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La fine delle materie umanistiche
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La fine delle materie umanistiche

Negli Stati Uniti gli studi umanistici non sono in grado di garantire una carriera accademica soddisfacente. Tutt'altro

11 Mar. 2014

“Ahimè”, disse il topo, “il mondo si rimpicciolisce ogni giorno di più. All’inizio era così grande da farmi paura, mi sono messo a correre e correre, e che gioia ho provato quando finalmente ho visto in lontananza le pareti a destra e sinistra! Ma queste lunghe pareti si restringono così alla svelta che ho già raggiunto l’ultima stanza, e lì nell’angolo c’è la trappola cui sono destinato

“Non devi fare altro che cambiare direzione”, disse il gatto, e se lo mangiò.

Con questa analogia Rebecca Schuman su Slate cerca di far ragionare i ragazzi americani sul loro futuro. Le statistiche sono decisamente contro chi vuole intraprendere una carriera umanistica all’università.

Come in “Una piccola favola” il topo non stava andando nella direzione sbagliata, ma era semplicemente destinato a soccombere, così il destino di chi vuole percorrere la strada che lo porterà a insegnare materie umanistiche negli Stati Uniti è segnato. La rovina è inevitabile e completamente slegata dalle scelte.

Un altro esempio riportato dalla ricercatrice, più facile da ricondurre alla realtà, è questo: solo il 6 per cento di persone afflitte da microcitoma sopravvive al tumore. Ma qualcuno fumerebbe quattro pacchetti di sigarette al giorno con il solo scopo di ammalarsi per poi sperare di rientrare nel 6 per cento dei sopravvissuti? No, sarebbe stupido. Analogamente, per ogni posizione aperta in ambito letterario ci sono circa 150 aspiranti. Moltiplicate la probabilità pari a 0,6 per cento di ottenere quel lavoro per 10 posizioni sparse in giro per il mondo e otterrete sempre il 6 per cento. Le possibilità in ambedue i casi sono irrisorie, non vale la pena mettersi in gioco.

La fatica fatta, gli anni passati sui libri e i soldi spesi per studiare non torneranno sotto forma di ricompensa. Nonostante il ruolo importante che si ricopre dopo un Ph.D, le soddisfazioni a cui si va incontro sono ben poche. Schuman riassume così la frustrazione a cui la maggior parte degli studenti andrà incontro:

“Dopo che avrete mandato a vostre spese 60 pagine di dossier a un campus del Midwest e a università del sud di cui non avete mai sentito il nome; dopo che avrete ottenuto a stento qualche colloquio di approfondimento, dopo che forse sarete stati invitati a un secondo colloquio dove verrete giudicati in base a una sola presentazione, quando, dopo tutto questo, vi diranno che il lavoro sarà dato a un candidato interno, vi sentirete come rifiutati dal mondo, perché sentirete di aver fallito nel solo campo in cui avevate messo anima e corpo e speso tutte le vostre energie”.

Chi affronterà questo percorso accademico si troverà inevitabilmente risucchiato dall’attuale mercato del lavoro: 18 mila dollari all’anno di salario, nessun benefit, nessun ufficio. Per tutta la vita.

La domanda naturale che ci pone è questa: dopo migliaia di anni in cui le materie umanistiche sono state la base portante dell’istruzione, come si è arrivati a questo punto? Al giorno d’oggi college e università hanno più studenti che mai, e anche le tasse sono ai massimi storici. Le materie umanistiche si stanno estinguendo perché i genitori sconsigliano ai propri figli di iscriversi a questo tipo di facoltà? Oppure perché la produzione di tonnellate di contenuti ottusi ha condannato le materie umanistiche alla loro stessa irrilevanza? Il quesito non verrà risolto nei 5-10 anni necessari a concludere un Ph.D.

“Nel 2005, quando ho iniziato il mio Ph.D, avrei dovuto pensarci meglio, ma non l’ho fatto.Ora che avete di fronte a voi i fatti, ci penserete? O pensate di poter battere le statistiche?”, conclude Schuman.

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