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Il lento addio di Ariel

Nella parabola politica di Sharon, le ragioni del revisionismo sionista

Ariel Sharon per la mia generazione non sarà mai uno dei tanti (anzi: tantissimi!) primi ministri d’Israele. Sarà sempre il primo ministro d’Israele.

Nel periodo della mia formazione politica, come molto spesso accade ai fanciulli, vedevo tutto in maniera eccessivamente manichea. La politica appariva come qualcosa di binario, dove le sfumature non erano consentite. O tutto bianco, o tutto nero.

Ebbene ricordo, quel giorno del 2003, quando acquistai quel giornale (che oggi non esiste più in formato cartaceo, e comunque anche se esistesse apparterrebbe alla sfera extraparlamentare) in cui si celebravano, a mò di lutto, le elezioni politiche israeliane e la seconda vittoria consecutiva di Sharon. Evidenziando come la vittoria non solo fosse un’ulteriore successo del fronte conservatore mondiale, che si apprestava ad invadere l’Iraq spronato dai neo-con di Washington, ma anche la fine definitiva del processo di pace mediorientale.

Mai, in quella giornata del 2003, mi sarei mai aspettato uno Sharon capace di dar vita ad apertura grandiosa in merito agli insediamenti israeliani in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Mai mi sarei aspettato la sua uscita da Likud e il suo matrimonio politico con l’ala riformista dei laburisti. Mai. Allora non erano consentite le sfumature.

E fu così che quel maledetto ictus lo colpi nel momento in cui mi sembrava maggiormente intenzionato a voler perseguire la pace.

Colonie, abbiamo detto. Colonie dismesse che però non impedirono ad Hamas di prendere il controllo della striscia di Gaza con un colpo di mano antidemocratico.

E’ questo l’insegnamento che ci lascia Ariel Sharon nella storia del paese: quella di un falco che però un giorno decise di perseguire la pacificazione e la convivenza. E come molto spesso è successo nella storia mediorientale, quando poni la mano qualcuno è sempre pronto a staccarti il braccio.

Nella parabola politica di Sharon ci sono le fondamenta e le ragioni della nascita del revisionismo sionista.