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Kennedy’s Disorders
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Kennedy’s Disorders

I disturbi psichiatrici della dinastia più celebrata d'America

04 Set. 2018

John Fitzgerald Kennedy è stato assassinato 50 anni fa e il suo assassinio ha dato inizio, nell’immaginario comune, a quella che è passata alla storia come la “maledizione dei Kennedy”.

Le tragedie della dinastia più celebrata d’America sono famose in tutto il mondo. Gli omicidi di John e di Robert nel pieno delle loro brillanti carriere politiche, nonché le morti premature dei loro fratelli Joseph Jr e Kathleen e dei loro figli John Jr, David e Michael, hanno rappresentato il soggetto di innumerevoli libri, film, documentari e sceneggiati televisivi.

Risale invece al 2005 la morte di una delle sorelle Kennedy, Rose Marie detta Rosemary, la cui storia è molto meno nota al grande pubblico ed ha rappresentato il più terribile segreto dei Kennedy per decine di anni. Rosemary soffriva di turbe psichiche: sin da piccola aveva manifestato dislessia e ritardi nell’ apprendimento, aveva scoppi di collera e momenti di ribellione, e crescendo si mostrava incline a un’eccessiva libertà sessuale. Il padre Joseph Patrick Kennedy Senior, non si sa quanto per una reale speranza di miglioramento clinico quanto per tutelare la credibilità sociale e politica dei figli prediletti John, Robert ed Edward, prese una scelta radicale: decise di sottoporre la ragazza a un intervento di lobotomia.

La lobotomia era un intervento diffuso negli USA fino ai primi anni 50. Consisteva nella recisione chirurgica delle fibre nervose che connettono il lobo frontale dell’encefalo con il resto del cervello e veniva utilizzata per trattare una vasta gamma di sintomi psichiatrici quali deliri, aggressività, allucinazioni, depressione, paranoia ed eccitamenti maniacali.

La tecnica fu inizialmente accolta con entusiasmo dalla comunità scientifica, tanto che al suo ideatore Antonio Egas Moniz venne conferito il Premio Nobel per la Medicina nel 1949. Con il passare del tempo, tuttavia, divenne chiaro che gli effetti dell’intervento non erano affatto curativi bensì esclusivamente distruttivi: se da un lato l’intervento poteva portare a lievi riduzioni dei livelli di agitazione, paranoia ed ansietà, dall’altro i pazienti mostravano modificazioni abnormi della personalità, perdita di inibizione, mancanza di iniziativa e di motivazione, apatia, passività, scarsa concentrazione, incontinenza e una generalizzata riduzione della profondità e dell’intensità delle emozioni. In altre parole, molti pazienti uscivano dall’operazione praticamente inabili.

Rosemary andò incontro a tale destino. Prima dell’operazione era sensibile e intelligente, sapeva cantare, contare, assistere alla Messa, leggere e sbrigarsela con le faccende della vita quotidiana; dopo la lobotomia, all’età di 23 anni, era ridotta in uno stato vegetativo e non poteva fare più niente senza essere aiutata.

Per anni il suo deterioramento psicofisico fu tenuto nascosto dalla famiglia Kennedy, anni in cui si arrivò a dire che Rosemary fosse diventata suora di clausura. Fu la sorella minore di Rosemary, Eunice Kennedy, che iniziò negli anni 60 un’opera di riscatto impegnandosi nel supporto sociale per le persone affette da disturbi mentali e lanciando nel 1968 la Special Olympics, associazione internazionale tutt’ora attiva che organizza eventi sportivi per persone con disabilità intellettive.

Sebbene rappresenti il caso più eclatante, il legame tra la famiglia Kennedy e l’universo delle malattie mentali non si esaurisce con la storia di Rosemary. Patrick Kennedy, figlio di Edward e tuttora figura di primo piano del Partito Democratico, ha ammesso pubblicamente di soffrire di disturbo bipolare e di aver avuto gravi problemi di alcolismo. Patrick si batte da sempre per i diritti delle persone con malattie psichiatriche e ha contribuito all’implementazione del “Mental Health Parity and Addiction Equity Act” che garantisce adeguate tutele economiche e sanitarie alle persone affette da disturbi mentali. Nell’auspicio che nessun’altra persona soffra quello che ha dovuto soffrire sua zia Rosemary.

@savebers

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