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Le donne non possono aspettare
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Le donne non possono aspettare

Non solo per l'8 marzo. Uno spot racconta quante risorse potrebbero liberarsi con la valorizzazione dei talenti femminili

07 Mar. 2014

In occasione della festa della donna dell’8 marzo, l’Associazione Pari o Dispare presenta un nuovo spot in collaborazione con la casa di produzione Non Chiederci la Parola che ripercorre alcune evidenze della disparità uomo-donna in Italia, con ironia e impegno attivo.

Nello spot le attrici Alessandra Faiella, Claudia Penoni, Margherita Antonelli, Rita Pelusio (protagoniste anche dello spettacolo teatrale “Stasera non Escort”), sono impegnate in un’interminabile coda che lascia loro il tempo per alcune riflessioni, qualche dato e per una domanda: per le donne è sempre tutto più complicato?

L’associazione Pari o Dispare (PoD per Amiche e Amici) vuole ricordare ancora una volta al nostro Paese e al nuovo Governo Renzi, come in Italia le donne nascano pari e crescano dispare. I numeri elaborati dall’Istat, da Banca d’Italia e da altri prestigiosi Istituti concordano e non lasciano alternative: per uscire dalla crisi non possiamo proprio permetterci di rinunciare al talento femminile e alla forza delle donne che vivono in Italia.

In base all’ultimo rilievo ISTAT ogni 100 cittadini italiani, 52 sono donne. Solo il 47% delle donne ha un’occupazione contro il 67% dei colleghi uomini. Le donne continuano a essere pagate meno rispetto agli uomini e, come recentemente ricordato dalle pagine di un prestigioso quotidiano italiano, nell’arco di una vita per creare il reddito di un uomo ci vogliono due donne.

Tanti ancora sono i passi da fare per una vera meritocrazia in Italia, nel vasto mercato del lavoro come ai vertici di ogni settore: se davvero seguissimo una rigorosa applicazione del principio del merito, le donne sarebbero sicuramente protagoniste, viste le migliori performance scolastiche e accademiche.

Tra le urgenze segnalate da Pari o Dispare, vi è una seria riforma nel campo del welfare, specialmente per quanto concerne i servizi di cura e assistenza alla persona in Italia, magari con strumenti innovativi come i voucher; occorre rivedere gli organismi di parità nel nostro paese e renderli realmente indipendenti, come ci chiede la mal recepita direttiva europea 54, per combattere più efficacemente le discriminazioni multiple che riguardano in realtà tutti noi; bisogna approvare una legge elettorale che garantisca una equa rappresentanza; dobbiamo continuare la lotta contro gli stereotipi di genere nella comunicazione e nei comportamenti duri a morire; non dobbiamo dimenticare di guardare al di là del nostro naso e saper cogliere le opportunità che ci offre l’immigrazione, cercando un vero dialogo con l’Euromediterraneo.

Oggi non di quote vorremmo parlare ma di democrazia paritaria. Se soltanto raggiungessimo il 60% di forza lavoro donna, il nostro PIL aumenterebbe del 7%. Un valore superiore a tante delle manovre discusse sino ad oggi.Lo spot di Pari o Dispare rivolge un invito a donne e uomini: rompiamo le code! In ballo c’è il futuro e lo sviluppo del nostro paese. #ROMPIAMOLECODE

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