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Spazzini alla riscossa

Lo sciopero da manuale degli spazzini di Rio de Janeiro lascia la città immonda proprio durante il Carnevale

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Anche se a Carnevale ogni scherzo vale non siamo di fronte a un tiro mancino. E’ uno degli scioperi più riusciti che Rio de Janeiro abbia visto negli ultimi anni. Sono gli spazzini i veri vincitori morali di questo Carnevale, piccoli eroi arancioni che lo scorso giovedì grasso hanno incrociato le braccia e riposto la scopa fin quando il sindaco di Rio non ha promesso di appesantire la loro busta paga.

Dei quindicimila effettivi che provvedono alla pulizia dell’intera città, quasi quattromila hanno invocato il diritto allo sciopero, lasciando per una settimana strade e parchi a imputridire tra spazzatura, lattine di birra e rifiuti organici di ogni sorta che iniziavano a fetere sotto il sole ancora estivo. Scioperare senza preavviso durante il Carnevale è stata una mossa davvero efficace, ha messo con le spalle al muro il sindaco in un momento in cui le strade si colmano di maschere e allegria.

Quest’anno nessuno ha raccattato i rifiuti solidi di fine giornata e in poco tempo Rio si è trasformata in una cloaca a cielo aperto, puzzando come un cadavere in decomposizione.
Gli spostamenti a piedi e con i mezzi pubblici hanno subito rallentamenti dovuti al volume dei rifiuti, rovesciati disordinatamente lungo le strade. “Questi netturbini stanno lottando per i loro diritti e per condizioni di lavoro migliori, ma non posso vendere i miei panini in mezzo a tanta sporcizia” lamenta l’ambulante Wellington de Souza, che tuttavia non riesce a nascondere un cenno di approvazione per quel coraggioso gruppo di spazzini.

Durante la settimana del Carnevale le parate in maschera si sono rincorse per le strade di Rio, lasciando la città ogni giorno sempre più immonda. Questo non ha impedito ai cittadini di simpatizzare con la protesta, soprattutto quando il presidente della Comlurb, l’agenzia addetta alla pulizia urbana, ha minacciato di licenziare in tronco 300 dipendenti qualora non avessero ripreso in mano la scopa. “Quest’anno il sindaco se la pulisce da solo la città” ghigna divertito un anziano che assiste con la moglie alle sfilate carnevalesche.

Ha preso parte allo sciopero anche Renato Sorriso, il netturbino più famoso del mondo. Renato diventa curiosamente popolare nel lontano Carnevale del 1997, quando si trova al Sambodromo durante le sfilate delle scuole di samba come addetto alla pulizia. Invece che occuparsi della nettezza della passerella come tutti i suoi colleghi, Renato inizia a ballare samba tenendo in mano la sua scopa davanti al pubblico pagante. Gli spettatori applaudono e lo incitano a continuare, salvandolo dai provvedimenti disciplinari che sarebbero stati presi contro il suo comportamento poco professionale. L’impressionante disinvoltura dei passi e la sua simpatia gli hanno subito tributato il soprannome “Sorriso”. Da allora è stato corteggiato da produttori televisivi, editori e coreografi delle scuole di samba che cercano la sua collaborazione. Sorriso ha spesso accettato, partecipando come ospite anche alla cerimonia di chiusura dei giochi olimpici di Londra 2012, senza mai abbandonare la sua professione che definisce umile, ma estremamente dignitosa. Il suo appoggio allo sciopero ha contribuito ad attirare sulla categoria una significativa visibilità mediatica.

Il primo cittadino Eduardo Paes ha ceduto questa settimana al lungo braccio di ferro, messo sotto pressione anche dall’allarme della potenziale proliferazione di malattie dovute al clima insalubre creato dai rifiuti che marcivano sotto al sole. Il sindaco ha dunque autorizzato un aumento del 40% sul salario e sul valore dei buoni pasto pur di uscire dall’impasse, concedendo ulteriori benefici per accontentare le richieste degli addetti alla nettezza urbana.

Lo sciopero da manuale dei “garis” di Rio (come il portoghese chiama i netturbini) sembra essere opera di uno stratega della protesta. Con un elenco di punti programmatici alla mano, dialogo paziente e coraggiosa determinazione, questa categoria ha impartito una lezione di stile non solo a Rio ma a tutto il Brasile che, da ormai un anno, assiste ad accese manifestazioni che spesso e volentieri si spengono in modo violento e inconcludente.