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Samba a Santa Marta

Nell'aria si respira già l'odore del carnevale e le più famose scuole di samba si preparano a competere l'una contro l'altra

Il senso di minoranza è una vampata di calore che ti investe quando ti addentri in una favela per assistere a una competizione di samba e realizzi che sei uno dei pochi individui dalla pelle bianca, hai i capelli lisci e l’aggravante è che non conosci un solo passo del più famoso ballo brasiliano. Santa Marta è una delle tante favelas che integrano il variegato panorama urbano di Rio de Janeiro e che, in questi mesi precedenti il carnevale, ospitano delle vere e proprie sfide tra professionisti del samba.

Una tiepida sera di dicembre arriviamo in autobus ai piedi della collina da cui grondano, ammassate l’una sull’altra, le abitazioni dei quattro mila abitanti della comunità di Santa Marta. Ci aspettano alcuni amici che partecipano alla competizione. Vista dalla strada, la favela senza lampioni brilla delle sole luci accese nelle case e nei bar e il colle sembra essere incastonato di mille piccoli diamanti scintillanti. Ci avventuriamo per le strade acciotolate sorpassando la volante dell’UPP, l’unità di polizia pacificatrice, che dal 2008 è perennemente presente sul territorio nel tentativo di allentare la morsa del traffico di droga e di armi. Da allora a Santa Marta vige un precario ordine armato. Continuiamo a salire a piedi e dopo poche centinaia di metri si apre una piazzetta rotonda, orlata da una manciata di piccoli bar. Ci troviamo alle pendici della comunità ma si potrebbe proseguire fino in cima e perdersi nel labirinto di stradine che si aprono tra un’abitazione e l’altra. Alcune vie ancora non hanno un nome, più case sono orfane di numero civico. 

Intanto, nella piazza, il chiacchiericcio delle persone in strada stempera la tensione prima dell’inizio della competizione. Il confronto della serata non prevede nessuna esibizione di ballo, è una sfida prettamente canora. Dieci gruppi hanno scritto il testo e la musica di un samba sulla base di un “enredo”, ovvero un tema assegnato che, per il carnevale di quest’anno, è il folklore brasiliano. La giuria della scuola di samba GRES Mocidade Unida do Santa Marta valuterà la canzone migliore che diventerà l’inno della scuola nella competizione di carnevale 2014. Il carnevale di Rio assomiglia a un vero campionato in cui si sfidano le scuole di samba della città. Come nel calcio, ci sono le serie E, D, C, B, A e il gruppo speciale di cui fanno parte dodici storiche scuole di samba. Santa Marta compete in serie C e durante la settimana del carnevale si contenderà a ritmo di samba il titolo di migliore scuola della sua categoria. In caso di vittoria, salirà in serie B.

Il carnevale è l’evento più importante della città e muove fiumi di denaro. Non solo la gloria per i vincitori, ma anche una lauta ricompensa. Questa competizione minore mette in palio poco più di un migliaio di euro ma nelle scuole più importanti il cachet supera i trenta mila euro. Il carnevale di Rio è un vero business.

Uno dopo l’altro, i dieci gruppi salgono su un palco improvvisato nel grande salone della scuola e suonano e cantano le loro canzoni. Sotto il palco, una banda composta da alcune decine di ritmisti scandisce la “batucata”, ovvero il ritmo del samba, servendosi di tamburi, percussioni e grancassa. La competizione coinvolge presto spettatori e partecipanti in una vera festa. Il salone è gremito di gente di tutte le età che accompagna la musica ballando. Anche i più anziani si alzano dai pochi tavolini sistemati nella sala, lasciano incustodite le loro birre e accennano qualche passo, tra i coriandoli che scintillano lanciati dagli spalti.

Nell’aria tiepida di dicembre si respira già l’odore del carnevale e il calore degli abitanti della favela di Santa Marta scioglie ogni bianco timore avvolgendolo nelle note nere del samba.