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Soft power

L’Italia è tra i primi 10 Paesi al mondo che conquistano il favore di altre nazioni attraverso cultura, sport, cucina e diplomazia

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Non tutto, al mondo, si gioca sulla forza militare ed economica. Alcuni Paesi possono contare anche su altri mezzi per esercitare una certa influenza politica e diplomatica all’estero. Questi mezzi vengono chiamati “soft power” e comprendono la cultura, i valori e le istituzioni della politica nazionale.

La rivista Monocle ha condotto uno studio per trovare i 30 Paesi con il maggiore livello di soft power nel mondo e, tra questi, ha inserito anche l’Italia.

Il nostro Paese, che lo scorso anno si è piazzato poco più che a metà classifica, guadagnando il quattordicesimo posto, nel 2013 è stato invece accolto per la prima volta nella top ten dei Paesi con maggiore soft power, raggiungendo il decimo posto.

Il merito, secondo Monocle, è da attribuire all’allontanamento apparente di Silvio Berlusconi dalla politica italiana, che ha fatto migliorare notevolmente l’immagine dell’Italia all’estero rispetto allo scorso anno.

Nonostante il permanere di dubbi sull’economia, il debito pubblico e la fragile coalizione di governo, “libera da Silvio Berlusconi, l’Italia ha lo spirito e la cultura per diventare una soft-superpotenza”, ha commentato la rivista.

“Non è sufficiente per un Paese vantare la migliore cucina del mondo, un clima incredibile, una straordinaria bellezza naturale e bassi tassi di criminalità violenta: per andare avanti nei tanto decantati soft power globali ha bisogno anche di un leader che non sia uno zimbello internazionale”, ha scritto invece l’Indipendent.

Lo studio mette in luce inoltre che l’Italia è “l’unico Paese che può sfidare la Francia quando si tratta del triumvirato di cibo, arte e cultura”, sta avendo buoni risultati nello sport e non ha rivali nell’industria della moda.

Subito prima dell’Italia si sono piazzati il Canada e la Svizzera. La superpotenza soft per eccellenza è invece la Germania, considerata “eccellente nel perseguire le sue idee, valori e obiettivi con strumenti diplomatici, culturali ed economici”. Sul podio vengono poi Regno Unito e Stati Uniti. Questi ultimi hanno registrato un trend discendente a causa di “errori di giudizio e riluttanza ad assumere la leadership” nelle controversie globali più recenti.