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Come affrontare un colloquio

Perché mostrare di non sapere tutte le risposte durante un colloquio di lavoro è lecito. E può giocare a favore del candidato

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Quando ci capita di dover affrontare un colloquio di lavoro, spesso pensiamo che rispondere “non lo so” a una domanda possa costituire un passo falso, un errore pari a quello di indossare un paio di sandali. Ma una nuova ricerca di cui parla il Time ha messo in discussione questa popolare credenza.

Sembra infatti che ammettere di non possedere tutte le risposte rappresnti una buona strategia di successo, soprattutto nel caso di note domande a trabocchetto, come quella del motivo per cui i tombini sono rotondi. 

Alan Scoboria, professore di psicologia all’università di Windsor in Canada, ha dimostrato con un esperimento che quando gli intervistati, piuttosto che provare a indovinare, erano incoraggiati ad ammettere di non conoscere la risposta, fornivano informazioni più accurate. Questo accade perchè spesso sappiamo più di quello che crediamo e ciò che ricordiamo dipende, in gran parte, dal modo in cui la domanda ci è posta e dal contesto in cui ci troviamo.

In un colloquio di lavoro siamo tesi e tendiamo a dimenticare alcuni particolari di cui siamo tuttavia a conoscenza. E’ dunque lecito rispondere “non lo so” ad una domanda, guadagnando, in tal modo, alcuni secondi per ricomporsi e riflettere con più calma.

Ma è importante che “non lo so” non sia l’unica risposta data:  a quel punto il datore lavoro potrebbe non essere soddisfatto. L’ammissione di non essere a conoscenza di un argomento deve essere accompagnata da un’adeguata motivazione: perchè abbiamo una lacuna e come intendiamo colmarla?

I datori di lavoro non si aspettano che l’impiegato sia a conoscenza di ogni problema ma che sia in grado di reagire alle difficoltà e agli imprevisti che si presentano, elaborando una strategia di risposta efficace.

Heidi Golledge, amministratrice delegata di CyberCoders, sostiene che mostrare di non sapere possa costituire l’opportunità di svelare un raro tratto, quale la propensione all’onestà. Differenziandosi dalla diffusa tendenza ad inventare una risposta al momento per impressionare l’intervistatore.

Golledge ha recentemente intervistato alcuni candidati per una posizione presso la sua azienda. Ha detto al Time di aver proposto ai candidati una serie di complesse questioni finanziarie con le quali l’azienda era stata alle prese per anni: ogni candidato ha provveduto a fornire una risposta, tranne uno, che ha affermato di aver bisogno di più tempo per analizzare a fondo la questione e formulare un piano strategico.

Quel candidato ha ottenuto il posto.