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Vince Civati

È in arrivo l’uomo giusto per la sinistra italiana. Quello che aspettavamo da un po’

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Mi chiedono perché Giuseppe (detto Pippo) Civati sia l’uomo giusto per guidare la sinistra italiana, da candidato Segretario del Pd quale è. Partirei da tre parole, che sono fondamentali per capire il personaggio politico e : Coerenza, Credibilità, Libertà.

Coerenza: Civati accompagna ciò che dice con gesti concreti, sempre, e al massimo del possibile. Lo abbiamo visto durante i tentativi di formazione del governo col M5S, durante l’elezione del Presidente della Repubblica, durante il caso Cancellieri.

Credibilità: Civati ha scelto un percorso accidentatissimo, quello che definirei della “solitudine partecipata”. Solitudine rispetto a tutti –e ripeto, tutti- i catapaz che hanno terremotato o logorato (a seconda dei casi) la sinistra italiana, o dei maggiorenti locali con più conflitti d’interesse di Berlusconi: nessuno di questi, come è chiaro, lo appoggerà nella corsa congressuale. Partecipata dalle migliaia di persone incontrate in tutta Italia, dai ragazzi che ha scelto per il suo staff, da tutti quelli che stanno apprezzando la sua campagna semplice, o come afferma lui stesso, “francescana”.

Libertà: Civati è l’unico che può fare davvero ciò che dice di voler fare. E’ l’unico a non avere nessun peso a frenarlo, e allo stesso tempo nessuna scusa a salvarlo. E’ l’unico che potrà limare interessi costituiti, scartavetrare corporazioni, smantellare apparati.E’ l’unico che potrà dire NO a qualcuno e SI a qualcun altro, possibilmente a quelli che si sente di rappresentare maggiormente. Questo sia al governo del partito, sia al governo del paese.

Perché, vi chiederete, perché è l’unico? Perché è l’unico che da quegli interessi, corporazioni e apparati non si è lasciato avvinghiare e inglobare in cambio di una vittoria facile, e a cui dunque non dovrà rendere nulla (diversamente si può dire, purtroppo, del coetaneo ed ex-compagno di merende Matteo Renzi). Aspetta, aspetta, ho sentito bene? “Governo del paese”? Non vorrai forse venirmi a dire che quella di Civati non è una sinistra solo di lotta, non vorrai venirmi a raccontare che una sinistra “radicale” come quella di Civati possa elaborare una sua cultura politica di governo.

Ebbene sì: lo dimostrano i suoi compagni di strada Mirko Tutino, ad esempio, l’assessore della provincia di Reggio Emilia che ha bloccato un inceneritore senza boicottaggi, ma con gli strumenti dell’amministrazione, o Laura Puppato, che lo stesso ha fatto nella ricca Montebelluna, o Luca Pastorino nella costiera Bogliasco.

Va bene, dai, aggiungiamone un’altra di parola: Possibilità. Il discrimine che ha voluto dare Civati a quello che sarà il suo partito, rispetto a quello degli altri: il partito delle possibilità. Quello dove più nessuno dirà a un sindaco che sta muovendo troppi equilibri di fare piano, di fermarsi. Quello dove il segretario di un circolo non dirà più a un ragazzo scalpitante di zittirsi, di “non essere divisivo”. Quello dove non ci si appiattisce totalmente su un governo, su un’amministrazione, annullando qualsiasi elaborazione politica dal basso. Quello dove non bisogna aver paura di “spaventare i moderati”, ma neanche di “tradire la rivoluzione”, perché a fare da guida non c’è alcuna ideologia, ma tante belle idee.

Civati è l’uomo giusto per guidare la sinistra italiana, poi, perché è di sinistra. Perché non ha paura di pronunciare “reddito minimo garantito”, e neanche di disegnare con pensiero e parole quelle che chiama “città possibili”. Perché immagina una maniera “laica” di difendere e creare lavoro, abbassando la pressione fiscale che lo attanaglia e liberalizzando –sì, liberalizzando- e regolarizzando mercati dominati da consorti e consorterie. Ed una maniera laica di sposarsi, accudire bambini, portare avanti una famiglia, diritti da concedere a tutti, ma proprio tutti. Perché pensa che con la cultura si mangi eccome, e che innovazione –come comunicazione- non siano parole da giovanilisti incalliti che smanettano sul Web. Civati è di sinistra perché sa ascoltare il mondo che cambia, sa annusare le novità di successo, sa difendere ciò che di buono c’è nel vecchio, sa farsi aiutare da ventenni e meno ventenni.

Civati è di sinistra perché sa che in una realtà radicale come la nostra le cose si cambiano, sì, ma cambiandole radicalmente. Internazionalmente Civati è un “sinistro” anomalo, tra quelli che definireste “di sinistra”. Leggevo ultimamente un post di un suo sostenitore, a me caro, che mi ha ispirato questa riflessione: Civati è un progressista che non si vergogna di essere visto come “occidentale”, che ha scritto “A filo d’erba” sulle campagne elettorali à la Obama, che non ha bisogno di sparare né su Fmi (il quale fa addirittura da involontario endorser quando parla di tassazione) né sull’Euro o l’Europa. Ma che allo stesso tempo sa essere critico sulla definizione di progresso (un esempio è la sua opinione sulla Tav), e sui nostri rapporti con il Sud del mondo, a partire dal vicinissimo Nord Africa, a partire dalla talvolta drammatica questione dei flussi migratori che fanno da sempre parte della storia del nostro mondo.

E’ in arrivo l’uomo giusto per la moderna sinistra italiana, quello che aspettavamo da un po’: io lo so, l’8 dicembre #vinceCivati.