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Un passo falso per Alitalia

Il Financial Times accusa l'Italia di protezionismo. Sconcertante l'acquisizione di partecipazioni da parte di Poste Italiane

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Si è chiusa ieri notte l’assemblea dei soci Alitalia, riunitisi per varare un aumento di capitale di 300 milioni di euro che dovrebbe salvare la società dal fallimento. Il Financial Times ha dedicato un editoriale alla crisi della compagnia aerea, accusando il governo italiano di un protezionismo che rischia di spaventare gli investitori.

Secondo il quotidiano, la decisione del premier Enrico Letta di mantenere la compagnia in mano a imprenditori italiani sarebbe un “passo falso”: “L’Italia ha bisogno di investimenti stranieri per mettere fine alla sua profonda crisi economica e i politici sono troppo occupati a restare aggrappati alla bandiera per accorgersene”, commenta il giornale.

Nel 2008, quando la compagnia era sull’orlo della bancarotta, l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi rifiutò l’acquisto della compagnia da parte di Air France/Klm e piuttosto la fece acquisire a un gruppo di imprenditori italiani la maggior parte dei quali – accusa il Financial Times – “non possedeva alcuna esperienza nel settore aereo”. In questo modo, “i contribuenti sono stati opportunamente gravati dai debiti Alitalia”. Ma il piano è fallito e su Alitalia si allarga nuovamente l’ombra della bancarotta.

“Il governo ha deciso di commettere lo stesso errore del 2008, scegliendo una soluzione che manterrà la compagnia in mano agli italiani”, scrive il quotidiano. La scelta è caduta sulla società statale Poste Italiane.

“La logica industriale alla base di questo matrimonio è sconcertante”, commenta il quotidiano, “Non ci sono evidenti sinergie tra una compagnia aerea e una postale”, anzi, “dal momento che Poste Italiane è di proprietà del governo, il piano puzza degli aiuti di Stato tanto ambiti. Una soluzione migliore sarebbe quella di vendere la società a un impresa straniera”.

La vicenda apre, secondo il Financial Times, anche dei dubbi sulla sincerità di Enrico Letta, che si era ripetutamente dichiarato favorevole ad attrarre investimenti stranieri in Italia. Il suo governo ha perfino approvato il pacchetto “destinazione Italia”, con cui si proponeva di promuovere la crescita con capitale straniero. La strategia seguita con Alitalia manda invece il messaggio opposto.

“Dire che il Paese è aperto per il commercio è facile”, scrive il quotidiano, “Quello che conta è restare coerenti a questo messaggio quando una compagnia straniera bussa alle porte dell’Italia.”