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Come Putin ha comprato l’Ucraina

Sconti sul gas e 15 miliardi di dollari. Così la Russia strappa Kiev all’Europa

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Un sostanzioso sconto sul prezzo del gas (da oltre 400 a 265 dollari per 1000 metri cubici) e un investimento da 15 miliardi di dollari in titoli di Stato ucraini: è quello che la Russia ha concesso a Kiev lo scorso martedì 17 dicembre, durante un incontro a Mosca tra Putin e il presidente ucraino Viktor Yanukovich. Una sorta di compenso per non aver siglato l’accordo di associazione e libero scambio con l’Unione europea, la cui firma era prevista a fine novembre a Vilnius, ed esattamente quanto serve a Kiev per non finire in bancarotta il prossimo anno.

L’obiettivo finale di Mosca è inglobare l’Ucraina nella sua sfera d’influenza, facendola entrare nell’Unione doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan, zoccolo duro della futura Unione Euroasiatica, una sorta di ex Urss in chiave economica che Putin vuole lanciare nel 2015. E forse è proprio per questo che il leader del Cremlino ha definito lo sconto sul gas una “decisione temporanea”: tutto dipende dalle future scelte del governo di Kiev. Ma un’intesa di questo genere tra Russia e Ucraina in questo momento rischierebbe di far esplodere Maidan Nezalezhnosti, la piazza Indipendenza nel cuore di Kiev occupata permanentemente dagli ‘europeisti’ con tanto di barricate e filo spinato.

I manifestanti che ormai da un mese scendono in piazza a migliaia accusano il presidente di aver “venduto” il Paese alla Russia, e anche Yulia Timoshenko, la leader dell’opposizione in carcere (in realtà in ospedale in stato di detenzione dal maggio del 2012, per curare un’ernia del disco), ha definito la firma di un accordo con il Cremlino “l’inizio della fine dell’indipendenza” dell’Ucraina.

Salendo sul palco in Maidan, i leader dell’opposizione fanno a gara per arringare la folla, accusando Yanukovich di aver fatto i propri interessi invece di quelli del Paese. Per Vitali Klitschko, il campione di boxe e capo del partito ‘Udar’ la cui popolarità è in forte ascesa, Yanukovich “ha svenduto gli interessi nazionali dell’Ucraina, l’indipendenza e le speranze di una vita migliore per tutti gli ucraini”. Ma non solo: il pugile vuole incontrare il presidente “sul ring” elettorale e per questo chiede “elezioni presidenziali e legislative anticipate”. Magari già a marzo.

Non meno duri gli interventi degli altri leader dell’opposizione. Arseni Iatseniuk, il capogruppo del partito della Timoshenko, teme che l’accordo per far entrare l’Ucraina nell’Unione doganale con Mosca sia già cosa fatta: “Vogliamo vedere i documenti che sono stati firmati – dice -, conosco solo un posto dove si può avere formaggio gratis: una trappola per topi”. Secco Oleg Tiaghnibok: “Chi vende l’Ucraina deve andarsene!”, tuona il leader del partito ultranazionalista ‘Svoboda’, accusato di razzismo, antisemitismo e omofobia.

Ma il governo ucraino è più che soddisfatto per l’intesa raggiunta con il Cremlino, e non lo nasconde. Per il premier Mikola Azarov si tratta di un accordo “storico”, che permette di salvare l’economia ucraina dal “fallimento”, mentre firmare ora l’accordo di associazione con l’Ue avrebbe portato “alla bancarotta e al collasso sociale”. Secondo il primo ministro ucraino, firmando ora un accordo con Bruxelles, “dopo alcuni giorni di applausi scroscianti, la dura realtà avrebbe sommerso l’Ucraina. Già oggi – sostiene Azarov – avremmo dovuto soddisfare le richieste dell’Fmi, cioè raddoppiare le bollette, svalutare drammaticamente la moneta nazionale, ridurre le spese, cancellare gli aiuti del governo all’agricoltura, congelare salari e pensioni”. A dare manforte al premier è il ministro dell’Energia, Eduard Stavitski, secondo cui con il nuovo accordo sul gas Kiev risparmierà più di 5 miliardi di euro ogni anno.

E intanto, mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel ribadisce che l’offerta di un accordo Ue-Ucraina “rimane sul tavolo”, la Russia fa la voce grossa: “Suscitano stupore – ha tuonato il ministro degli Esteri Sergey Lavrov – i tentativi di esercitare pressioni evidenti sul governo ucraino, che proseguono nonostante le decisioni prese ieri [martedì, ndr] a Mosca”. Una dichiarazione che mette in fuorigioco anche il commissario Ue per l’Allargamento, Stefan Fule, secondo cui l’accordo con l’Ue “non mette Kiev nella posizione di dover fare una scelta fra Mosca e Bruxelles”.

L’Europa, insomma, dice di lasciare la porta aperta all’Ucraina, ma non vuole assecondare le richieste economiche di Kiev per firmare l’accordo. Le parole di Fule su Twitter domenica non lasciano adito a dubbi: gli argomenti del governo ucraino sono “privi di fondamento nella realtà”. Per adattarsi agli standard europei, l’Ucraina dovrà fare degli importanti investimenti, ma non è chiaro a quanto ammonti la somma necessaria: secondo il governo ucraino si tratterebbe addirittura di 100-160 miliardi di dollari in dieci anni, e pochi giorni fa il premier Azarov ha chiesto a Bruxelles 20 miliardi di euro. Troppo per l’Ue.