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Sisi la Sfinge

Tentennamenti pre elettorali del Generale

Butta il sasso e tira indietro la mano. Narra sogni premonitori nei quali il presidente Anwar Sadat lo dichiara suo successore, ma non confessa di volerli realizzare. Dice ai giornalisti stranieri di essere pronto e intenzionato a iniziare la corsa, ma appena la notizia inizia a circolare, chiede ai suoi uomini di smentire le voci di una sua ufficiale candidatura.

Reazioni a catena
Il generale Abdel Fattah al-Sisi, uomo al vertice del Consiglio supremo delle forze armate egiziane, sembra voler sondare il terreno prima di iniziare il percoso per diventare il successore di Mohammed Mursi. L’ex presidente islamista è colui che il 3 luglio – dopo una grande manifestazione popolare che chiedeva elezioni anticipate – è stato spodestato, ironia della sorte, dal generale che aveva messo al vertice dell’esercito.

Ogni volta che Sisi è sfiorato dall’idea di sciogliere la riserva sulla sua partecipazione alle presidenziali della prossima primavera si ferma a un passo dal farlo per testare le possibili reazioni di un eventuale annuncio.

A preoccuparlo non è la probabilità – altissima – di successo. I suoi dubbi sono ben altri. Qualora si candidasse alla presidenza, quanto salirebbe la febbre del malcontento islamista? Che terremoto di reazioni scatenerebbe all’estero l’annuncio del ritorno di un uomo in divisa alla guida dell’Egitto?

Tra endorsement e imbarazzo
A non gradire, almeno a parole, sarebbero molte cancellerie occidentali, visibilmente imbarazzate a sostenere il ritorno di un militare. Ciononostante, mentre aspettano di vedere come la questione si concluderà, l’Ue continua a inviare sussidi al Cairo e gli Stati Uniti discutono la ricalibrazione degli aiuti che il presidente Barack Obama aveva annunciato a seguito degli eventi di luglio.

Pur non volendo interferire nelle questioni egiziane, la Casa Bianca non ha esitato a criticare l’endorsment che, il 14 febbraio, il presidente russo Vladimir Putin ha fatto al generale Sisi a latere dell’incontro bilaterale tenutosi Mosca. Sul tavolo, una serie di accordi sulla fornitura di armamenti del valore di 3 miliardi di dollari.

A preoccuapre Sisi sono soprattuto gli umori dei paesi del Golfo, generosissimi finanziatori che hanno investito nella nuova transizione egiziana 12 miliardi di dollari. A consigliare Sisi di non candidarsi è stato proprio l’emiro di Dubai, Mohammed bin Rashid Al- Maktoum, che ha suggerito al generale di continuare a tenere unite le fila dell’esercito. A pensarla come l’emiro sono anche influenti opinionisti sauditi che temono, qualora Sisi abbandoni l’esercito, dinamiche conflittuali tra i ranghi militari.

Sisi, completa il favore
Questo è quello che pensano anche alcuni analisti egiziani. La maggioranza degli opinionisti e della popolazione critica nei confronti degli islamisti sostiene però la candidatura di Sisi, ritenendolo l’unico in grado di condurre il paese fuori dal “baratro del terrorismo islamista”.

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