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Essere gay in Italia

L'Italia è l'unica grande nazione in Europa occidentale a non offrire alcun diritto o protezione per gli omosessuali

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L’ennesimo gesto estremo, compiuto da un ragazzo gay di 21 anni che lo scorso 5 gennaio si è tolto la vita gettandosi dal settimo piano di un palazzo in via Casilina, a Roma, risveglia le coscienze.

“Perché insultare un omosessuale non è reato?”, si era domandata la vittima in un post su Facebook. E mentre i carabinieri non escludono che tra le possibili cause del gesto vi sia la situazione di disagio legata alla sua omosessualità, ci si chiede se questo episodio debba essere aggiunto alla lunga lista di morti che si sarebbero potute evitare se solo il nostro Paese avesse offerto una maggiore protezione agli omosessuali.

Secondo un articolo pubblicato dal Los Angeles Times, per molti italiani queste morti riportano a galla una spiacevole verità, cioè “che l’Italia è l’unica grande nazione in Europa occidentale a non offrire praticamente alcun diritto o protezione per gli omosessuali”.

“Da un punto di vista legale”, ha scritto il quotidiano, “in Italia gay e lesbiche non esistono.”

Mentre infatti molti Paesi hanno messo fuorilegge la discriminazione basata sull’orientamento sessuale, un tale divieto non esiste nella legislazione nazionale italiana, anche se questa lacuna viene parzialmente colmata dalle direttive dell’Unione Europea. Negli scorsi mesi una proposta di legge contro l’omofobia è stata votata alla Camera ma deve ancora superare il vaglio del Senato.

Inoltre mentre almeno 10 Paesi in Europa, tra cui Francia e Spagna, hanno già aperto ai matrimoni dello stesso sesso, in Italia a una coppia omosessuale non è riconosciuto alcun diritto, non potendo essere nemmeno registrata come coppia di fatto. Nonostante quindi il nuovo segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, abbia elencato tra i suoi obiettivi anche quello di istituire in Italia un modello di civil partnership alla tedesca, al momento persino le unioni civili restano un sogno per le coppie gay.

“I critici danno la colpa a un establishment politico fratturato e conservatore, a una cultura maschilista, alla presenza e all’influenza fuori misura del Vaticano”, scrive il Los Angeles Times, aggiungendo che “la situazione è migliorata per i gay e le lesbiche che vivono nelle grandi città italiane, dove ci sono centri sociali e comunità gay, ma la vita degli omosessuali nelle piccole città e nei villaggi rimane spesso oppressa e imprigionata”.

Un sondaggio nazionale, svolto su 4 mila studenti delle scuole superiori dal Gay Center di Roma, ha rilevato che il 5 per cento di loro si sono identificati come lesbiche, gay, bisessuali o transgender. Tra questi, quasi i tre quarti hanno detto di ritenere che le loro famiglie e le scuole non avrebbero accettato il loro orientamento sessuale e un terzo di loro ha detto di aver pensato al suicidio.