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Addio ai cyber cafè

Il futuro di internet in Cina viene dagli smartphone. Che renderanno più difficile la sorveglianza del governo

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C’erano una volta gli internet café in Cina.Quei luoghi dove, grazie all’acquisto di una semplice bevanda, i ventenni cinesi si ritrovavano allo stesso tempo sia in un centro d’incontro per teenager, che in connessione con il mondo. In modo semplice e comodo. Semplice, come le attività di monitoraggio che le autorità cinesi hanno potuto svolgere per anni contro ogni possibile forma di dissidenza che prendeva piede nei cyber cafè.

Ma da qualche tempo gli internet cafè cinesi stanno perdendo terreno a vantaggio degli smartphone e dei tablet a bassocosto, rischiando sempre più di diventare come i negozi di video noleggio, ormai praticamente spariti anche negli Stati Uniti e in Europa. Infatti, nonostante i cyber cafè cinesi godano di maggiore successo rispetto a quelli occidentali, grazie soprattutto all’uso di videogames online, nella maggior parte delle città a farla da padrone sono le connessioni da telefono cellulare, anche perché la concorrenza fra i providers a banda larga ha comportato una discesa dei prezzi dei contratti.

Secondo una ricerca fatta dalla Tencent, azienda leader nel settore di social networking e videogiochi, tra il 2011 e il 2012 il numero degli internet caffè è sceso, dopo un aumento costante dal 2004, passando da un totale di 146.000 a 136.000. Dati, questi, che potrebbero scendere nel rapporto del 2013, non ancora disponibile.

Ovviamente, questi dati vanno di pari passo con l’aumento della vendita di dispositivi mobili e dei contratti internet.

Nel rapporto dello scorso luglio sulla censura in Cina, Freedom House – un’organizzazione non governativa internazionale che svolge ricerca nel campo delle libertà politiche e dei diritti umani – ha riportato che negli ultimi anni gli utenti dei cyber caffè sono diminuiti. Dal 36 per cento del totale della popolazione cinese che usufruiva della connessione degli internet café nel 2010, al 22 per cento del 2012. Allo stesso tempo, l’uso di internet da dispositivo mobile è passato dal 66 per cento del totale degli utenti nel 2010 al 76 per cento nel 2012.

Gli internet cafè non sono gli unici a perdere la battaglia informatica. La principale sconfitta è quella del governo cinese. Le autorità cinesi, giorno dopo giorno, sorvegliano e censurano l’attivismo online e i siti di microblogging che criticano le politiche del governo eche potrebbero delegittimare il ruolo del Partito Comunista.

Ma monitorare milioni di smartphone è più difficile che monitorare qualche migliaio di internet café. Maya Wang, una ricercatrice della divisione di Human Rights Asia, ha dichiarato al “Financial Times” lo scorso 26 dicembre che: «Le autorità stanno usando dei meccanismi di sorveglianza nelle applicazioni internet per dispositivi mobili, ma l’enorme quantità d’informazioni e il fatto che sia un mercato nuovo rende difficile il controllo» .