Me
Smetto quando voglio
Condividi su:

Smetto quando voglio

Il business delle droghe legali

05 Set. 2018

Il film “Smetto quando voglio” è davvero divertente. Il protagonista del film è un assegnista di ricerca di neurobiologia trentasettenne a cui non viene rinnovato il contratto e che, per guadagnare qualcosa, inventa e sintetizza una sostanza stupefacente nuova e legale.

Guardando il film, ci si chiede: ma come può una sostanza psichedelica allucinogena essere legale? Si tratta forse di una forzatura della trama finalizzata a rendere il film più appassionante?

In realtà il film racconta una storia che, nella sua assurdità, è perfettamente verosimile. Si parla molto della legalizzazione o meno delle cosiddette “droghe leggere”, ma il dato poco noto ai più è un altro: una quantità enorme di sostanze d’abuso oggi è già legale, in Italia e nel mondo.

La situazione è più o meno quella esposta nel film: ogni stato redige una lista di sostanze ritenute fuori legge il cui commercio e/o possesso è illegale; qualunque sostanza all’interno di tale lista è illegale, qualunque sostanza al di fuori di tale lista è, nei fatti, legale. In Italia tale lista di sostanze è contenuta in specifiche tabelle redatte dal Ministero della Salute (scaricabili qui), in linea con le direttive date dall’ONU nel United Nations Convention Against Illicit Traffic in Narcotic Drugs and Psychotropic Substances.

In Italia, ad esempio, la cocaina è illegale mentre una sostanza con effetti simili a quelli della cocaina ma con una formula chimica diversa può essere (temporaneamente) legale. Si tratta del fenomeno delle cosiddette “smart drugs”. Un fenomeno che sta assumendo dimensioni sempre maggiori: il World Drug Report 2013 redatto dal United Nations Office on Drugs and Crime riporta che il numero di nuove droghe è aumentato del 50% e che nel 2012 sono stati censiti 251 tipi diversi di nuove sostanze d’abuso.

In pratica funziona così: laboratori farmaceutici sparsi per il mondo sintetizzano una nuova sostanza e la vendono online. Non appena la sostanza viene individuata dalle istituzioni politico-sanitarie e eventualmente inserita nelle tabelle ministeriali, ne viene modificata la struttura molecolare e viene immessa nuovamente sul mercato. Un business miliardario, praticamente inarrestabile, che vede le istituzioni rincorrere pur rimanendo sempre un passo indietro.

A farne le spese, ovviamente, sono i consumatori, i quali comprano su internet e assumono sostanze pericolosissime e contraffatte senza praticamente avere idea di quali possano esserne gli effetti. Negli ultimi anni tantissime persone sono morte dopo aver ingerito sostanze formalmente legali. Il tutto nella difficoltà di noi medici che spesso, quando chiediamo a un ragazzo “che cosa ti sei preso?”, ci sentiamo rispondere nomi di sostanze di cui ignoravamo l’esistenza tipo “miao-miao” “c-boom”, o “dragon”.

@savebers

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus