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Marketing elettorale boemo

In Repubblica Ceca, un dito medio è il simbolo di una controversa campagna elettorale

Immagine di copertina

Da lunedì 21 Ottobre, una chiatta sulla Moldava, il fiume che taglia in due Praga, ospita una mano viola, un lunghissimo dito medio alzato, dieci metri in verticale per un chiaro messaggio diretto al Castello di Praga. La scultura è opera del controverso artista ceco David Černý, l’irriverenza è indirizzata al presidente della Repubblica Ceca Miloš Zeman, il contesto è la tornata elettorale.

A poche ore dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento (25 e 26 ottobre) si scalda l’autunno boemo. Il presidente Zeman, ex socialdemocratico, all’inizio dell’estate aveva gestito autonomamente la caduta del governo di Petr Nečas, coinvolto in scandali di corruzione e abusi d’ufficio.

Ma il governo tecnico da lui nominato non ha vinto la fiducia del Parlamento: i deputati hanno votato in agosto per l’autoscioglimento delle camere e quindi indetto nuove elezioni.

Nel frattempo, Zeman ha promosso un suo personalissimo partito di centro-sinistra (tanto che si chiama partito degli Zemanovci) con molti dei “tecnici” cui aveva affidato il governo stesso in questi mesi.

Con il suo dito medio Černý, grande sponsor del principe Schwarzenberg (vecchio nobile pipa e papillon, leader del partito conservatore Top09) ha mandato un messaggio checoniuga arte e litigi da bar sport.

La Repubblica Ceca della campagna elettorale 2013 è una lotta di battute a effetto e voti nostalgici. In un Paese in cui l’80 per cento dei cittadini considera corrotta la classe politica, e un buon quinto ha già annunciato di essere certo di non andare a votare, quasi tutti i partiti si affidano pesantemente al marketing pubblicitario.

Campione di campagna mediatica è il nuovo partito di Andrej Babiš, tra gli uomini più ricchi della nazione e proprietario di diverse testate giornalistiche, la cui “discesa in campo” è stata più volte paragonata a quella di Silvio Berlusconi nel 1994.

Dalle pubblicità su Youtube ai megaschermi nei centri commerciali, il volto del magnate in camicia aperta e senza cravatta è difficile da evitare. Così la sua formazione politica, fondata nominalmente due anni fa ma rimasta quasi muta da allora, Ano 2011 (“Sì 2011”), sta scalando rapidamente tutti i sondaggi, e ad oggi è situato tra il 12 ed il 15 per cento.

Babiš si insinua nei malumori del centro-destra, promette una politica senza corruzione e la famiglia al centro dell’agone politico. Le stesse parole d’ordine che nel 2010 avevano portato alla vittoria l’Ods dell’ex capo di governo Nečas, oggi in caduta di consensi, travolto proprio dagli scandali che voleva evitare.

Sempre a destra, il Top09 di Schwarzenberg ha scelto di condurre una campagna quasi kitsch, con grandi manifesti raffiguranti il vecchio principe vestito da James Bond sulla scritta “agente 009 al servizio del Paese”.

Eppure Schwarzenberg continua a raccogliere i voti dei giovani, soprattutto nelle città, divertiti dallo humour del vecchio notabile e dal suo giro di amici, conoscenti, sponsor del mondo dello spettacolo, ma alquanto sordi alle effettive proposte politiche, spesso lasciate in sordina.

A sinistra, il partito che probabilmente raccoglierà più consensi sono i socialdemocratici del ČSSD, che possono vantare l’opposizione al governo fallimentare e tentano di gestire il vantaggio con una campagna più sobria e senza eccessi. Ma il partito difficilmente prenderà più del 25%, e creare un governo non sarà cosa semplice per nessuno.

Quasi tutti i partiti affollano le città e le arterie stradali con poster dal design agguerrito.

Uno solo si affida a un marketing spartano, banale e a tratti effettivamente brutto: il partito comunista, KSČM. Per gli stranieri di passaggio nel Paese, sapere che il partito erede del vecchio regime è dato oltre il 15 per cento potrebbe suonare come una stonatura della storia. Eppure alle ultime elezioni regionali, un anno fa, i comunisti raggiunsero un quinto dei voti totali.

La nostalgia in tempo di crisi sembra crescere velocemente, in un Paese in cui la periferia soffre la crisi e una buona fetta di popolazione è insofferente alla rivoluzione liberale che ha privato di tante sicurezze sociali. Da Praga l’accusa alla provincia di aver perso la memoria, dalla provincia la replica alla capitale che la memoria, a pancia vuota, funziona invece benissimo.