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Banksy in vendita

Il colosso americano dello shopping Walmart stava vendendo on line falsi delle opere dell'artista Banksy

Immagine di copertina

Il sistema si abbatte comprandolo. Lo street artist Banksy non avrebbe mai immaginato che una copia della sua opera “Destroy Capitalism” potesse finire tra gli annunci online di Walmart.

Eppure il colosso statunitense dello shopping stava vendendo on line ben 14 stampe dell’artista. Peccato che si trattasse di contraffazioni e che tra queste ci fosse persino un’opera di un altro artista, Eddie Colla, attribuita comunque a Bansky.

Colla ha subito commentato il “furto” di Walmart su 1xRun, una piattaforma artistica on line a cui ha dichiarato “È ironico che una multinazionale neo-feudale abbia colto il mio messaggio alla lettera”. La sua opera venduta sul web recitava infatti : “If you want to achieve greatness, stop asking for permission” (“Se vuoi raggiungere il successo, smettila di chiedere il permesso”).

E ha realizzato un’opera ispirata alla vicenda: “It’s only stealing if you get caught” (“Si chiama rapina solo se vieni preso”). Nel giro di poche ore, tutte le stampe del suo ultimo lavoro sono state esaurite.

Appena la notizia dell’errore di attribuzione ha iniziato a girare sulla rete, Walmart ha precisato in una nota che le due aziende responsabili dell’e-commerce delle opere, Wayfair e Plumstrouck, stavano verificando le imprecisioni presenti nella descrizione dell’offerta.

Dopo aver riconosciuto l’errore nei confronti dell’artista Eddie Colla, l’azienda ha ritirato tutte le offerte, anche quelle delle stampe di Banksy.

Se si cerca adesso il nome di Bansky sul sito di Walmart si trova soltanto un libro. L’agente pubblicitario dello street-artist, in un’intervista a LAist, ha infatti confermato che le opera vendute da Walmart erano false, e che si sta occupando direttamente della vicenda.

La più grande catena di distribuzione al dettaglio nel mondo, è da anni sotto accusa per le politiche lavorative adottate al suo interno che le permetterebbero di praticare prezzi bassi a spese dei dipendenti. Durante il 2013, la rivista Gawker ha raccolto centinaia di testimonianze negative da parte degli impiegati; l’appello dell’azienda a condividere “cosa vi rende orgogliosi di lavorare per noi” è finora rimasto senza risposta.