altro paese essere in grado di affrontare le sfide e crescere, ciò non può avvenire senza il coinvolgimento di metà della sua popolazione”.

Circa 300 donne saranno tra i 2.700 candidati che domani si contenderanno i seggi nei consigli provinciali. Secondo gli attivisti si tratta di un dato da non sottovalutare: l’importanza relativa che le donne hanno ricoperto nella campagna elettorale sottolinea i progressi fatti dalle donne afgane da quando gli Stati Uniti hanno rovesciato il regime talebano.

Sotto il regime, le donne afghane sono state escluse dal lavoro e da qualsiasi carica politica. La moglie dell’attuale presidente Hamid Karzai non è mai apparsa al suo fianco in pubblico. Dal 2001 invece le donne hanno beneficiato dell’accesso all’istruzione e al lavoro.

“Le donne non possono più essere ignorate”, ha detto Wazhma Frogh, un’attivista dei diritti delle donne a Kabul, “Ora portano un sacco di voti”.

Molti tuttavia temono che i diritti delle donne saranno sacrificati come parte di un possibile accordo di pace con i talebani insorti, che rappresenta una priorità per tutti e tre i principali candidati alla presidenza. I conservatori hanno recentemente minacciato di ridurre le garanzie per le donne e hanno abbassato dal 25 per cento al 20 per cento la quota di posti riservati loro nei consigli provinciali .