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Che anno quest’anno!

Una breve analisi dell'anno solare 2013

È proprio vero. Ha ragione chi sostiene che nel corso dell’anno solare 2013 sono meno le cose che non sono successe rispetto a quelle effettivamente avvenute.

Andiamo con ordine.

In primo luogo si è dimesso il Papa (si, non è una battuta o un doppio senso: si è dimesso il Papa).

Nel frattempo l’Italia si apprestava a vivere le sue elezioni politiche in uno schema di tipo tripolare (forse per la prima volta dal 1994. Forse). Se ne erano accorti tutti tranne i quotidiani nazionali e ovviamente Pierluigi Bersani. Nel frattempo il Festival di Sanremo apriva le danze con il “Và pensiero”.

Si è votato e ci si è accorti che non c’erano i numeri per nessun tipo di maggioranza. La mattina in cui lo spettro di Weimar aleggiava per il Belpaese un film sulla crisi degli ostaggi in Usa in Iran vinceva l’Oscar al miglior film. Qualche giorno dopo il Papa dimissionario (no, non “il Presidente dimissionario”: proprio “il Papa dimissionario”. Non è un doppio senso o una battuta, fidatevi…) prendeva un elicottero, faceva fare una passerella alla città di Roma, ripresa da tutti i network internazionali e si ritirava a Castel Gandolfo dando avvio alla sede vacante.

Qualche giorno dopo si eleggeva un nuovo Pontefice. Che ovviamente non era europeo e che ovviamente scelse un nome mai utilizzato da nessuno.

Nel frattempo Bersani perseguiva il suo obiettivo di finire su Wikipedia: otteneva mandati esplorativi, procrastinava in maniera irresponsabile le sue consultazioni, tornò al Quirinale con la coda tra le gambe e dichiarando il suo mandato “non risolutivo”.

Napolitano nominò dei saggi mentre Bersani, da sempre attento ai bisogni della masse, segnalava come formalmente si trattava ancora del capo del governo in pectore. I saggi fecero amicizia tra loro e si diedero appuntamento, in versione allargata, a Francavilla al Mare.

Intanto si provò ad eleggere il Capo dello Stato. Bersani, sempre lui, da mesi vagheggiava governi coi penta stellati (per finire su Wikipedia). All’ultimo decise però di puntare su un presidente della Repubblica gradito a Berlusconi e malvisto da parte dei suoi parlamentari.

Il giorno dopo ricambiò idea, e propose un professore che secondo alcuni grillini era addirittura accettabile. Naufragarono tutti e due.

Bersani salì al Quirinale, re Giorgio rinunciò ad abdicare e Bersani si dimise dalla segreteria del Partito Democratico.

Re Giorgio strigliò i legislatori e gli obbligò ad un governo che ricalcava quel film di Robert Wise: “Tutti insieme Appassionatamente”.

Tra l’esperto Amato e il giovane Letta ebbe la meglio il pisano. Mentre il professore “pisano” fu accontentato con una promozione al Palazzo della Consulta.

Il governo fece i primi passi, mentre il Pd eleggeva Epifani segretario. Nel frattempo le amministrative segnarono una batosta per la destra. Si vinse addirittura a Roma.

Berlusconi fu condannato al carcere e questo obbligò i suoi legali a turni massacranti sotto il sole d’agosto.

Dopo l’estate tornò l’autunno: Berlusconi disse ai suoi ministri di dimettersi. Loro fecero la finta e poi rifiutarono. Alla fine Berlusconi si accodò e cambiò idea. Non senza consultare Marco Travaglio.

Silvio però non sopportava l’idea che potesse uscire dall’aula del Senato, un’aula che spesso lo vedeva protagonista di noti interventi parlamentari. Ruppe ma i ministeriali fondarono l’Ncd. Perché non si può dir di no alla De Girolamo alle politiche agricole.

Nel frattempo il Pd eleggeva il suo segretario: vinse quello che perse, contro Bersani l’anno scorso. Gli altri candidati erano uno di Monza e un altro che sosteneva di esser stato l’ultimo segretario della Fgci.

E l’anno si chiuse con gioia e letizia.