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Tiyende Pamodzi

Ascoltarsi, parlarsi, conoscersi, crescere nel rispetto e nella solidarietà. Koinonia ne ha fatto esperienza per trent'anni

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Dal 1982, ogni anno, gruppi organizzati di giovani, dall’Italia ma anche da altri paesi, hanno partecipato a viaggi di conoscenza diretta della realtà africana per vivere un periodo di condivisione con la comunità locale. Sono venuti a Lusaka e sono stati ospiti di Koinonia. Affrontando difficoltà e commettendo errori, noi della comunità abbiamo scoperto che comunque costruire solidarietà è parte integrante del nostro cammino. Ora Amani, la ONG italiana che ha organizzato per anni i viaggi in Zambia, ha deciso di far vivere ad un gruppo di ragazzi zambiani la prospettiva del viaggiatore, invitandoli ad una esperienza educativa che incomincerà a Torino il 23 novembre e si snoderà attraverso l’Italia, fino a Matera, concludendosi a Roma da dove rientreranno in Zambia il 15 dicembre.

Già i ragazzi di Koinonia Kenya hanno visitato l’Italia più volte e l’esperienza è stata positiva per tutti. Naturalmente devono preparasi prima di partire, come fanno tutti i viaggiatori veri. È significativo che nessuno di loro, anche fra i ragazzi piu grandi della squadra di calcio per esempio, abbia scelto di vivere in Italia.

Il viaggio in Italia sarà anche un’occasione per gli amici italiani di salutarli e vivere insieme un’esperienza formativa attraverso lo scambio culturale, l’accoglienza in famiglia, le visite alle città d’arte, gli incontri nelle scuole e la presentazione di uno spettacolo di danze tradizionali zambiane. I ragazzi zambiani avranno occasione di incontrarsi con i coetanei e soprattutto di raccontare la loro esperienza.

Perchè Koinonia ed Amani si prendono un impegno organizzativo cosi importante? Non sarebbe meglio fare altre cose?

La altre cose le abbiamo fatte e continuiamo a farle. Mthunzi, da dove provengono i 16 ragazzi che parteciperanno al viaggio, è un progetto socio-educativo in un centro residenziale nato per accogliere i bambini di strada di Lusaka. Sorge a circa 15 km dalla capitale zambiana, in una zona rurale. Per i bambini non è solo un luogo di accoglienza ma rappresenta la possibilità concreta di costruirsi un futuro. A Mthunzi i bambini ricevono un’educazione adeguata e un sostegno costante alla loro crescita. Questo permette loro di riacquistare fiducia in se stessi e nel mondo degli adulti, un mondo che ha negato loro negli anni di vita in strada la possibilità di vivere un’infanzia serena. A Mthunzi ci sono anche attività agricole, una scuola di informatica e di sartoria. C’è anche un dispensario medico, diventato negli anni un riferimento importante per i villaggi circostanti.

Ma questo non basta. I ragazzi sono protagonisti della loro formazione umana e religiosa, a seconda delle loro necessità, scelte e impegni. Imparano ad aprirsi al mondo e ad essere cittadini responsabili. Per questo verranno in Italia con un messaggio, condensato nel titolo dello spettacolo: Tiyende Pamodzi, o Camminiamo Insieme.

La tragedia di Lampedusa, e alcuni commenti che ne sono seguiti, mi rinforza nella convinzione che dobbiamo costruire solidarietà. Più ancora radicalmente, dobbiamo ricostruire il senso di appartenere alla stessa famiglia umana. Spero che gli autori di certi commenti riportati dai mass media li abbiano fatti perché non hanno mai avuto occasione di incontrare veramente “gli altri”. Per una serie di circostanze si sono ritrovati a vivere chiusi in gabbie dalle quali mai tentato di uscire, perché in quelle gabbia si sentono sicuri. Senza accorgersi che ne sono anche prigionieri.

Per i cristiani, come lo sono molti dei ragazzi di Koinonia e molti dei miei amici, l’essere tali si misura con la capacità di creare incontro, fraternità, comunione. Di trasformare l’amore per gli altri in fatti concreti, in impegno e servizio.

Don Milani diceva, cito a memoria, “Se voi vi arrogate il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dico che, nel vostro senso, io non ho patria.” Chi avrà l’occasione di incontrare i ragazzi di Koinonia si convincerà, se già non lo fosse, di essere parte di una patria più grande.